Carlo Lorenzini - Pinoculus - POESIA

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Carlo Lorenzini - Pinoculus

Carlo Lorenzini - 
Pinoculus - 
pag. 124 - Euro 12,00
ISBN 978-88-89558-78-2 



LA MIA TRADUZIONE IN LATINO
DE "LA STORIA DI UN BURATTINO"

Io questa mia traduzione de La Storia di un burattino l'ho fatta anche perché sono un sentimentale, un nostalgico. Lavorare con Pinocchio è stato un po' come tornare a casa, la mia antica casa nicolese; al tempo in cui di Pinocchio ce ne parlavano le maestre e al tempo in cui, io a letto malato, mio padre, mentre mi faceva compagnia,  mi leggeva le avventure del burattino. Per cui, questa mia traduzione vuole anche essere un omaggio alla memoria di mio padre.
Ma, soprattutto, vuole essere un omaggio alla Poesia.
Il mio interesse, infatti, non è andato a tutto il libro di Pinocchio, quello che noi abbiamo letto normalmente e che ancora leggiamo, quel libro, intitolato Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino,  in cui Pinocchio poi diventa un bravo ragazzo; ma al primo nucleo del racconto: a quei quindici capitoli pubblicati a puntate nel 1881 sul Giornale per i bambini, che si intitolava semplicemente La storia di un burattino, in cui Pinocchio muore impiccato.
E io credo che sia questo il Pinocchio che Collodi aveva nel cuore e nella fantasia: un ragazzo, che, nonostante i propositi, nonostante le promesse in bene, non riusciva ad essere un bravo ragazzo, secondo gli schemi della pedagogia corrente.
Il nostro Pinocchio è quello che, appena finito di costruire, scappa di casa; quello che vediamo alle prese con il Grillo parlante a cui dichiara la sua allegra filosofia di vita; e che poi, in un atto di rabbia, ucciderà (ma lui, dice, non lo voleva uccidere: e noi gli crediamo); quello che, sanate le prime disavventure dei piedi bruciati e della fame,  promette di andare a scuola; ma poi a scuola non ci va e va invece a vedere il teatro dei burattini; quello che si fa affascinare e trascinare dalla malizia della volpe e del gatto; e che, ricco di cinque zecchini d'oro, affida questo suo tesoro all'accortezza della volpe; quello infine che incontrerà gli assassini che vogliono il suo denaro, ma lui (con quel denaro vuole fare una casacca nuova  al suo povero babbo, tutta d'oro e d'argento, con bottoni di brillanti: il babbo la casacca l'aveva venduta, per comperare l'abbecedario al figlio), ma lui, piuttosto che cedere si fa impiccare.
Nella fantasia del Collodi c'è questo Pinocchio, un ragazzo curioso della vita, libero, impaziente di costrizioni, la cui scuola non può essere un'aula con dei banchi e nemmeno può essere costituita da dei libri di testo; ma è la vita ad essere scuola; la vita con le sue curiosità, con le sue attrattive, una vita affrontata da ragazzo sventato e credulone e vissuta con la fantasia da campo dei miracoli, che è il luogo in cui (glielo assicura la volpe e Pinocchio le crede) se vi semini cinque zecchini d'oro ne potrai raccogliere, il giorno dopo, duemila-cinquecento. E non importa se questa vita ti riserba che puoi morir di fame; se ti riserva addosso in piena notte catinate d'acqua gelida; o di bruciarti i piedi in un caldano; oppure se ti fa incontrare un Mangiafuoco, che, pur essendo buono di fondo, può essere pericoloso; oppure se mette sulla tua strada la volpe e il gatto, due ipocriti lestofanti dalle parole dolci di miele e dal fare sbrigativo e crudele; non importa se ti mette in mano agli assassini che ti vogliono derubare e che pur di ottenere lo scopo ti impiccano. Non importa. La libertà non è mai gratis; per nessuno; ha il suo prezzo che può essere benissimo anche la morte. E la storia per il nostro eroe non è maestra di vita; ma è una maestra a cui ogni volta si fanno straordinarie promesse, che non saranno mantenute. È questo il Pinocchio cui noi abbiamo riservato la nostra attenzione; a cui abbiamo regalato la nostra traduzione latina; un ragazzo fuori degli schemi della pedagogia, e fuori anche dai benefici della civiltà; quel Pinocchio che, pur in tutto il suo discoleggiare, mostra, tuttavia, all'occorrenza, la sua bontà, il suo cuore, che è un cuore in cui c'è amore (vedi la preoccupazione costante che ha per il suo povero babbo; vedi con che calore protesta con Mangiafuoco di volersi sacrificare al posto di Arlecchino; vedi il suo comportamento nei confronti degli assassini: muore ma non cede).
È questo dunque il Pinocchio che il Carlo Lorenzini classe 1826, memore della sua fanciullezza libera e vagabonda nel paese di Collodi, aveva nella sua fantasia di poeta.
Ed è questo, infine, il Pinocchio, che il Carlo Lorenzini classe 1935 sceglierebbe, se gli fosse dato di poter scegliere un solo libro, da portare in un'isola deserta. Sceglierebbe il Pinocchio de La storia di un burattino.
Non il libro in cui Pinocchio diventa un ragazzo come gli altri, un bravo ragazzo; in cui si vuole, appunto, che diventi fratello di Giannettino e di Minuzzolo; ma il Pinocchio che rimane se stesso, con la sua sregolatezza ineducabile, ma con il suo cuore grande; e che, per amore del suo povero babbo, muore piuttosto che cedere i quattro zecchini d'oro, destinati al genitore, ai malandrini, che glieli vogliono rapinare.
Il Pinocchio, fratello di Giannettino e di Minuzzolo, che trionfa nel lungo capitolo 36, ultimo, de Le avventure di Pinocchio e che si preparerà a diventare il gentiluomo Alfredo (vedi la seconda parte di Pipi o lo scimmiottino color di rosa 1883-1885), non abitava nel cuore e nella fantasia del Carlo Lorenzini Collodi. E neanche abita nel cuore e nella fantasia del Carlo Lorenzini Nicolese. Questo Pinocchio divenuto ragazzo per bene è troppo figlio di imperativi pedagogici, e poco figlio della Libertà e della Poesia.


PRINCIPALI PUBBLICAZIONI DI CARLO LORENZINI

- Un'antica storia. Racconto. in "Autori poliziani, oggi. Antologia di prosa, poesia ed arti grafiche". Ediz. Associaz. Cultur. 'Il Borghetto'. Montepulciano. Dic. 1992.

- Il ritorno di Ulisse. 'Dieci racconti dedicati al mio paese di Nicola in Ortonovo'. Editori del Grifo. Montepulciano. 1994.

- Prose varie in Scrittori e Artisti Poliziani del 1996 (a cura di Carlo Lorenzini). Editrice DonChisciotte. San Quirico d'Orcia (Siena). 1996.

- Com'eravamo. Il mio paese di Nicola fra la seconda guerra e il secondo dopoguerra. Editrice DonChisciotte. San Quirico d'Orcia (Siena). 2008.

- L'estate di dicembre. Prose e poesie di Maria Giovanna Perroni Lorenzini e Carlo Lorenzini. Editrice DonChisciotte. San Quirico d'Orcia (Siena). 2008.

- Creature d'amore e di passione. Sei racconti d'amore. Editrice DonChisciotte San Quirico d'Orcia (Siena). 2011.


L'AUTORE A CHI LEGGE...
Sono nato a Nicola di Ortonovo nel febbraio del 1935. Ho vissuto libero nei boschi e nella campagna di quella collina fino al 1947. A Nicola ho vissuto gli anni dell'asilo e delle scuole elementari. Nicola coi suoi boschi con la sua lebertà mi ha dato quel che di rustico e di malinconico vi fu poi sempre nella mia natura. Dopo le elementari, per desiderio dei miei genitori, tentai l'esame di ammissione alle scuole medie. Ma fui bocciato. Per cui feci queste scuole privatamente in un collegio di preti cattolici nella cittadina di Brugnato, in provincia di La Spezia. Il collegio, con il suo fondamentalismo religioso, con la sua disciplina, fece del ragazzo nicolese un essere psicologicamente ibrido. Appresi e praticai il disprezzo del mondo e dei piaceri della vita, pur sentendone il fascino. E la cultura, che pure amai, che pure professai e insegnai, fu il mio grillo parlante. E come il grillo riuscì a uccidere il Pinocchio trasgressivo e a farlo diventare un ragazzo per bene, allo stesso modo la mia cultura uccise in me la mia 'nicolesità', cioè la mia barbarie, per trasformarmi presto in un liceale e poi in uno studente universitari , e quindi in un insegnante, in un marito e in padre di famiglia. Cioè in un Alfredo pieno di civiltà e di saggezza. Ma, il Foscolo ce lo insegna, solo la morte vive eterna. E anche il grillo ha le sue sconfitte. Infatti vive solo il Pinocchio ragazzaccio. E, in quanto a me, in coerenza con le mie origini nicolesi, la cultura non mi ha impedito che io preferissi il Pinocchio burattino al Pinocchio divenuto ragazzo per bene, sotto il nome del gentiluomo Alfredo.




 
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