Poesia - Alessandro Mancuso - POESIA

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Poesia - Alessandro Mancuso

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SCRITTORE     -     CANTASTORIE     -     CANTAUTORE



Alessandro Mancuso

Alessandro Mancuso, attore e cantautore genovese, attivo nel teatro dal 1988, ha lavorato per molti anni nella Compagnia "La chiave di Campopisano" di Genova, specializzata in satira, cabaret e teatro umoristico.
Ha preso parte a trasmissioni radiofoniche RAI in qualità di cantautore comico.
Ha collaborato con la compagnia del "Teatro Prova" di Bergamo, curando la messinscena di riduzioni dantesche dall'Inferno e dal Purgatorio.
Ha prodotto e rappresentato 8 spettacoli teatrali di monologhi e canzoni.
Ha pubblicato tre album di canzoni di cui è autore e interprete.

Alessandro Mancuso in concerto




ALBUM DI CANZONI


"A campopisano" (EGR, 1994)


         "Egregio non faccia l'onda!" (EGR 97)

Il CD ritrae, in 11 canzoni di impianto teatrale e dai testi ricercati e ironici, la condizione di un mondo schiacciato tra l'onnipotenza fastidiosa e irrinunciabile della televisione e il consumismo che diventa valore in quei nuovi musei e monumenti di fine millennio che sono i grandi centri commerciali. I personaggi allucinati, grotteschi e satirici che percorrono le storie di questo album, provengono direttamente dagli spettacoli teatrali che Mancuso porta in scena da circa un decennio; sono moderne marionette che si barcamenano tra realtà e finzione; sono facce esasperate dal nostro tempo che si illudono di sfuggire alla logica di un universo patinato; sono tipi buffi proiettati su uno sfondo divertente che trasforma in sorriso la drammaticità degli anni Novanta, cantati in modo originale da uno degli ultimi menestrelli della tradizione genovese.



         "Precario" (Golden Press-EGR 03)

Contiene le canzoni:
1. “A” come azienda – 2. Lurienzo (insegnava a guardare) – 3. La signora Celestina – 4. Piove piove – 5. Non è spendibile – 6. Tutto il tempo del giorno – 7. Caffè degli sbulinati – 8. Egregio, non faccia l’onda – 9. Sulla spiaggia di Celle – 10. E’ scoppiato un casino al 7° piano – 11. L’ascensore.
Durata totale 59’ 28”
Testi, musiche, voce, chitarra classica: Alessandro Mancuso – Chitarra acustica: Michele Del Lago – Arramgiamenti: S. Spallino



LIBRI


libro Agenti immobiliari nomadi

"Agenti immobiliari nomadi" (Genova, Silver Press, 1994) dallo spettacolo omonimo;
Il volumetto contiene i testi delle canzoni dello spettacolo omonimo, alcuni monologhi e altre prose non inserite nello spettacolo andato in scena per quattro settimane di seguito, al Piccolo Teatro di Campopisano di Genova, nell'autunno del 1994.










libro Spot

il romanzo breve "Spot" (Genova, Golden Press, 2003);

Negli uffici di una grande azienda piombano all'improvviso dei non meglio precisati uomini armati. Minacciano, distruggono, sparano e catturano molti uomini che fanno salire su mezzi di vario genere. La stessa cosa succede in altri luoghi della città. I deportati vengono condotti in moderni campi di lavoro, situati da qualche parte nel Nord dell'Europa. I prigionieri appartengono tutti a generazioni che non conoscono altra violenza se non quella dei meschini e sordidi malumori di una quotidianità senza valori né sogni. Avranno occasione, loro malgrado, di osservare la propria e l'altrui vita in prospettive fino a quel momento sconosciute. Intanto il mondo prosegue il suo cammino come se niente fosse. Lo spunto surreale consente di gettare uno sguardo, talvolta disperato talaltra satirico e parodistico, sulle responsabilità concentriche della logica, aberrante perché normalizzata e ammantata di rispettabilità, della triade di potere formata dalla pubblicità, dal consumismo, dalla comunicazione di massa. Una visione sul nostro mondo, e su quello del domani più prossimo, spinta agli estremi del cinismo e della caricatura orrida, ma non priva di inquietanti connotazioni realistiche.




libro Spot generation

"Spot generation" (Genova, Golden Press, 2004), contenente il testo integrale del suo più recente spettacolo, completo di monologhi e canzoni;
Lo spettacolo si compone in prevalenza di ritratti; da quelli precisi e pungenti di una tipologia di personaggi appartenenti alla generazione nata alla fine degli anni Sessanta, a quelli più generalizzati di tutti coloro i quali saltellano più o meno soddisfatti sulle tortuose, virtuali e virtuosistiche, linee del presente, ovvero le ubbie di questi anni, i vanti modernistici, relazionali e di comunicazione, le false conquiste che riempiono taluni di un malcelato quanto ingiustificato orgoglio. Il pedale continuo è quello dello "spot" come emblema di una super-comunicazione (viziata dall'obbligo dell'interesse ad ogni costo) che annulla di fatto la comunicazione vera. Ma si tratta di spot solo raramente messi in facile parodia, onde evitare che il discorso si riduca ad una scontata presa in giro di ciò che ormai ci appartiene, anzi, ci possiede profondamente.

Nulla più a che vedere, ormai, con il cabaret, nonostante il taglio uniformemente irriverente. Anzi, forse proprio per questo, considerato che il cabaret odierno si conforma sempre più come strumento "di regime", fondato sulla falsa irriverenza, sia per il linguaggio artatamente impoverito che utilizza, sia per la dinamica dei suoi contenuti che ammettono solo la trasmissione della "non idea", dell'ossequio al potere travestito furbescamente, rivestito di un "nulla" che diverte e fa sganasciare e spellare le mani.
Questa pubblicazione contiene il testo integrale ed originale di uno spettacolo di teatro-canzone, per attore solo che canta e recita. Pur poggiando sulla struttura necessariamente frammentaria del recital, il testo ruota attorno ad un argomento centrale  e ad alcune tematiche ricorrenti, sotto vari aspetti, sia nelle parti in prosa (destinate alla recitazione dell'attore) sia in quelle in versi (destinate all'interpretazione cantata).
Chi assiste allo spettacolo può avere, grazie a questo libretto, la possibilità di rileggerne tra le righe alcuni passaggi; chi non assiste allo spettacolo ha comunque in mano, con tale strumento, la testimonianza di un discorso che intende andare olre la rappresentazione teatrale.

romanzo Tra qualche anno saremo tutti ricchi

ed il romanzo "Tra qualche anno saremo tutti ricchi" (Golden Press, 2006).
La storia raccontata in queste pagine è dedicata a tutti coloro ai quali le cose vanno male, e in maniera reiterata. Ecco. È proprio un regalo per loro, ovvero per la categoria di persone maggiormente reiette nel nostro tempo. Quelli di cui non si occupa nessuno, neanche le associazioni umanitarie. Quando se ne occupa la filosofia cabarettistica è solo per tinteggiare di comicità la loro condizione sfortunata, definendola con quel termine così inflazionato e riduttivo che non mi va di ripetere, proprio in quanto ammantato di velleità sdrammatizzanti e consolatorie, esorcizzanti, come usa dire. Ma non è della dea… “sbendata” che ci si vuole occupare qui. Le ragioni del male sono storicizzabili e non casuali, determinate anziché fatalistiche; potrebbero avere persino dei nomi, se non proprio di individui, almeno di tendenze ideologiche, o di precisi comportamenti. Caso mai è l’impostazione del mondo attuale ad essere colpevole di far dipendere la felicità di una persona dal numero, vincente oppure no, pescato nel bussolotto. La logica del vincente che ha ragione, a prescindere da tutto. E non nello sport, dove avrebbe un senso.

Qui si parla di quelli che si sentono dire che “se ti va così male un po’ sarà anche colpa tua. Sei tu che polarizzi le negatività…”. Ordunque, questa storia vorrebbe dimostrare che non è sempre così: la morale dell’ottimismo ad ogni costo, ottusa come tutte le morali, non fa bene a chi affronta progressive e talvolta inarrestabili derive dell’esistenza. D’altra parte è consuetudine, quando qualcuno ci chiede: “Come va?” rispondere: “Bene”, anche se non è vero. Perché lo facciamo ormai meccanicamente. Se dicessimo: “Male”, l’interlocutore si pentirebbe subito di averci fatto la domanda. Questo significa non essere liberi. Insomma, non raggiungere gli obiettivi, anche in assenza di responsabilità dirette, è diventato oggetto di vergogna.
Il romanzo ha un altro pretenzioso obiettivo: fare innervosire gli ottimisti ad oltranza – che valgono quanto i benpensanti di un tempo. Infatti è una storia intrisa di vittimismo, di operazioni nostalgiche, di insofferenza, di insoddisfazione, di piangersi addosso (quando ti scappa che fai? Ma ti piangi addosso, benedetto il Cielo. E che sarà mai?), di retorica e populismo, di aneddotica, di sarcasmo infastidito e di polemiche urticanti. “Non siate polemici”, diceva il mio oroscopo di un giorno che non ricordo. Come si fa a decidere di “non essere polemici”? Non è mica una scelta estetica. Come se uno fosse polemico perché in quel momento gli va così! Avrebbe lo stesso senso consigliare: “Non fatevi venire il raffreddore”.
Detto questo, e sperando con la presente storia di spingere ad uno sbocco di sangue i tanti paladini dell’ottimismo modernista imperante (“ciascuno è artefice del proprio destino…”; ma vaff…), diciamo anche che, paradossalmente, non è affatto una storia triste. Pensate: in tutte queste pagine… non muore nessuno! Cosa può esserci di più triste della morte di un uomo, magari ammazzato da qualcun altro? Eppure la nostra epoca, così acerrima nemica della tristezza, ci propina, libri, film, telefilm e fiction di ogni genere dove c’è almeno un morto ammazzato su cui qualcuno deve indagare. E i parenti del morto? Che tristezza a pensarci. E tutto quello che chi è stato ucciso avrebbe potuto continuare a fare se non fosse stato ucciso? Mi viene da piangere. Ad un certo punto vorrei dire che non mi frega che scoprano chi l’ha ucciso. Tanto è morto, poveretto. Ed io ci sto male. Perché nessuno si accorge di questa tristezza? Perché nessuno la combatte?
No. Si irritano se io racconto, poniamo il caso, di un lavoratore precario, sradicato e smarrito, il quale, senza avere colpe precise, si ritrova fallito in ogni aspirazione della sua vita, professionale ed umana, e decide di tornare al proprio paesello, ma in un’epoca del passato, con una specie di macchina del tempo, altrimenti trastullo per ricchi annoiati, come prima o poi diventeremo tutti. In un’epoca del passato in quanto quella antecedente gli anni Venti del Duemila (cioè quando si svolge la vicenda) gli fa semplicemente schifo.
In questo romanzo, che porta un titolo così beffardamente beneaugurante, anche se nulla va nella direzione sperata dal protagonista, vero eroe della sorte grama (e non antieroe, che è già diverso), non si verifica alcun decesso, né per cause naturali, né per cause violente. Arrivano tutti vivi e vegeti alla fine. Magari un tantino incazzati ma assolutamente vivi ed in salute. Di questi tempi, vi sembra poco? (dalla Prefazione dell’Autore)




Attualmente collabora con "Il Caffè letterario" di Bergamo dove si esibisce regolarmente presentando i propri spettacoli e organizzando serate a tema di poesia, letteratura, teatro e canzone d'autore.
Rappresenta le sue produzioni in teatri, circoli e manifestazioni estive, esibendosi talvolta da solo (voce e chitarra o cantando su basi) oppure accompagnato da musicisti.
Attualmente propone, in club e teatri, l'ultimo spettacolo di teatro canzone Spot generation, che ha debuttato nel maggio del 2004 al "Il Caffè letterario" di Bergamo e per il quale si avvale della collaborazione e della produzione musicale di Dario Filippi, bassista e percussionista.




ulteriori informazioni sul sito www.alessandromancuso.net


 
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