Armando Giorgi - La voce - POESIA

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Armando Giorgi - La voce

Freschi di stampa
ARMANDO GIORGI
La voce
Golden Press - Euro 8,00

E’ un dilemma che “LA VOCE”, ribalta a piene ma-ni, sulla tavolozza narrativa di questo scrittore ligure, GIORGI ARMANDO, abituato, ormai, a creare am-bienti, suoi, inseriti nelle periferie delle metropoli ma, al tempo stesso, collocati al di sopra delle stesse, se, non addirittura, al di fuori di ogni perimetro cittadino, come si è abituati a catalogare una qualsiasi comunità del nostro tempo.
Ecco, comunque che le tante figure che si agitano “dentro” un grottesco inseguirsi di situazioni invero-simili, soltanto se soppesate con superficialità, diven-tano a grandi attimi di colloquio con il nostro IO, che, troppo spesso, ci premuriamo sollecitare.
Uscendo allo scoperto, al contrario, il nostro folletto interiore, ribalta, sul tappeto quotidiano i perché, i dubbi amletici di IRMA, gli inghippi di PEO e, per-sonali, di DE GORl, il sindaco clandestino, voluto da OSSI; il primo a costruirsi un rifugio nell’unica oste-ria, per dare parvenza di legalità in contrasto con le autorità cittadine, latitanti ai bisogni di quella gente, più volte espressi.
La rivolta personale di ANGELO, con “LA VOCE” mentale, creata nel lager di “AUSCHWITZ” per scacciare dialogando tacitamente notti orribili, in at-tesa della conta, nel piazzale delle sentenze ad ogni mattina di ghiaccio, trae motivo per mettere alla pro-va volontà di vivere, in contrasto con l’errore com-messo, dai russi, durante le liberazione, che lo classi-ficarono “DECEDUTO”.
I baraccati, a seguito della notizia, avevano sistemato una lapide commemorativa, col suo nome, sotto il CRISTO crocifisso, nell’aiuola, dal cartello “PROI-BITO ENTRARE”.
In questo modo si sviluppa la farsa, dopo due anni, dall’ospedale, dove era ricoverato, in POLONIA, il rientro di ANGELO, in mezzo a quella strana catego-ria posteggiata in quella località, colpita dai bombar-damenti.
“LA VOCE”, segue un po’ l’andazzo attuale, che cor-re il rischio di sfuggire alle parti, se, per l’appunto, non verrà rispettata, nella propria libertà, la libertà degli altri.
Con la trafugazione della lapide da parte di ANGE-LO, asserragliato nella tana, fino a che gli venga ri-conosciuta la sua identità esistenziale da tutti, può salvare una situazione, senza altre vie di uscita.
La risposta, sta appesa ad un filo, tanto più che lo stesso protagonista ammette il bisogno di tornare a vivere fra la gente dove tutti hanno delle colpe da mascherare e compiangersi per quella diatriba distrut-tiva.
Tuttavia la resa di ANGELO “Ogni tempo ha il suo GIUDA, ogni GIUDA il suo prezzo” col suo calare in quello “zoo”, suona anche come sconfitta di un as-surdo ideale, che, nella follia di un momento, si era assunto a bene ultimo e come tale alla fine era stato accettato e difeso.
Così, tutti gli altri personaggi cartacei della vicenda di ARMANDO GIORGI, ritornano nella scena di o-gni giorno rivestendo l’abito del compromesso, delle mezze verità, proprio per non togliere il diritto di av-valorare il significato di esistere, sulla scena di ogni giorno, in quella porzione di terra dimenticata, rimet-tendo a posto la lastra di marmo, sotto alla croce, co-me nuova “VIA CRUCIS”, mentre ognuno si risve-glia clown reinserendosi nel giusto equilibrio nella nuova realtà, “TEMPO di PACE”.

PROF. FULVIO CASTELLANI

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