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DIARI DI VANESSA CARETTI


L'INDIA: IL SALTO DELLA SPERANZA

· Riflessioni prima della partenza :  (inizio stesura: 23 dicembre 1999)
 (inizio ottobre 1999)      (fine stesura: 4  settembre 2000)


Esattamente, non so quando ho cominciato ad avere per la mente l’India.
O meglio, forse non è quando, ma è sempre, da sempre.
Ovviamente da piccola mi sembrava una cosa impossibile, considerata l’inesperienza, la mancanza di fondi economici e la limitatezza degli orizzonti da me conosciuti.
L’idea di un mondo opposto al nostro, dei profumi, degli odori, della gente,...
E’ da 22 anni che mi sto preparando psicologicamente a questa esperienza, con letture religiose, varie filosofie, immagini, divinità, insegnamenti erotici.
Ho vissuto per gradi.
Prime esperienze con i genitori e le amiche in Italia, poi in Europa (Svizzera, Germania, Francia,...), poi in Africa (Tunisia) per una settimana ed ora in Asia (India) per ben due settimane, da sola.
L’amicizia con  Boris, il mio amato pittore, ha aumentato in me il desiderio e la passione per questo paese, non l’ha creato dal nulla.
Questo viaggio, per me, è importante per moltissimi motivi.
E’ il primo, all’età di 23 anni, appena compiuti, che intraprendo da sola.
Sola, con la mia penna e i miei fogli.
E’ il salto per me, il mio primo salto verso la  Speranza di un altro mondo, verso una nuova conoscenza, verso l’Ignoto, verso il non programmato, verso un’incognita gigantesca che mi temprerà moltissimo, in maniera indelebile, per sempre.
Mi allontanerò dal guscio protettivo di mamma e papà, dovendomela cavare da sola, senza l’appoggio di nessuno.
Sto cercando un’ancora di salvezza, una fune alla quale aggrapparmi...
E’ un periodo difficile per me questo, molto confuso e strano.
Il pittore nella mia vita non c’è più e io non voglio e non sono pronta per nessun’altra storia, con nessun altro ragazzo.
Non ne ho voglia...
Non sono fiduciosa e non credo più in Niente.
Sto vivendo in un altro sogno della mia Vita, al quale faccio fatica ad ambientarmi.
L’unica certezza che ho è l’India.
L’unica...e la sola.



Quando tornerò si vedrà...
Si vedrà cosa avrò maturato  e il destino dove mi indirizzerà !
Non so assolutamente Nulla di quello che sarà... è un’incognita gigantesca.
Mi sforzo,  comunque, di credere ancora nell’Amore e nei sentimenti... lo voglio fare !
Anche se in me c’è molta perplessità.
Al pensiero che non so dove e non so chi si sta preparando, psicologicamente e materialmente, per questo viaggio, per il  mio viaggio... mi vengono i brividi.
Chi incontrerò ? Con chi starò ? Come starò ? Cosa imparerò ?
AH... La vita !
Quale stranezza,  confusione, fascino, mistero, voglia, tristezza...
LA VITA, LA MIA...
Fra pochi mesi sta per scattare il 2000... Pazzesco !
Mi ricordo, anni fa, che il solo pensiero mi faceva venire i brividi alla schiena e io fantasticavo sulla mia realtà quando avrei avuto 23 anni.
Beh ! Eccomi qui ! E’ pazzesco ! Ci sono ! Io, il mio 2000 lo festeggio con  l’India, il viaggio in Asia... Da sola!
Sicuramente, quando sarò avanti con gli anni, associerò il 2000 con  l’India e viceversa... e il ricordo, l’emozione, saranno stupendi, meravigliosi.
L’India : è strano. Il mio destino ! Un giorno, un ragazzo, mi ha paragonato all’India : misteriosa, affascinante, ombrosa, accattivante, povera, ricca e, soprattutto, colma di paradossi e controsensi, che, all'apparenza, assolutamente non si riescono a comprendere. Interrogativi, quesiti...Nulla, nessuna risposta!
L’India : piace o non piace, non resterà nel cuore, nella mente, nei pensieri delle persone o...vi resterà per sempre ! ! !
 

· Riflessioni sul diario di viaggio :
Assolutamente non è mio desiderio raccontare sterilmente una serie di visite, in maniera cronologica e senza significato, una serie di orari, appuntamenti, di stress tipicamente occidentali.
Mio scopo è quello di esprimere al meglio le sensazioni, i desideri, le ansie, la curiosità , lo stupore , la tristezza, la malinconia...che il mio cuore ha provato ed ha percepito.
Ovviamente in un certo ordine cronologico per cercare di trasmettere al meglio una cronologia di pensieri,  ma senza esagerare,  perché si verrebbe a creare un racconto noioso ed assolutamente insensato.
Durante gli spostamenti diurni prendevo appunti di ogni genere ; la sera, in camera, riordinavo ed ampliavo con integrazioni i miei scritti.
Per ragioni di comprensibilità suddividerò il tutto per giorni , prendendo spunto strettamente da quello che ho raccolto nel mio vademecum- notebook.
Non facile per me sarà spiegare con parole, sensazioni tanto intime, ma sicuramente farò del mio meglio.
Il viaggio da me intrapreso quest’anno ha toccato stati dell’India che fanno parte del centro nord, un po’ più ad ovest e un po’ più ad est.
Ovviamente , escluso il Nepal, che è un paese a parte.
Voglio comunque precisare, che come supporto a questo mio scritto, vi sono cartoline, fotografie, diapositive ed oggetti vari, che, forse, potranno dare più l’idea del viaggio da me intrapreso.
 
 

· Diario di viaggio :

13 Ottobre 1999
E’ da circa un mese che ho 23 anni . Sapevo che il mio primo viaggio da sola sarebbe stato quello per l’India  e così è stato.
Arrivo all’aeroporto con mamma, papà e Blanche...
Alla ricerca di un certo signor Antonio Rubino, il responsabile del gruppo nel quale ero stata inserita.
Non riuscendo a capire subito chi fosse, da sola ho fatto il check-in  ed ho svolto le altre operazioni burocratiche.
Non vi era molta gente, tranne un numeroso gruppo di ...anziani .
Aimè, tra me la certezza che quella gente avrebbe condiviso con me due settimane ininterrottamente si  è fatta immediatamente  viva  e sempre più accentuata.
Terrorizzata, ho chiesto ad un individuo che mi pareva il leader dove fossero diretti...
Con mia grande gioia la risposta è stata : India del Sud.
Dopo aver tirato un lunghissimo sospiro di sollievo...ho ricominciato a guardarmi intorno.
Un flash ! Improvvisamente i miei occhi si sono soffermati  sulla figura alquanto ambigua di un tizio che aveva tutta l’aria di un accompagnatore : agitato, nervoso, insicuro, ...classico giubbottino ‘mille-tasche’, mi avvicino... era lui... il signor Antonio.
Saluto i miei genitori, dopo la commozione provata e dopo che mamma mi ha affidato letteralmente ad Antonio (caricandolo di un’enorme responsabilità !) e dopo che papà  mi dice :”Mi raccomando, non fidarti di nessuno, neanche di quel ‘tuaia’”(indicando il signor Rubino - classico termine dialettale delle zone di origine di mio padre !).
Raggiungo gli altri del mio gruppo : circa sei persone di mezza età.
Partenza  presunta ore 10.50 ...in realtà partenza verso le 11.00 !
Da sola ! Bellissima  sensazione, io e il Mondo ! Anzi : io, il mondo, il mio notebook e la mia penna.
Percepivo in me una voglia di andarmene, di aprirmi alle realtà del mondo, ovviamente belle e brutte, felici e tristi...Una voglia di scoprire...
Ho sempre avuto in me questa voglia di conoscere, di sapere, di alzarmi la mattina dal letto e avere uno scopo da raggiungere, in continuazione.
Una terribile e frustrante angoscia invade il mio cuore e la mia persona quando non vi è in me  questo stimolo che è paragonabile all’acqua, al pane, insomma, all’essenza della mia vita.
Nel momento in cui non mi si presentano all’orizzonte nuove realtà da toccare e vivere...muoio, muoio dentro e perisco esternamente.
Aimè quale sensazione atroce !
Mentre mi trovavo sull’aereo diretta per Zurigo , guardavo fuori dal finestrino e i miei occhi si perdevano in un mare di ghiaccio, circondato da montagne...no, no, non montagne ma nuvole grossissime, fitte e bianche.
In alto, il cielo azzurrissimo ed altre nuvole...
 

Ghiaccio, tantissimo ghiaccio...Mi trovavo ad un’altezza di 6100 metri, con una temperatura di - 18°C.
L’aereo raggiungeva anche gli 824 Km/h (se non oltre !).
Fra una nube e l’altra, guardando verso il basso si intravedevano piccoli laghetti ed alcune casette sporadiche situate nelle posizioni meno facili ed anguste.
Le persone  in questo mondo sono tantissime, nemmeno ad immaginarle una mente umana riesce... ognuno vive proprio la sua, unica, occasione di vita !
Verso le 11.30 siamo giunti a Zurigo.
All’arrivo il tempo atmosferico era molto nuvoloso , come se da un momento all’altro le nubi si aprissero e facessero cadere tutta l’acqua racchiusa nella loro bocca immensa ed infinita.
La gente che mi circondava fino a quel momento era ‘normale’(per i canoni di normalità fino ad ora vissuti e conosciuti ): benestante, ordinata, pulita, insomma , di tipo occidentale e dal colore della carnagione, soprattutto, bianca.
Quando, dopo circa un’ora, sono salita su un’enorme aereo diretto verso l’India, già la gente era leggermente ‘diversa’ : moltissimi individui dalla carnagione  olivastra , con caratteri tipicamente orientali, mi circondavano. Non so perché, ma già in quell’ambiente percepivo una strana sensazione che mi piaceva moltissimo e mi metteva a mio agio.
Il caso ha voluto che vicino al mio sedile si sedesse un chirurgo indiano che esercitava la sua professione nell’Illinois, negli Stati Uniti. Il suo nome è Sarfraz Ahmad. Purtroppo parlava solo inglese e per me riuscire a capirlo era molto difficile.  Lo stesso discorso ovviamente valeva anche per lui. L’unica cosa che ho compreso esattamente è stata : “You are very rich !”, dopo avergli detto quanto avevo pagato l’intero viaggio.
Durante il viaggio di andata, verso le 16.10, la mia attenzione  si è concentrata sul tramonto.
I colori, all’esterno,  si presentavano favolosi : giallo, arancione, azzurro, rosso, ... varie gradazioni ed intensità.
Fra una dormita consapevole o meno, pranzavamo, cenavamo e facevamo degli spuntini.
Improvvisamente, al mio ennesimo risveglio, vedo, per terra, qualcosa  che sembrava pelle umana :...strano... !
Cosa poteva mai essere ? Dopo varie riflessioni sono giunta alla risposta : un piede, anzi, due piedi.
Il mio nuovo conoscente indiano, per stare più comodo, si era tolto tranquillamente le scarpe e le calze...da questa scoperta penso sia iniziata la mia prima avventura indiana. Ero ormai catapultata  nella mentalità indiana.
Ore 22.45 : ora indiana, quindi, rispetto all’Italia 3,5 ore in più (perché da noi c’era ancora l’ora legale, altrimenti 4,5 ore in più di fuso orario) : arrivo all’aereoporto di Delhi.
Guardo fuori dal finestrino...un’emozione indescrivibile, immensa : finalmente il mio sogno indiano si stava avverando.
Fuori è buio, vedo solo tantissime luci che sembrano lucciole che mi invitano a guardarle, che desiderano essere scoperte da me e solo da me. Il primo impatto con l’India, la mia India.
India immaginata, sognata,... e, finalmente, a portata di mano, lì sotto, lì, davanti ai miei occhi.
Non credibile alla mia mente. ...care lucciole, sto arrivando...
In me da sempre.
 

Per un anno effettivo studiata, analizzata su guide specializzate, ammirata in tutta la sua bellezza attraverso fotografie ed immagini. Ma sentita e percepita dentro, da SEMPRE.
Prima di addormentarmi pensata e sognata durante il sonno...
E’ qui ! Ora finalmente ci sono, sono arrivata, è tutta mia .
In queste situazioni è difficile distinguere il sogno dalla realtà ! Perché la realtà si trasforma in sogno e viceversa. Non vi è più una distinzione netta.
Si vive, ma la mente è molto confusa : irrazionale o razionale ?
Comunque...sono arrivata. Ho raggiunto, da sola, il mio obiettivo (come sempre per me è accaduto !).
In me ho sentito molta soddisfazione, che mi ha dato la forza di vivere il viaggio alla mia maniera.
Ormai ero arrivata ! Ho cercato di svegliarmi e di  recuperare tutte le energie necessarie per  scendere dall’aereo e per espletare le necessarie azioni burocratiche.
Primo impatto con il suolo indiano... Un sogno indimenticabile...
Mi immetto in un tunnel. Comincio ad intravedere la realtà indiana : donne bellissime con sari dai colori molto accesi, uomini sick con turbanti altissimi, monaci tibetani che indossano la classica tunica color bordeau  coi capelli cortissimi. E , soprattutto, statue religiose rappresentanti ogni divinità..
Sono finalmente stata proiettata in un altro mondo, in un’altra dimensione : mi sento viva, come non mai !
Mi dirigo, con  le persone con le quali sono stata destinata a condividere il mio viaggio, a recuperare  i bagagli e le valigie.
Ultimate tutte le operazioni di sbarco , esco e... mi ritrovo a camminare lungo un corridoio, letteralmente invasa dagli sguardi dei cittadini indiani, come se fossi stata una stella del cinema hollywoodiano.
Uscita dall’aeroporto, mi sono diretta verso un autobus. L’atmosfera era  incredibile, come se fossi stata catapultata in un film degli  anni 1960 : le auto bianche tipo una seicento,  vecchio  stile...e, il rumore dei clacson, dovunque e comunque.
Per gli indiani è d’obbligo l’utilizzo di questo strumento : serve per avvertire di un sorpasso che si sta per compiere, per avvertire di un pericolo, ...
E poi gli odori. Vi sono degli odori che ti penetrano immediatamente la pelle , talmente diversi e forti, con carattere, da quelli ai quali si è abituati, che non ti lasciano mai più.
Ti innamori subito di queste particolarità così fragranti e speciali.
Un sick era l’autista, che ci avrebbe accompagnato per tutto il resto della visita a Delhi.
Non essendoci l’usanza di utilizzare le frecce direzionali, come da noi in occidente, viene utilizzato un essere umano che osserva la situazione del traffico e, ove necessario, indica agli altri guidatori, le intenzioni del nostro pullman. In conseguenza a ciò, questo particolare personaggio, è stato soprannominato : L’UOMO FRECCIA.
Autobus molto spartani con l’aria condizionata  disponibile grazie ad alcuni ventilatori, color blu intenso.
Prima di arrivare all’albergo che ci avrebbe ospitato per due giorni, ho avuto modo di osservare le persone che mi avrebbero accompagnata durante il mio viaggio : vi erano prevalentemente persone di mezza età, sole.
Il caso ha voluto che incontrassi anche tre ragazze di La Spezia, che, vedendomi sola, hanno avuto la cattiva idea di volermi ADOTTARE.
 

In seguito, poi, da sole, hanno capito che avevano sbagliato persona ! Nonostante ciò, comunque, le ho ringraziate per il gesto d’altruismo.
Subito avevo capito che con quelle persone, però, non avevo nulla  a che fare... eravamo di generazioni troppo diverse e soprattutto, eravamo andate in India per motivi completamente differenti. Alla ricerca di un non so chè di completamente diverso !
Giunte all’albergo , mi si è presentata davanti agli occhi una ricchezza che stonava e che era un insulto a tutto il resto, stile completamente occidentale. Albergo lussuosissimo e bellissimo che facevo fatica a comprendere...era tutto buio, molto scuro e io non riuscivo a destreggiarmi in questa giungla, colma di contrasti.
Contrasti : ho letto moltissimo sull’India e in ogni frase ho trovato il vocabolo : contrasto. E’ realmente un paradosso infinito . L’ho notato appena arrivata...
Un marciapiede vedo davanti ai miei occhi.
Da un lato la ricchezza invadente occidentale, smisurata, forse senza alcun significato, importata con la forza dagli inglesi; dall’altro due sagome...si, esattamente due individui umani sdraiati sulla terra indiana : senza casa ? senza letto ? senza soldi ?senza lavoro ?senza niente, nulla apparteneva a queste persone, presumo, se non la loro unica anima e il loro unico corpo.
In mezzo alle due sponde mi ritrovo io, turista occidentale, sbarcata sul territorio indiano in cerca di un qualche cosa di diverso, di unico, di un’esperienza indimenticabile, pronta a bere e a carpire tutto quello che i miei occhi riusciranno a fotografare e a memorizzare.
È molto buio. Sento, annuso gli odori indiani e non riesco ad esprimere la gioia del mio cuore...mi sento rilassata, soddisfatta, felice,...
Con il resto degli italiani, entro in albergo e sistemo la valigia.
Immediatamente il mio pensiero è rivolto alle persone care che mi stanno pensando, a coloro che mi hanno dato la possibilità di essere presente su questa terra.
Gentilmente l’amica italiana conosciuta , mi impresta il suo cellulare e chiamo casa.
Tranquillizzo i miei genitori, dicendo che sono arrivata a Delhi bene, a parte la stanchezza ovvia e che, soprattutto, ho conosciuto donne giovani, al fine di creare in loro la certezza che non starò due settimane da sola. Aimè !
Preoccupazione fortissima in loro che volevo alleviare...
Ormai era giunto il momento della buona notte. Dopo esserci accordati per l’indomani, ognuno si è sistemato nella propria camera.
Non mi sentivo per niente sola, io amo la mia solitudine perchè ho la compagnia di me stessa...e questo è sufficiente.
Mi sono scontrata con il linguaggio inglese immediatamente e subito mi sono resa conto che  non risulta essere facile dall’oggi al domani dover parlare e farsi capire in un’altra lingua, con la quale non si ha mai avuta molta confidenza. Avrei avuto bisogno di esercizio !
Dopo aver sistemato le faccende burocratiche ed organizzative, sono riuscita ad infilarmi sotto le coperte...e a...riflettere.
Preso il mio note.book  e la mia penna, ho ritrovato me stessa, in compagnia di me stessa.
Ho mandato un bacio della buona notte alle ‘persone’ che riguardano strettamente la mia vita : mamma, papà , la mia Blanchina e a tutte le altre che, in maniera, forse indiretta, hanno contribuito a formare la Vanessa fin qui modellata e creata.
 

Come avevo letto in un libro di Hermann Hesse, esistono la malinconia, la nostalgia, come
sentimenti, ma, ovviamente, vengono vissuti come tali e si continua lungo il proprio cammino, incessantemente ed inevitabilmente.
Qual fortuna ritrovarsi soli a navigare, sognare, nella scrittura, nelle parole, nei propri pensieri. Ritrovare la forza in se stessi e l’energia necessaria per vivere eternamente con l’ausilio dei vocaboli, che non sono altro che la nostra vera essenza e la nostra anima, lo specchio di noi stessi.
Quale fortuna essere in grado di percepire simile ricchezze ed andare oltre la realtà normale.
Quale gioia chiudere gli occhi per la prima volta nella mia vita, sotto il cielo indiano e sotto quelle stelle, che, una volta rubato il cuore, lo terranno sempre ed eternamente con sé, morbosamente custodito come un tesoro prezioso.
Lacrime...Lacrime...Lacrime...
Bonne Nuit...
 

14 ottobre 1999
Ho aperto gli occhi questa mattina e non ero in Italia. Quando ho cominciato a realizzare mi sono ricordata che ero in India...in India ! Da sola...che sogno, finalmente si era realizzato, dopo anni ed anni di desiderio. Una felicità indescrivibile, straordinaria, ma quando si vuole veramente qualcosa, prima o poi, nonostante tutte le difficoltà che si incontrano, la si riesce ad ottenere. Dopo queste varie riflessioni filosofiche, ho fatto forza su me stessa e mi sono vestita : magliettina abbondante, pantaloni e scarpe molto comode, pronta per affrontare la mia prima giornata di visita nella mia India, per osservare, alla luce del giorno, la realtà di questo immenso paese. Prima di tutto la colazione. Molto varia e ricca. Diciamo che era molto simile a quella di tipo occidentale, le uniche differenze stavano nel pane : chapati e nel basilico, che era onnipresente nella macedonia con papaya, anguria, semini di melograno. Da bere (ma questo durante tutta la giornata) vi era il the al latte : il chai. Il servizio era a buffet, quindi potevo scegliere ciò che più mi aggradava, ma resta il fatto che i camerieri ti viziavano continuamente. Ovviamente in alberghi di 4, 5 stelle non si poteva aspettarsi altro. Presumo sia stato uno degli hotel più lussuosi dell’intera Delhi. Vi erano infatti parecchi turisti americani, inglesi, borghesi, ricchi, uomini d’affari, immagino.
Anche il modo di lavorare dei dipendenti dell’albergo era di alto livello, molto professionale ed occidentale : indiani istruiti, che avevano forse avuto anche la possibilità di venire in occidente per acquisire tecniche alberghiere all’avanguardia. Questa era la realtà dell’albergo. La visione fuori dal castello incantato era opposta. Sia durante la mattina che nel  pomeriggio, abbiamo visitato Delhi. La mattina Old Delhi, il pomeriggio la parte nuova. Prima tappa è stato il Forte Rosso, the Red Fort,  costruito nel 1648 dall’imperatore Moghul Shahiehan. Una cinta muraria molto grande, di color rossiccio, dalla quale si poteva accedere all’interno per mezzo di una grande porta chiamata Lahore Gate. È stato da questo momento che sono stata completamente catapultata nella realtà indiana. Mentre camminavo vedevo gente che faceva i propri bisogni senza problemi al lato della strada, senza curarsi minimamente del parere delle persone che passeggiavano vicino a loro. Individui che si facevano delle docce tranquillamente per la strada, si lavavano e si asciugavano al sole. È questo che amo dell’India : la libertà di fare, vestirsi, parlare, come si vuole, seguendo solo il proprio pensiero e il proprio volere, senza che nessuno ti giudichi o ti ghettizzi. Camminare fra gli indiani è pazzesco. Ti guardano, ammirati ; ti fanno fotografie da far vedere ai loro amici, parenti ; ti fanno sentire una star, si vogliono fare fotografare affinchè la loro immagine giunga in occidente.
Tutti ti guardano, sono incuriositi dalla pelle bianca, dal modo nostro di vestirci, dalla bellezza particolare, affascinante, che colpisce (non si sa perché, ma è così ! ) di una ragazza italiana, dai suoi occhi, dal suo sguardo, dai suoi capelli, dal suo sorriso...tutti : giovani, donne, uomini...
Il mio capogruppo, il mitico Antonio, era preoccupatissimo per questa situazione. Mi ripeteva continuamente : “Ah, io mi deresponsabilizzo...tu starai qui ! ! !”. Mia mamma all’aeroporto, affidandomi alle sue cure, gli aveva addossato un’enorme responsabilità ! Povero Antonio ! Era allarmato... Mi stavo accorgendo sempre più dei contrasti dell’India. Si passa dal lusso sfrenato che si trova negli alberghi e che hanno a disposizione i ricchi, le persone istruite, alla povertà accecante dei poveri, non acculturati.
 

I poveri resteranno sempre più poveri, i ricchi, nel corso della loro vita, lo diventeranno sempre di più. È inevitabile...è il corso delle cose che funziona così.
Una riflessione mi è nata spontanea : venire e viaggiare in questo paese, da sola, per la mia persona è completamente impossibile.   Anche se dovessi indossare sari, mettermi il bindi e comportarmi da indiana, l’attenzione cadrebbe inevitabilmente su di me, per il colore della pelle, il modo di parlare,... quindi sarebbe molto pericoloso perché potrei incontrare gente ospitale e buona d’animo, come, però, gentaglia, priva di scrupoli. Da questo momento quindi ho compreso che il mio prossimo viaggio in India (da laureata, spero ! ! !) sarà sicuramente più spartano e libero, però sempre affiancata da qualcuno. Devo dire che già dalle prime osservazioni, molte cose che mi aveva raccontato Boris, al ritorno dai suoi viaggi, risultavano coincidere. Boris, questo ragazzo che ha lasciato un profondo segno nella mia esistenza e nella mia visione di vita. Dopo aver visitato il Forte Rosso, ci siamo recati presso la Moschea del Venerdì (Jama Masjid) , che rappresenta una delle più grandi moschee dell’India. All’interno potevamo entrare (come in tutti i luoghi sacri indiani !), per rispetto, solo, o scalzi, o con delle calzine che proteggevano i piedi. Dopo aver percorso delle scale, davanti ai miei occhi mi si è presentata una grande piazza, colma di gente, giunta lì per pregare un proprio Dio. Anche qui sono stata invasa dagli indiani, che volevano continuamente foto, che mi chiedevano il nome e che ....volevano le mie penne BIC. Erano affascinati da queste penne....soprattutto, ovviamente, i bambini. Al centro della piazza vi era una specie di vasca colma d’acqua, che veniva utilizzata per attutire i danni provocati sui fisici dall’intenso caldo ( fortunatamente però con un grado di umidità molto bassa !).  Dopo quest’ultima visita  ci siamo diretti verso un antico minareto fatto costruire  da Qutub Ud Din Aibek nel 1199 che si può definire un esempio mirabile dell’architettura  afghana risalente all’avvento della dominazione mussulmana in India. Naturalmente mi portavo sempre, fra una visita e l’altra, delle bottiglie d’acqua potabile, che erano necessarie per combattere, almeno in parte, il caldo intenso. Queste o le acquistavo dall’uomo freccia o in giro per le strade. Camminando fra le vie, ho avuto modo di vedere i famosi risciò a pedali, quelli classici e anche alcuni a motore, una sorta di piccola carrozza. Ovviamente quelli più caratteristici sono quelli antichi, i sostituti sono un po’ pacchiani e progressisti, ma molto più comodi e meno faticosi per gli autisti ! ! ! Successiva tappa è stato il Mausoleo di Humayun, nel quale vi è anche un luogo dove sono state disposte le ceneri di Gandhi, una sorta di tomba, circondata di fiori, da un bellissimo prato e da alcune cassettine : Charity Box, per la carità. Come accennerò oltre, un altro paradosso indiano è il seguente. Le strade, i negozi,...sono sporchissimi, immondizia ovunque, invece all’interno dei luoghi sacri, nelle chiese, nei mausolei, splendore, ricchezza, pulizia dappertutto. Vi sono proprio degli addetti che con delle scopette, composte da ramoscelli di foglie,  puliscono appena vedono dello sporco. Anche i prati sono sempre ben tagliati, anzi, per questa mansione, utilizzano (non sempre !), proprio le vacche, le sacre vacche...ma poverine ! ! !Non erano immuni dalle fatiche e dalle torture degli uomini, in quanto, appunto, sacre ? Misteri appartenenti all’India...
Questa straordinaria prima giornata di visita e scoperte si è conclusa con l’apparizione ai miei occhi della New Delhi, nella quale si trovano, soprattutto, i palazzi governativi : Parliament House, President’s house, i palazzi del segretariato di governo...
 

In questa zona, ho incontrato, per la prima volta , degli incantatori di serpenti (Snake Charmer)  che, alla vista dei turisti, facevano uscire questi poveri rettili da una scatola e cominciavano ad intontirli con della musica che fuoriusciva dai loro flauti magici. Cosa non si fa per i soldi ! ! !
Oltre a questi vi erano anche delle povere scimmiette, vestite in maniera umana, che ballavano, sembrando delle bambine. Questa visione mi ha veramente rattristito !
Diciamo che la giornata era terminata. Al rientro in pullman, quindi nel centro della capitale, intorno alle bancarelle del mercato, vi era un’infinità di gente, tantissimi occhi, una miriade di gente seduta per terra, senza una casa, o meglio, la loro unica casa, il marciapiede !
Che strana realtà, che strana concezione del Tempo : fino a quel momento, inimmaginabile !
Rientrata nella mia camera (804) , mi sono sistemata nel letto. Ho preso il mio note.book, la mia penna e ho cominciato a scrivere,  a lasciare il segno di quello che durante la giornata il mio cuore aveva provato, le varie emozioni e conclusioni. Soddisfazione immensa al pensiero di aver intrapreso questo viaggio da sola, senza l’aiuto psicologico e materiale di nessuno e paura, confusione, incredulità, quando rifletto su me stessa, sul modo in cui sono fatta e per come vivo, per ciò che ho fatto e per ciò che farò. Nel Cielo ci sono le stelle, delle INDIANSTARS, che mi fanno ripensare a quando ero in Italia e guardando il Cielo, mi proiettavo nel paese che avrei visitato, che avevo nel cuore. Non sapevo ancora quando, ma sapevo che l’avrei fatto. Ecco, mi ricordo molto bene che la notte è trascorsa in compagnia...no, nessun uomo ! ! ! Per due settimane, questi li ho lasciati lontani da me, dal mio fisico intendo, non dai miei pensieri ! E’ pazzesco, per me, ma è stato così ! L’ho proprio voluto e così ho fatto. Dicevo...compagnia...compagnia... di un piccione ! Si, proprio un piccione che ha russato per tutta la notte...caro dolce piccione : grazie. Lacrime...Lacrime...Lacrime per la nostalgia, per l’esperienza solitaria, per la visione di un altro mondo, per la povertà, per la felicità vista negli occhi dei bambini (nonostante la loro situazione !), per l’immortalità di quei momenti, per l’unicità...lacrime...lacrime...lacrime...
...Ma ho la mia scrittura : quando mi getto in questa tutte le mie paure e sentimenti, svaniscono...ma ho la mia scrittura !
Lacrime...Lacrime...Lacrime...
Bonne Nuit...
 

15 Ottobre 1999 :
Dalla regione di Delhi, ci siamo spostati, con un pullman, nella regione del Rajasthan. Secondo dire della guida, questa regione è ben quattro volte più grande della nostra misera Italia. Questa zona è denominata anche ‘ Terra dei Re’. Fu la patria dei Rajput, guerrieri orgogliosi e molto dignitosi. Con il sopra citato mezzo di trasporto, abbiamo impiegato circa 6 ore per raggiungere il nuovo stato. Ricordando che sulle strade indiane si circola alla maniera opposta che da noi, cioè alla maniera inglese, c’è da dire, inoltre, che le strade non sono asfaltate, non esistono strisce pedonali, segnaletiche e mai, dico mai, i pedoni hanno la precedenza sulle automobili : mai ! Questi devono solo divincolarsi fra le auto, i risciò, le motociclette, ma non è pericoloso, loro sono abituati. Solo nelle grandi città esistono dei semafori (particolarità : vicino alla scritta STOP, vi è quella di : RELAX...tutto detto !). Come avevo già accennato prima, i clacson vengono sempre utilizzati, anzi, pare sia proprio d’obbligo suonare per ogni manovra che il conducente fa : sorpassi, retromarcia,... Sembra un campo da guerra la strada indiana, per chi non è abituato, ma è veramente bellissimo e molto affascinante. Ricordo che appena tornata in Italia, so solo io quanto mi mancavano i rumori assordanti ma penetranti dei clacson indiani. Con il pullman, giungere a destinazione, è stata una vera e propria impresa epica. Il caldo, le manovre improvvise, decise, brusche, le buche nel terreno, numerosissime. Nonostante tutto, però, amavo queste difficoltà, giuro e, nonostante la stanchezza e anche se i miei occhi volevano chiudersi per riposare, io non lo permettevo, dovevo fotografare tutto quello che potevo, non avevo tempo da perdere. Mi sarei poi riposata in Italia...Ogni centimetro di bellezza indiana ho nel mio cuore, nella mia mente e nella mia memoria, nulla dimenticherò. Quando nelle situazioni c’è coinvolto il cuore, non resta altro da fare che vivere per sempre di quei ricordi che resteranno per sempre. Il primo impatto con Jaipur, chiamata anche ‘città rosa’, poiché molte costruzioni sono appunto di questo colore, nonché capitale di questo stato, è stata la
visione di un laghetto bellissimo, circondato da colline. Al centro di questo vi era un palazzo della dinastia dei Moghul. Che splendore ! Io provenendo da zone simili, diciamo che ho gli occhi abituati, ma lo splendore resta sempre splendore, in ogni luogo questo si trovi.
Lo stile dell’albergo sempre lo stesso : lussuosissimo e fin troppo ’comodo’. Prima tappa di Jaipur è stato l’Osservatorio Astronomico, un insieme di strumenti, a cielo aperto, lasciati dagli antenati che utilizzavano per misurare il tempo dell’epoca passata. All’interno di questo spazio vi erano pulizia e ordine, fuori, come sempre, sporcizia e la solita massa di indiani che ti assaliva per barattare oggetti, accendini, cartoline,... Una particolarità che ha destato molto stupore è stato vedere il modo in cui starnutiscono  gli indiani. Hanno una tecnica tutta loro ! Dunque : starnutiscono, poi con la mano si puliscono e, in maniera molto decisa, gettano a terra i residui. Caspita ! ! !Veramente impressionante...Tutto all’aria aperta, incuranti della gente che li circonda...Liberi, liberi...Certo che se dovesse passare una persona nel mentre, si farebbe una bella doccia ! Al termine abbiamo visitato il Palazzo di Città del Maharaja con relativo Museo. Molto interessante, soprattutto l’architettura che era un insieme fra arte indiana e mussulmana, con relativi colori caratteristici di un filone e dell’altro. Sono stata, comunque, innondata letteralmente dalla quotidianità indiana, quando ci siamo diretti verso il Palazzo dei Venti.
 

Una struttura, o meglio, una parete, senza profondità, di color rosa, rappresentante una serie di finestre, dalle quali, un tempo, si affacciavano le donne indiane, che non potevano uscire da lì. Veramente suggestivo.
Ecco, viaggiando per le vie, che erano super affollatissime, sono stata travolta da commenti e  complimenti di ragazzi, uomini : ‘Sembri un’indiana, per il viso, i capelli...You are beautiful... You are very nice...Vanessa è bella come il sole...sei bellissima... ma per caso uno dei tuoi genitori è indiano ?, che occhi...’.
Addirittura, per un bacio, mi regalavano dei pensierini, elefantini ed altri souvenirs, per un bacio dato da una ragazza indiana di nome Vanessa. E’ straordinario : i profumi, l’incenso, la gente, i bambini, le vacche per la strada, tutto quello che avevo letto nei libri, ora li ritrovavo nella realtà. Tremendo...allora era proprio tutto vero...tutto quanto ! Gente seduta per terra che vendeva i propri prodotti, che faceva il mercato...e i colori....Ahhh ! Splendidi pure questi, meravigliosi. I colori sono forti, accesi, ben definiti, come le sensazioni che tutto questo paese riesce a trasmetterti, attraverso i paesaggi, gli sguardi degli indiani, gli occhi...e gli occhi !  Al termine della visita, mi stavo dirigendo verso il pullman. ALT ! ALT !   Gente che voleva vendermi degli oggetti. Tenevo gli occhi bassi, per cercare di dissuaderli dal loro intento. All’improvviso, una voce di un ragazzino. Una voce : ‘Excuse me, guardami negli occhi. Perché non mi guardi...Dai, guardami negli occhi !’ Ti prego,no, lasciami vivere, ti prego, non riuscirei mai a reggere i tuoi occhi e quello che dentro  leggerei, vedrei la tua anima e per me sarebbe la fine..ti prego, fallo per me ! ; ‘Ehi, dai , i miei occhi, ...’...Cedo, non ce la faccio più...Ahhh..i suoi occhi, quegli occhi...Mio Dio Universale...aiuto !proteggimi...mi hanno invasa totalmente : i sensi, l’anima, i sentimenti,...lacrime di pura sensibilità sono giunte ai miei occhi e avevano una voglia tremenda di fuoriuscire, ma no, non potevo, assolutamente...’ Ti prego mandami un bacio, un solo bacio,...’ Il pullman si è messo in movimento, i nostri occhi incollati, non riuscivamo più ad abbassarli, le mie incessanti lacrime...Dio che voglia di scendere, prenderlo con me e portarmelo a casa, in Italia, per dare anche a lui la possibilità di vivere serenamente la sua gioventù, invece di elemosinare in India, per pochissime rupie. Perché a me è toccata questa sorte , a lui invece quella di fare dell’accattonaggio ai turisti che vengono a visitare il suo paese ? Già per gli indiani la vita è breve, circa sessant’anni, perché devono trascorrere questi anni a chiedere il denaro agli altri ? Dio come vorrei che ci fossero delle risposte a tutte queste mie domande, perché, perché !  Io me ne stavo andando e non l’avrei più rivisto, cosa sarebbe stato di lui ? Tutta la vita ad elemosinare ? Quando noi invece ricchi, borghesi, saturi di ricchezza, ci lamentiamo sempre, siamo sempre di corsa e più che sputare sulla nostra esistenza non facciamo, non siamo capaci di apprezzare l’attimo e tutta la nostra fortuna. Sprechiamo il nostro tempo, preziosissimo, a commettere errori sopra errori, a lamentarci di quando stiamo bene, di quando stiamo male, di qualsiasi cosa...Chissà dove si trova ora quel ragazzino, che mi ha aperto le porte dell’India...
Per le strade tutti gli indiani ti regalano dei bigliettini da visita, chi per pubblicizzare un gioielliere, chi uno Speak Italian, chi il proprio negozio di antiquariato...Mi è nata, fra quell’immensa folla, una sensazione intensissima di timore e di paura. Ancora in Italia mi si diceva della possibilità, una volta giunta in India, di essere influenzata psicologicamente dalle sensazioni indiane e poi di non essere più capace di uscirne : una droga !
Ecco, mi è venuto il terrore vero e proprio di essere catturata da questo mondo, imprigionata fra questi odori, incensi,...per poi non essere più capace di staccarmene, o comunque, una volta tornata alla patria , di sentirne talmente tanto la nostalgia da starne male !
 

Tutti mi chiamavano, toccavano e mi sentivo quasi soffocare, dai mendicanti, dai malati, da persone mutilate, senza braccia, senza gambe, che si strisciavano al suolo,...
Che realtà forti, realtà che ti portano a molte riflessioni filosofiche e di vita, che ti rodono dentro per sempre, perché a queste non riuscirai mai a dare delle risposte, continui a rifletterci, appena hai del tempo a disposizione, ma...niente, è praticamente impossibile.
Devo dire che per la prima volta un viaggio organizzato è stato l’ideale, anche perché non sapevo se poi, nella realtà, l’India mi sarebbe piaciuta. Mi ha dato la possibilità di guardarmi in giro, senza problemi, difficoltà ed imprevisti. Ma, per me non va bene, mi sento troppo stretta e vincolata. Mi rendevo comunque conto che appena avevo la possibilità di gettarmi completamente nella realtà indiana, immediatamente vi era davanti a me il vetro del pullman che mi faceva da muro, costringendomi a restare nel mio mondo occidentale. In India quindi ci tornerò, ma a maniera tutta mia ! L’ideale sarebbe andare con un’amica ed essere accompagnate da un ragazzo indiano che conosco e di cui mi fido, che ci farebbe da guida e che ci mostrerebbe, senza le classiche perdite di tempo da ‘pecore’ dei turisti, le vere meraviglie dei luoghi. Anche un’altra giornata era trascorsa, ma è una successione ininterrotta di esperienze e di sensazioni emotive, che non si possono classificare in minuti, ore, insomma, inserire nella nostra concezione di tempo. È un’atmosfera a parte, un mondo a parte che sarebbe molto riduttivo paragonare all’occidente carico di stress e di perdita dell’essenziale, del sufficiente. Tornata nella mia stanza (439), stanchissima ma molto soddisfatta, ho preso il mio note.book e ho cominciato a scrivere. Le solite inevitabili lacrime sono scese dai miei occhi.
Lacrime...Lacrime...Lacrime...
Bonne Nuit...
 
 

16 Ottobre 1999
Eccomi di nuovo ad aprire gli occhi nella mia India. Che strana sensazione...sento i profumi, gli odori, i rumori e...la musica, si, proprio della musica. Ad essere sincera, è da questa mattina presto che sento in lontananza dei rumori di strumenti musicali, sembrano quasi utilizzati per una strana funzione religiosa : suoni di campanelle, melodie, canti,...Ma...
incuriosita, mi affaccio alla finestra, non vedo assolutamente nulla ! Chissà ! Mi piacerebbe parteciparvi, sarebbe strabiliante per i miei sensi e le mie emozioni. Un ricordo indimenticabile.
Tappa di oggi è il Forte Amber, poco lontano da Jaipur, visitata ieri. Già con il vocabolo Forte, si da l’idea del paesaggio e del tipo di costruzione. Ambiente collinare, al centro un laghetto, con un palazzo e tutt’intorno delle montagnole. Sulle cime più elevate di queste vi sono delle torri di vedetta che, all’epoca, controllavano i potenziali nemici che si potevano avvicinare. Per salire a visitare il palazzo, in cima ad una salita, abbiamo utilizzato un inconsueto mezzo di trasporto : un elefante. Pazzesco, mai salita su un elefante e nemmeno mai visto. Però ! Forse da piccolina allo zoo, ma il ricordo è molto sfumato. Ovviamente erano molto lenti, scuri di pelle (sinceramente il nome della razza non lo conosco !) e ricchi di ornamenti che l’uomo aveva fornito loro : coperte, ...Ogni elefante aveva la capacità di portare fino a quattro persone e i turisti erano seduti in una specie di cesto. A dirigere ciascun elefante, vi era un indiano che con un aggeggio in mano, controllava ogni passo dell’animale. Gli occidentali salivano con questa bestia, nel frattempo i cittadini di Jaipur, tranquillamente, camminavano nella loro normale quotidianità. Nel mentre, vi erano alcuni indiani che ci scattavano delle foto, che ci avrebbero poi consegnato in seguito, dietro pagamento di alcune rupie. Una volta giunti in cima, siamo entrati attraverso una porta che ci apriva lo scenario davanti ad un coloratissimo e affollatissimo mercato. Proseguendo abbiamo visitato il palazzo internamente. I vetri delle strutture erano bellissimi, dipinti con dei colori molto intensi, l’architettura mi pareva mussulmana, ma in alcuni tratti anche indiana. La nostra visita è stata per tutto il tempo accompagnata e visionata da un gruppetto di scimmie, molto magre, color marrone chiaro, con la coda molto sottile e lunga che si divertivano a saltellare da una parte all’altra delle facciate del palazzo. Alcuni dicevano che l’uomo poteva avvicinarsi poiché non pericolose, altri invece dichiaravano l’opposto...ma...mi sono limitata a far loro alcune foto ! Qui ho visto venditori di banane, moltissimi commercianti di oggetti vari, gente che chiedeva continuamente dei baci e se fossi già stata sposata. Donne indiane che vendevano alcuni fiori di color giallo intenso, rosso, arancione che, in seguito, ho poi rivisto su alcune statue di divinità (quale, ad esempio, il dio Ganesh, dio della fortuna. Esso è rappresentato con le orecchie grandi, per sentire meglio, con la proboscite, perché è curioso e con la pancia grossa, perché ha la capacità di digerire tutte le critiche e moltissimi altri) sparse un po’ in tutti  i luoghi che ho visitato. In prevalenza, tutte le donne viste, indossavano il sari, tranne alcune, ma molto rare, che vestivano all’occidentale : maglietta, pantaloni e scarpe normali, come concetto di normalità considerato da me ;  questo, comunque, soprattutto nei grossi centri. Presumo saranno state persone appartenenti ad un medio-alto strato sociale, istruite, che sicuramente erano già state in Europa, o che, comunque, avevano già  avuto la possibilità di uscire dall’India.
 

Vorrei ora soffermare l’attenzione su una categoria particolare indiana, quella dei Sikh. Questi uomini si contraddistinguono dagli altri, per varie caratteristiche. Il modo migliore è quello di elencarle e di descriverle.
1 * portano i capelli lunghissimi (che non si tagliano mai !) raccolti in un turbante di color         rosso, rosa (portafortuna !) ;
2 * sotto il turbante hanno nascosto un pettine di legno ;
3 * nell’antichità, ogni uomo portava una spada, come un dignitoso e forte guerriero, per difendersi dal nemico ;
4 * al polso destro hanno un braccialetto d’argento ;
5 * indossano solo mutande corte (i nostri boxer) .
6 * nella maggior parte, portano la barba.
Pare che questi individui non fumino mai e  hanno utilizzato come proprio cognome Singh, che significa leone. La guida dice che siano concentrati, per la maggioranza, nello stato del Punjab.
Ed eccomi arrivata al termine di quest’altra giornata affascinante ed unica in quanto tale.
Devo dire che il contatto con gli altri italiani vi era, per me, solo per lo stretto necessario, le conversazioni inevitabili, fatte durante le pause della colazione, pranzo e cena. Volevo staccarmi del tutto (per quanto potevo riuscirci !), dall’occidente e dai miei connazionali ; infatti il loro ricordo è molto annebbiato e confuso, com’è giusto che sia. Aimè, ricordo frasi e discorsi di persone di mezza età, che mi hanno ferito profondamente, lasciando delle cicatrici indelebili e che mi hanno fatto riflettere parecchio. Faccio alcuni esempi, per far capire il non senso delle parole della gente, in alcune circostanze. Eravamo per le vie della città, quando, una signora : “OHHHH, che puzza, che cacca, mi sono sporcata tutte le scarpe, voglio tornare in albergo...” e sul più bello della sua interessante uscita vocale, prende un fazzoletto BIANCO, dal taschino e protegge la sua persona occidentale e limitata dagli incantevoli ed inebrianti profumi indiani.
A pranzo :” OHHHH, ma come sono lunghi a portarci il cibo questi indiani, che servizio lento e nelle camere ! ! ! Questa mattina ho trovato il mio asciugamano con una macchiolina ! ! ! (Certo che il rispetto e la sensibilità per la gente che abbiamo visto sdraiata sui marciapiedi, perché senza un alloggio...non esiste ! Manco un lieve riferimento...Niente !) Se fossimo in Europa... ! “, o ancora, appena saliti la mattina, sul pullman : “ Chissà a pranzo se ci sarà oggi del pesto ? Ne avrei proprio voglia !” e poi...non dimentichiamo, le classiche canzoni cantate sul pullman : ‘Azzurro’ di Celentano e tantissime altre,...stupiti, i miei conoscenti, mi chiedevano : “Ma Vanessa, non canti ? Ti stiamo disturbando ?”...No, no, sono solo molto stonata ! ! ! Oh My God...terribile, incredibile, pazzesco...è proprio questo che mi ha fatto isolare dal resto dei miei compatrioti. Poi, va beh, vi erano le abbuffate, classiche all’italiana, sul buffet. Si riempivano all’inverosimile i piatti...che disgusto, il solo pensiero...Ne avrei tantissime altre...Ma vorrei risparmiare i miei lettori, da ulteriore squallore !
Come tutte le sere, appena coricata nel letto, ho preso il mio note.book e la mia penna...
Lacrime...Lacrime...Lacrime...
Bonne Nuit...
 

17 Ottobre 1999
Sempre con il solito pullman, ci siamo diretti ad Agra, città che si trova nello stato dell’Uttar Pradesh, anche questo situato nella zona del nord ovest. Questa città è famosissima in tutto il mondo poiché possiede uno dei monumenti più famoso dell’India, nonché una delle sette meraviglie del mondo, il Taj Mahal. Questo venne fatto costruire dall’imperatore Moghul Shahjehan nel 1631 in memoria della moglie Mumtaz Mahal, morta durante il parto del quattordicesimo figlio dopo 17 anni di matrimonio. La sua costruzione fu completata solamente nel 1653 e richiese l’impiego di 20.000 operai. Parteciparono, addirittura, rappresentanze provenienti dall’Europa.
Il viaggiare per le strade di Agra mi ha portato l’esempio classico del paradosso indiano : le vie della città sono a dir poco squallide, sporchissime e il grado di inquinamento atmosferico è elevatissimo. C’è moltissima gente, un’invasione indescrivibile di formiche, nemmeno due occhi bastano per seguire tutti. Le vie proliferano di negozietti che vendono stoffa, alimenti, sigarette, ... I locali sono piccolissimi e molto lunghi in profondità. Solo persone abituate sono in grado di sopportare il caldo e l’umidità che si vengono a creare all’interno. Occorre dire che viaggiando si fa proprio fatica a respirare, il fumo dello smog penetra proprio nel corpo e quasi riesce ad annebbiare la vista. Per noi occidentali è pazzesco, ma per me è stato straordinario. Ho vissuto e visto la vera India proprio qui, in mezzo a questa straordinaria gente. I profumi forti, penetranti, l’odore delle spezie, gli sguardi assillanti, unici, fulminei, diretti, hanno la capacità di rubarti il cuore. Quando mi veniva in mente che da lì a pochi giorni avrei abbandonato quella terra, la nostalgia aveva il sopravvento. È terribile : giuro ! Ho fatto di tutto per non farmi penetrare dall’India e dagli indiani, ma hanno vinto loro. Il ricordo è magnifico e tristissimo nello stesso momento. Con una guida, un ragazzo giovane, ho preso un risciò a motore. Mio Dio Universale, che esperienza sensazionale. Essere in mezzo a loro, sentirsi come loro...L’autista , sinceramente, non so come faceva a guidare, o meglio, a schiviare gli altri mezzi che gli si mettevano, praticamente, sulla sua traiettoria. Gli indiani nella loro anarchia più totale sulle strade, sono dei veri esperti guidatori. Che emozioni...uniche. Mi diceva Roberto, questo il nome della guida, che il mal d’India verrà, eccome se verrà. Sono realtà che ti prendono dentro e non si scorderanno mai, perché tutti i sensi, le sensazioni, le emozioni, sono coinvolte !Come una donna : non si sa perché attrae ed affascina, ma lo fa ! E’ straordinario vedere quelle donne coi sari colorati, così fini, leggiadre, affascinanti, gentili, umili...e, quei ragazzi che, per titolo di amicizia, si tengono per mano. Unici. L’amicizia li porta ad un contatto umano ! Unici ! Discreti, umili, rispettosi, riservati...Dio, il mio cuore è là con loro e lo sarà per sempre, non vi è dubbio alcuno.  Come inizio di giornata abbiamo visitato il Fatehpur Sikri, fatto edificare dall’imperatore Akbar nel luogo ove si dice che un indovino gli predisse la nascita del figlio. Questo rappresenta una serie di costruzioni di color rosso intenso, all’interno delle quali, qua e la vi sono dei giardini. L’architettura è decisamente di stile indiano e a sorreggere le strutture vi sono delle splendide colonne lavorate molto minuziosamente. Ogni tanto, all’uscita di questi monumenti, si vedevano gruppetti di Guru, cioè di quegli individui abbigliati in maniera molto vistosa, che dovrebbero rappresentare delle guide ascetico-religiose, ma che, aimè, da noi volevano solo rupie, ad ogni foto che scattavamo loro ! E ora, è arrivato per me il momento di cercare di descrivere le sensazioni che una persona qualunque può provare alla visione del Taj Mahal.
 

Cercherò di rendere almeno l’idea, ma è un compito molto arduo. L’unica  soluzione è provarlo nella realtà personale. Dunque, iniziamo dall’ingresso. Già fuori vi era un’immensità di gente ( molti indiani che giungevano da tutte le parti dell’India !)...una folla incalcolabile. Ovviamente a noi turisti è stato concesso il privilegio di farci strada davanti agli altri. Ma che strada : tortuosa e complicata ! Improvvisamente mi sono ritrovata in un fiume in piena, le onde mi spingevano a destra e a sinistra, davanti, dietro...mi stavano per travolgere...ho fatto forza su me stessa : fatti coraggio Vanessa, non lasciarti trasportare...Mai...e infatti, eccome se ne è valsa la pena : alzo lo sguardo...Dio, Dio...la natura combinata al genio umano, in questo caso, ha creato l’impareggiabile, l’unico, ...davanti ai miei occhi ho l’immagine ancora precisa, nitida. In lontananza un immenso monumento di marmo bianco, ai lati due strutture, una moschea e una costruzione dedicata a tutte le altre religioni del mondo. Il tutto sistemato al centro di un enorme giardino, molto pulito e curato. Lungo i viali vi erano anche delle vasche rettangolari colme d’acqua. Che spettacolo indimenticabile ! Inoltre vi era un’atmosfera, nell’aria, paradisiaca, suggestiva, da sogno proprio. Mi sono allontanata completamente dagli altri e, da sola, ho esplorato in ogni angolo questa meraviglia. Abbiamo avuto la fortuna di restare fino al tramonto e devo dire che sono entrata in estasi fisico.psichica. Mi sono sdraiata su un muretto, sotto il cielo indiano, colmo di colori rossicci...ho percepito, nell’animo, tutto l’AMORE che ha spinto l’imperatore ad essere così determinato nel voler far costruire in vent’anni uno splendore che resterà per Sempre. Tutte le generazioni che verranno, avranno la possibilità, finchè la Terra girerà, di osservare ciò e di riflettere sul significato Amore. Devo essere sincera, in quest’ultimo periodo della mia vita, ho perso la fiducia, la speranza e la voglia di credere in questo sentimento. L’ho persa sia per esperienze personali, sia per paura della sofferenza, sia perché nel mondo vi sono tantissime situazioni che con l’amore hanno ben poco a che vedere ! ! ! Vorrei ancora crederci, so che se lo volessi veramente lo potrei fare. Per ora è ancora presto, ho bisogno di tempo. So che una mattina mi sveglierò e lo sentirò palpitare ancora in me, sarà rinato nelle mie emozioni e nel mio corpo...ma, è ancora presto ! Grazie comunque a questo esempio memorabile che mi ha inniettato almeno la voglia di crederci ancora, nonostante tutto. E’ proprio vero : l’Amore è il motore che fa vivere, senza di questo non esistono sacrifici, speranze, illusioni,...l’Amore è la vita. Una serenità ed una pace interiore, eliminando ogni emozione negativa, sono riuscita ad ottenere in questo luogo paradisiaco. Pace, senza odio, senza differenza di razze,...Eravamo uomini tutti uguali, in quel luogo, sotto lo stesso cielo, per assaporare lo stesso desiderio di immortalità.
Uscendo da questo sogno, mi sono voltata un’ultima volta...un bacio all’amore, alla pace, alla fratellanza,...poi ho chiuso gli occhi !
Tornando sul pullman, la guida ci ha illustrato varie realtà indiane.
Prima di tutto ci ha spiegato come funziona il matrimonio in India. Normalmente tutti i matrimoni sono combinati. I ragazzi si sposano mediamente verso i 21 anni, le ragazze verso i 18.  Entrambi devono essere vergini. Ora il divorzio è previsto per legge, ma, in realtà, soprattutto per le donne, è un passo non consigliabile, poiché poi vengono ghettizzate e non riusciranno più a riformarsi una famiglia. L’idea della convivenza non esiste e per le donne, assolutamente, è proibito andare a vivere da sole. In passato sia fra marito e moglie che fra figli e genitori, ci si dava del ‘Lei’, ora, questa usanza è andata scemando, soprattutto fra le persone istruite.
Altro argomento è stato quello della bellezza.
 

Le donne indiane hanno come punto di riferimento la bellezza occidentale e...proprio per questo, loro, addirittura, acquistano delle creme schiarenti, per avere la carnagione più chiara, come la nostra. Adorano truccarsi, indossare ornamenti sui capelli, nei vestiti, con colori molto vistosi e con tonalità molto accese. I capelli sono sempre nerissimi, lunghissimi e bellissimi. Tengono molto alla pulizia del proprio corpo e alla relativa cura. Una curiosità : avendo visto in giro molti bambini con dipinti gli occhi di nero, mi chiedevo quale fosse il significato. Ho saputo che il Kajal è segno di buona fortuna, contro il malocchio e di buon auspicio per la vita futura. Altro fatto che ha destato in me un po’ di stupore è stato quando ho visto dei ragazzi indiani con gli occhi...azzurri ! azzurri ? come è possibile ? ho saputo che questi discendono dalla razza degli Ariani, rappresentano un numero molto limitato di individui e, le ragazze indiane, assolutamente...aimè...non li guardano ! come faranno ? invece, vi lascio immaginare, la loro bellezza ! ! !
Per quanto riguarda le caste, ormai non vi è più la distinzione netta. Anzi, oggi, un intoccabile può diventare anche un Presidente, uscendo quindi dalla sua casta originaria. Questo è stato un grosso segno di evoluzione del paese.
Altre stranezze puramente indiane sono che assolutamente in India non vi sono gatti, poiché si ritiene che questi portino sfortuna. Non esiste la carta igienica : ci si pulisce tranquillamente con l’acqua e poiché, per questa azione, viene utilizzata con la mano sinistra, questa è da ritenersi impura.
Dopo queste spiegazioni e curiosità, siamo giunti presso il nostro albergo.
Giunta nella mia stanza ( 255), ho preso la mia penna e il mio note.book.
Ho ripensato a quando, in passato, guardando il Cielo italiano, fantasticavo, sul giorno in cui quello che i miei occhi avrebbero visto, sarebbe stato quello indiano....mi facevo forza, nella mia costante determinazione e caparbietà, nonostante tutto e tutti ! Infatti...enorme soddisfazione dello spirito. Grazie.
Lacrime...Lacrime...Lacrime...
Bonne Nuit...
 
 
18 ottobre 1999
La mattina , sempre molto presto, verso le 7.00, le 8.00, mi sono alzata. Prima tappa, nella città ancora di Agra, è stato il Forte Rosso. Esso è molto vasto e si affaccia sul fiume Yamuna. La costruzione fu iniziata dall’imperatore Akbar e poi ampliata dai successivi regnanti. All’interno vi era un vastissimo giardino e ...moltissime scimmie. Queste, a detta degli esperti buone e non aggressive, venivano continuamente incontro ai turisti per cercare del cibo. Molto carine, avevano proprio trovato il loro habitat, poiché le si vedevano con le famigliole al completo, figli,... Si pulivano, facevano delle pause sotto gli  alberi,...Osservandole bene, mi sono proprio resa conto che noi uomini assomigliavano moltissimo a loro : negli atteggiamenti,... Oltre a queste scimmie, ho avuto la possibilità di vedere anche delle antilopi, dei merli indiani e ...un’invasione di simpaticissimi scoiattoli. Dall’alto del forte, riuscivamo a vedere, oltre il fiume Yamuna, ancora lo splendido Taj Mahal. Sulle sponde di questo fiume, vi erano moltissime bufale, che, un po’ si allietavano al sole e, una volta stanche, si facevano un bel bagno rigenerante.
Come ultima visita, siamo andati ad osservare da vicino un Templio Bahai. Il tipico giardino faceva da contorno ad un monumento tutto bianco (colore indicante la purezza) che stava al centro ed aveva la forma di un grosso fior di loto. La religione Bahai è a se stante ed è sviluppata in tutto il mondo, grazie a degli discepoli che cercano di divulgare le loro credenze. C’era moltissima gente, sia all’esterno, che all’interno del padiglione. Ho anche avuto la possibilità di assistere ad una cerimonia religiosa, aimè però ho potuto solo rispettare il silenzio, perché per il resto, non capivo assolutamente nulla.
Ormai, la scoperta anche di questa splendida città era giunta al termine. Grazie per quest’ulteriore arricchimento culturale e sentimentale.
Sempre giunta nel letto ho preso la mia penna e il mio note.book.
Lacrime...Lacrime...Lacrime...
Bonne Nuit...
 
 
19 ottobre 1999
Dopo aver fatto colazione, in albergo, abbiamo ripreso il nostro pullman e ci siamo diretti verso l’aeroporto  di Delhi. Prossima tappa sarebbe stato il Nepal. Arrivo nella capitale, Kathmandu e poi visite in città limitrofe.
Il nostro volo è arrivato con circa due ore di ritardo, quindi, per cercare di far sfruttare il tempo concesso, ho telefonato a casa, nell’altra parte del mondo. Queste telefonate sono state di numero ridotto, primo per il costo, ma poi anche perché, nonostante la nostalgia che prendeva il sopravvento ogni tanto,  volevo staccarmi del tutto per due settimane dal’occidente. Comunque, sapendo che ai miei genitori avrei fatto piacere e li avrei fatti dormire tranquilli, le ho fatte. Mia mamma era contentissima di sentire la mia voce e mi aveva comunicato anche che alcune persone si erano interessate sulla mia situazione, La mia collega, Raffaella Zaniboni, la mamma di Boris, la cara signora Ester, il mio ‘nonno’ signor Pierre Levergeois e la mia amicona, Daniela Brusa. In seguito ho chiamato proprio anche Boris e Daniela per sentire la loro voce, voglio molto bene ad entrambi. Ovviamente la notizia mi ha reso molto felice, ma io dovevo proseguire.
Finalmente, il nostro aereo è arrivato e noi dopo circa un’ora, siamo giunti in Nepal. ( Dagli hyppies americani :
Nepal
Everybody
Peace
And
Love).
Dal punto di vista del fuso orario, qui vi sono, rispetto all’India, 15 minuti in più ed, automaticamente, rispetto all’Italia, 3.45 ore in più.
Il nostro arrivo è stato accolto gradevolmente da una pioggia incessante. Siamo giunti nella notte, quindi potevamo accorgerci solo di quella...e che pioggia ! Sembravo un pulcino...Sarà stata ancora la coda del monsone ? Mannaggia pure a lui ! ! ! Devo dire che i controlli nell’areoporto nepalese sono più serrati e l’ambiente in sé è molto più pulito e organizzato. Questo è segno di tutta una realtà che vedrò in seguito.
Comunque, subito,  mi sono diretta verso la mia stanza (604) e...ho provato a prendere la mia penna e il mio note.book, ma la stanchezza ha avuto il sopravvento...
Non ricordo nemmeno se sono scese delle lacrime !
Bonne Nuit...
 


20 ottobre 1999
Dopo essermi svegliata, mi sono diretta verso la finestra e...pioggia, pioggia incessante, battente. Mi pareva di vedere lo stesso scenario che mi si presentava davanti agli occhi quando me ne stavo a casa in Italia, durante l’autunno, attraverso la finestra della mia camera, nel piccolo paesino di Oggebbio, sulla sponda piemontese del Lago Maggiore.
Comunque, non mi interessava. Mi sono ben vestita e, senza alcun ombrello, ho indossato solo un coloratissimo impermeabile. Abbiamo visitato tutta la città di Kathmandu, la capitale del Nepal. Prima di tutto ci siamo diretti verso la piazza principale : Durbar, con la porta dorata che conduce al Palazzo Reale e un edificio che si trova a sua volta all’interno , chiamato delle 55 finestre che venne costruito nel 1700. Inoltre, sparsi ovunque, vi erano templi, quali il Batsala, il Bhairav,...che circondavano tutta la piazza principale.
Devo dire che al primo impatto ho subito preferito la realtà indiana, rispetto a quella nepalese. Nella sua particolarità, quest’ultima è veramente bellissima, ma mi ha dato il senso di uno stato cuscinetto, quindi non ben definito, con caratteristiche proprie. Mi è parso di notare, soprattutto nei caratteri somatici delle persone, di vedere una miscela fra indiani e cinesi.
La struttura della città è molto occidentale, pulita, assolutamente non si vede gente che fa elemosina, che dorme sui marciapiedi. E’ una realtà molto ben organizzata, che segue leggi precise, senza, dunque, cadere nell’anarchia.
Interessante, è stato visitare il tempio della ‘Dea Bambina’ , la Kumari Bahal, l’edificio più antico della città, fatto edificare nel XII secolo. Si dice che, in questo palazzo, ci abiti la bambina più bella del Nepal, bellezza intesa come perfezione fisica : assolutamente nessun difetto. Questa, dopo esser stata scelta fra tante bambine del luogo, viene tolta dalla famiglia e portata all’interno delle mura di questo edificio. Qui non le mancherà nulla, verrà trattata come una regina : istruzione, cibo,... Una volta cresciuta, lei viene riconsegnata ai genitori e un’altra bambina verrà scelta per ricoprire di nuovo la carica. Ogni tanto la bambina dovrebbe affacciarsi dalle finestre verso la piazzetta, ma...per noi non è stato possibile vederla. Durante la visita abbiamo avuto la possibilità di notare continuamente Guru falsi, che volevano solo rupie in cambio di foto. Le sole venditrici che abbiamo trovato lungo il nostro cammino, sono state delle donne che ci vendevano delle borsettine ricamate da loro. Abbiamo visitato anche il mercato, ovvero degli oggetti d’antiquariato e altri di legno di tek e altri fabbricati con qualche parte del corpo dello yak, animale molto diffuso in questa zona, posizionati sul terreno della piazza. Una precisazione : la moneta del Nepal è la rupia nepalese, comunque anche quella indiana è accettata dai commercianti. In molti negozietti veniva venduto il classico thè nepalese salato : il Cia. Molto diffusi sono anche dei dipinti, chiamati Tanka, progettati su tela, i quali venivano dipinti direttamente dai pittori che si trovavano lungo le vie della cittadina.
Per le strade, a differenza dei grandi centri indiani, non vi era molta gente, anzi...e comunque tutti erano molto riservati, composti, diligenti.
Ecco, posso dire che il Nepal, non ha suscitato in me forti emozioni, né per quanto riguarda le persone viste, né per le realtà del paesaggio. A parte per qualche cosa, che illustrerò successivamente, il cuore non è stato nemmeno sfiorato e nessuna lacrima è mai scesa dai miei occhi.
 
 
Giunti in albergo, abbiamo cenato. Le critiche da parte di alcune donne del nostro gruppo erano continue, per il servizio lento, poco efficiente, per la pulizia nelle camere e per il tipo di cibo, che, aimè, non era abbondante, né tanto meno occidentale.
Che noia Mio Dio Universale, quante chiacchiere inutili e che perdita di tempo.
Effettivamente il servizio non era paragonabile a quello che abbiamo ricevuto nei grossi alberghi di Delhi o che appartenevano alle compagnie più sviluppate. Com’è risaputo è da pochi anni che il Nepal si è gettato nel turismo occidentale e non avrà nemmeno avuto molto spesso la possibilità di mandare persone ad istruirsi in occidente per capire cosa amano gli europei e gli americani : questa è la realtà. Fra qualche anno la situazione sarà molto più efficiente, ma questa rappresenterà la realtà e la frenesia occidentale, non quella orientale. Certo, alcuni turisti ricchi dei paesi abbienti saranno soddisfatti, ma la tradizione nepalese dove sarà andata a finire ? E’ un’arma a doppio taglio, non vi è alcun dubbio.
Anche in questo altro stato, gli sguardi dei nepalesi nei miei confronti, siano essi donne che uomini, erano continui ed assillanti. Non posso farci niente, è il mio Destino. Ovviamente questo non può farmi altro che piacere, certo è che non mi monto la testa, fondamentalmente resto sempre la Vanessa di sempre. Un grazie al Mio Dio Universale.
Soprattutto, comunque, mi ero ripromessa di tenere lontano da me, durante questo viaggio, qualsiasi ragazzo, avevo un estremo bisogno di disintossicarmi.
Una volta giunta nella mia camera, prima di addormentarmi, ho fatto una riflessione sulla pioggia. Si, potrà sembrare strano, ma il tema è proprio stato quello della pioggia.
E’ risaputo che la pioggia da quando sono ragazzina mi ha sempre rattristito parecchio, poiché mi arricciava i capelli ed, essendoci questa, quando vi è la nebbia, il tempo freddo e triste, io, all’epoca non vedente perfettamente, mi richiudevo in me stessa e soffrivo molto, anche se non davo a vedere a nessuno questa mia situazione, come sempre, soffrivo in me e per me. Ora, devo dire che questa pioggia nepalese non mi ha per nulla rattristito, anzi l’ho apprezzata moltissimo, nel suo unico fascino. Questo perché ormai non ho più problemi sia di capelli che di vista...E’ strana la vita, prima ti toglie, poi ti da. Se uno ci crede veramente e non si lascia andare al suo destino negativo, tutto è possibile, ogni tipo di cambiamento. Ormai la paura della pioggia non esiste, dunque, più, se non nei miei ricordi da adolescente. Un’altra cosa che ho apprezzato molto è stata la doccia serale. Tutta l’umidità è penetrata in me, non ce la facevo più...sono arrivata in albergo e ...una doccia così, giuro, non l’ho mai fatta ! O meglio, ne ho fatte aiosa, ma mai con questo spirito e con questo significato. Un’acqua calda, generatrice...ho capito che a casa do molte cose per scontate, perché le ho senza fare sacrifici, fra queste c’è proprio anche quella di una straordinaria doccia calda.
Dopo quest’ultima riflessione...senza lacrime, però,...
Bonne Nuit...
    

21 Ottobre 1999
Questa mattina mi sono svegliata e...pensate un po’ !  Ebbene si : il sole ricopriva tutto il Nepal, riscaldandolo, avendo alle proprie spalle un cielo che più azzurro e terso era impossibile vedere. Insomma, una giornata quasi estiva, con le relative temperature. Prima tappa è stata la cittadina di Pashupatinath, che si trova a 5 km a Est della capitale. Questa è dedicata al Dio Shiva ed è situata sulle rive del fiume Bagmati.
Devo ammettere che, nonostante in me non ci sia stato nessun trasporto sentimentale, la realtà di questo luogo era da attribuirsi ad un’altra epoca e la carica di fascino che emanava era notevole. Dunque, in mezzo vi era un fiume, il Bagmati, ai lati vi erano case, templi. Per accedere alle acque, vi erano dei ghats ( o anche dharamsalas) cioè dei comuni gradini sui quali la gente o faceva seccare il grano, i sementi, o portava delle offerte alle statue di forma fallica, posizionate lungo il fiume oppure ancora...cremava le persone. Già...già...proprio così ! Ho avuto la possibilità di vedere, andando a posizionarmi su un terrazzo, un corpo umano che stava bruciando sotto della legna. I parenti erano collocati dietro, rinchiusi nella loro sofferenza e tristezza. Devo dire che è stata molto suggestiva come visione ed esperienza, indiretta ! Fra i numerosi guru, ho anche conosciuto una pittrice italiana, che per passione, ogni anno andava in questo luogo, proprio solo ed esclusivamente per passione per la pittura. Dipingeva vari personaggi sulle pareti dei vari templi, circondata da curiosi turisti e nepalesi. Ormai penso sia diventata per lei, una missione. Buona fortuna. La sensazione era particolare anche per l’olfatto. La pelle bruciata di quell’individuo, emanava uno strano profumo, che si andava a miscelare con le varie spezie ed incensi che vi erano : indimenticabile !
Tappa successiva è stata la cittadina di Bodnath ( che significa : Signore Della Conoscenza) particolarissima e d’altri tempi anche questa. Al centro un coloratissimo stupa (monumento grandissimo, di forma fallica, utilizzato dai buddisti, per pregare). Su questo, vi erano dipinti due occhi, che stavano a rappresentare lo sguardo del Buddha. Vi è una preghiera classica, chiamata MANTRA, che vorrei ricordare :  OM ( cerchio della vita) MANI ( gioiello) PATME (fior di loto) UM (etc, etc,...). I buddisti possono pregare in varie maniere, ci è stato spiegato : o stanno seduti, con davanti il libro dei mantra e ripetono continuamente le preghiere ad alta voce, o camminano, sempre in senso orario, intorno allo stupa, pregando, sedendosi per terra, strisciandosi sul suolo, ...Intorno a questo enorme stupa, ci sono dei negozi che vendono oggetti per i turisti. Ho avuto anche la possibilità di vedere dei buddisti occidentali, immersi nei loro mantra. Molto affascinante e carica di suggestione anche perché proprio in questa cittadina, risiede la più grande comunità di rifugiati tibetani del Nepal intero. Le cittadine erano tranquille, pulite, organizzate, vi erano molti risciò a motore e i vestiti erano molto particolari, diversi assai da quelli indiani, anche se pure questi erano coloratissimi.
Tappa successiva ed ultima della mattinata è stata Patan. Qui proprio pareva di essere finita in un altro mondo, completamente. Essa si trova a sud di Kathmandu ed è chiamata anche Lalitpur, cioè città bella. Pare sia stata fondata nel III secolo a.C. dall’imperatore Ashoka. Particolarità, che però avevo notato anche nello stato indiano, è che come sostegno nella costruzione di case o altri fabbricati, utilizzano le canne di bambù.
 



Sinceramente essendo flessibili, sembrano poco stabili e affidabili, ma in realtà, pare che funzionino molto bene !Molto suggestivo è il Palazzo Reale, di architettura newar e nelle persone, i cappellini tipici nepalesi, che quasi tutti gli uomini portano, coloratissimi. D’altri tempi, veramente, è stato vedere i bambini giocare con gli aquiloni, la loro semplicità, ma al tempo stesso la loro felicità e soddisfazione. Tutto ciò fra bellissime caprette, donne che battevano sul suolo il grano, altre che lavavano i panni al lavatoio, altre che si toglievano dai capelli i pidocchi una con l’altra, venditori di simpaticissimi flauti, galline sparse qua e la, in un’atmosfera ormai giunta al tramonto, con i rispettivi colori e vedendo, all’orizzonte, la splendida catena hymalayana. Che suggestione indimenticabile per la mia mente e i miei occhi. Nel pomeriggio, però , ho fatto qualcosa che a 23 anni, è veramente incredibile ! ! ! Abbiamo preso un piccolo charter e ...ci siamo diretti verso la catena hymalayana, per giungere, come tappa finale, al Monte Everest, altezza 8848 metri...incredibile... il tetto del mondo, il picco più alto, a mia esclusiva disposizione : straordinario. Mi sono sentita piena di me, soddisfatta all’infinito, in pace con me stessa . Cumuli di nuvole, sembrava mi salutassero...che emozione, unica, veramente, da sola...sul picco del mondo. Dentro ti senti qualche cosa di indescrivibile, fossi morta in quel momento, sarei stata felicissima della vita fin lì avuta ! Grazie Mio Dio Universale...Grazie ! Il ricordo è ancora in me e lo sarà per Sempre...A tu per tu, a contatto diretto con la potenza suprema della natura.
Beh...devo dire che, giunta nella mia stanza, talmente mi sentivo viva, nonostante avessi preso la mia penna e il note.book, non c’erano parole per descrivere tutto ciò che avevo dentro. Non mi restava altro che chiudere gli occhi a questa giornata della mia vita, a questa pagina di libro e...ringraziare il Mio Dio Universale.
Bonne Nuit...
 



22 Ottobre 1999

Giunta all’aeroporto, ho salutato molto calorosamente il Nepal, che, a modo suo, è riuscito a trasmettermi delle emozioni e a lasciarmi ricordi unici ed eterni.
Preso l’aereo, siamo arrivati nel pomeriggio, a Varanasi ( stato dell’Uttar Pradesh), denominata anche Benares. La città sacra per eccellenza, meta di pellegrinaggio per gli induisti, paragonabile a Bodnath, in Nepal, che è invece meta di pellegrinaggio per tutti i buddisti del mondo.
Incredibile ! Sull’aereo stavo pensando al lato straordinario del viaggio, del rapporto che c’è con il tempo, al progresso. Nel giro di poche ore, automaticamente, passi da uno stato all’altro, con la velocità della luce. Pazzesco ! Ho avuto la possibilità di vedere la Luna indiana e quella Nepalese : che soddisfazione dello spirito !
La sera nella mia stanza : note.book, mia penna alla mano e ...
Lacrime...Lacrime...Lacrime...
Bonne Nuit...
 
  
23 ottobre 1999
Sveglia alle 5.30...già ! Ciò che mi attende, però, vale anche la sveglia all’alba. Varanasi si affaccia sul fiume sacro per eccellenza indiano, il Gange e tutte le mattine, migliaia di persone svolgono dei rituali di purificazione molto particolari (abluzioni), che servono per eliminare i peccati e ritrovare la purezza dell’anima. Prima di giungere presso i ghats, lo spettacolo è stato maestoso ed è proprio in questo momento che mi sono accorta che ormai vivevo fuori da tutto, ormai stavo esistendo senza ora, giorno, identità...I pellegrini lungo le vie erano parecchi e la gente seduta, sdraita sui marciapiedi era indescrivibile. Qui ho avuto modo di assistere alla vera povertà , alla vera miseria, alla tristezza, all’angoscia, all’ingiustizia della vita di cui si parla in occidente quando si fa riferimento all’India. Moltissimi individui che ti chiedono aiuto, la carità, che ti implorano di aiutarli. Gente senza braccia, innumerevoli lebbrosi, senza gambe, mutilati in varie parti del corpo, da brivido...da brividi ! La visita con la barca ( non a motore, fortunatamente, anche se si stanno sviluppando, perché oltre a rompere l’incantesimo di quell’atmosfera pacifica, inquina e fa un rumore fastidioso !), è stata incantevole. Appena salita, ci è stato consegnato un fiore sacro, con una candelina al centro, che ho acceso. In segno di continuità della mia vita, di speranza, di tristezza, di gioia, ho lasciato il mio puro dono del Mio Dio Universale cadere nell’acqua e l’ho guardato allontanarsi verso il mio Destino. Buona Fortuna , Vanessa che ti stai allontanando. Piccola fiammella, piccola anima, piccola vita, in mezzo a miliardi di individui in tutto il mondo, su tutto il Gange. L’acqua del fiume era alquanto torbida e, ogni tanto, apparivano resti di vacche. Comunque mi è stato detto, che tutte le ceneri delle varie cremazioni effettuate, sono immerse in queste acque sacre. Straordinaria l’importanza che possa avere un fiume, veramente allucinante ! All’orizzonte il sole stava sorgendo e migliaia di persone pregavano, si purificavano nell’acqua, facevano esercizi yoga. Le donne ovviamente dovevano immergersi con il sari, invece gli uomini potevano permettersi di tenere anche dei calzoncini. Sono proprio fuori dal Tempo nostro, vivono una vita del tutto magica e difficile da comprendere. E’ straordinario : veramente ! In questa cittadina si respira una carica di spiritualità, di pace interiore, di magia che sono incredibili. La guida, ad esempio, nata a Varanasi, era visibilmente innamorata nel senso vero e profondo del termine, un amore immenso che prendeva tutta la sua persona, i sensi, i pensieri, le azioni : la Vita intera. Lungo i ghats vi erano anche due crematori pubblici. Ho voluto, fin dove sono riuscita, poiché il calore e l’odore erano intensissimi, avvicinarmi per respirare le emozioni uniche che avevo la possibilità di percepire. Straordinario, magnifico. Un profumo, la gente, gli odori, il Gange, il sacro, la religione, ormai ero nell’ottica indiana.  La stessa guida ci diceva che Benares, è il centro del tantrismo e che fare l’Amore, del sesso, in maniera libera, senza tabù, senza preoccupazioni o pensieri vari, è una medicina contro tantissimi mali psico.somatici. Se si fa bene l’amore, in tranquillità con il proprio corpo e con il corpo dell’altra persona che ti sta a fianco,  si è raggiunto l’apice. Lo so, capisco molto bene queste parole,  perché è proprio quello che penso anch’io e quello che vivo, pienamente, pure io.
Dopo aver visitato un frammento di Gange, ci siamo diretti a Sarnath, luogo archeologico dove pare che il Buddha, esattamente sotto un enorme albero che c’è tutt’ora,  avesse predicato per la prima volta.
 
Questo è una sorta di parco, dove vi sono resti di costruzioni passate e un museo che contiene una statua del Buddha enorme, utilizzata per le offerte e le donazioni dei credenti.
Nel parco, ogni tanto, vedevo buddisti, con la classica tunica arancione, in posizione di fior di loto, con i capelli rasati, che pregavano.  Molto affascinante e suggestivo questo luogo, anche per chi di buddismo non conosce molto.
Tornata nella mia stanza, dopo aver preso il mio note.book e la mia penna, ho annotato la seguente frase, che la guida, o meglio il discepolo di Varanasi, ci aveva detto poche ore prima e che mi era rimasta molto impressa : “VOI VE NE ANDRETE DA VARANASI, MA QUESTA NON VI ABBANDONERA’ MAI : RESTERA’ SEMPRE NEL VOSTRO CUORE !”...
Lacrime...Lacrime...Lacrime...
Bonne Nuit...
 



24 ottobre 1999
Preso l’aereo : destinazione Khajuraho (stato del Madhya Pradesh). Khajuraho, già, proprio Khajuraho. In sé un paesino, molto piccolo, fra le montagne, fuori dal mondo, insignificante, pensavo io. Ovvio !
Mannaggia come mi sbagliavo, ma, andiamo per gradi, altrimenti, cari miei lettori, non capite più nulla. Arrivo al piccolissimo aeroporto. Mi guardo un po’ in giro, controllo la mia valigia e...vedo, in maniera molto confusa e disinteressata, un ragazzo che presumo sarà per noi la guida. Nessun pensiero, assolutamente. Salgo sul pullman e sento le ragazze del gruppo sghignazzare, essendo molto contente della presenza di quel bel giovane. Effettivamente era proprio un gran bel ragazzo e, la cosa che più di altre mi aveva colpito, era stato il suo splendido sorriso. Che sorriso...Ma non volevo assolutamente pensare ai ragazzi, avevo fatto una promessa a me stessa, prima della partenza e volevo a tutti i costi mantenerla, avevo bisogno di tranquillità e serenità. Sono andata in camera mia (115), ho preso la chiave da Antonio, accanto a lui vi era la guida indiana. L’ho visto già da lì. Non volevo però ammetterlo, non volevo pensarci : mi stava guardando, l’avevo già stregato, era affascinato dalla mia persona. No, no, basta, ti prego ! Abbiamo visitato i templi orientali jainisti e quelli occidentali, in particolare il tempio Lakshmana e il tempio Khandharya Mahadeva, famosissimi in tutto il mondo per le loro sculture erotiche. Camminando per le strade, infatti, a proposito di erotico, i venditori ci propinavano continuamente ogni tipo di volume del Kamasutra e statuette varie rappresentanti varie posizioni dell’Amore. I templi sono situati in un vasto parco. Le rappresentazioni sono bellissime, particolarissime, lavorate nel dettaglio e perfette. Raffigurano tutte le posizioni, animali compresi ed orgie, che potenzialmente si possono assumere nell’arte dell’Amore. Ovviamente, ci dicevano che ci sono voluti decenni per ultimare questi capolavori e, questi, furono commissionati nel periodo florido della vita di Khajuraho. Non vi erano problemi e, non si poteva far altro che pensare alla lussuria in generale, all’Amore e al sesso. Straordinario ! Al centro del tempio, al quale si accedeva grazie a delle scale, vi erano degli altari, utilizzati per pregare. Mentre stavo esplorando il parco, mi si avvicina una guida indiana ed in inglese mi dice : “I like you ! it’s possible this afternoon or this evening , meet you ? “ Eh, mannaggia, pure qui. E’ pazzesco, ma ovunque andassi, avevo gli sguardi continui, di donne, uomini, ...i ragazzi mi baciavano la mano, mi chiedevano se ero sposata, mi facevano proposte continue. Il mio destino, in tutto il mondo, è questo, ma penso molto più qui in India perché mi sento una di loro, è pazzesco, forse folle da parte mia, ma è così, mi sento a casa mia.
Nel pomeriggio andiamo a fare una gita all’interno del paesino, per vedere le caratteristiche cascate, con una jeep. In mezzo alla natura. Avendo delle penne BIC da liquidare prima del mio rientro, ad ogni villaggio che incontravo, lanciavo queste penne. Dio che emozione, i bambini erano contentissimi e si avvicinavano ,ci rincorrevano, urlavano, ci imploravano. Le cascate erano bellissime, in mezzo a tutta quella natura incontaminata : che pace, che tranquillità.
 
 

Il ragazzo indiano, nel mentre, mi guardava, mi osservava, si era pure messo vicino a me sulla jeep. Si vedeva : aveva bisogno di conoscermi, rideva con me, mi descriveva tutto ciò che stavano osservando. Ho fatto di tutto per non lasciarmi influenzare dal suo fascino, dalla sua bellezza, dalla sua dolcezza, dal suo sorriso, ma, non è servito a nulla. Al ritorno, ci siamo fermati presso un’abitazione.
Vi era un nucleo familiare al completo : anziani, figli e nipoti. Capre,...Povertà assoluta ed estrema, ma : sorrisi, felicità,... Sono sereni senza avere un soldo. Sono sereni senza avere soddisfazioni culturali o lavorative. Sono sereni ! Un’angoscia ha invaso i miei sensi, la mia anima, il mio cuore : tremendo. Un senso di impotenza assoluta. Tantissime lacrime che volevano uscire dai miei occhi, alla visione di un bambino che pensavo dormisse ma che invece era cieco. Gli occhi chiusi, continuava a ripetere : “Hello, Hello, Hello, ...”, mi risuona ancora nelle orecchie quella vocina, indifesa. Dio che voglia di portarmelo a casa e di dargli la possibilità di vedere la bellezza del paese in cui ha avuto la fortuna di nascere ! Mannaggia, che impotenza. Che fastidio, volere e non potere! E’ terribile, devastante. Dopo che avevo conosciuto il ragazzo albanese, Alfredo, mi chiedevo continuamente : “Perché alcune persone sono nate in situazioni positive, abbienti ed altre invece devono lottare ed elemosinare tutta la vita ? Perché questa diversità di origine e di destino ?” L’unica risposta che riuscivo a trovare era : è la vita. Un’altra angoscia mi è venuta quando, lì vicino, ho notato un cane, tutto ferito. Cercava disperatamente di leccarsi, di disinfettarsi e di scacciare le mosche che gli si avvicinavano, ma, i suoi sforzi, erano assolutamente vani. Ovviamente ho subito pensato alla mia Blanche, lei : carina, felice, viziata, lui : solo, triste,...Perché ? Comunque, finchè stavo lì in India, non volevo assolutamente fermarmi a riflettere, sarebbe stata per me la fine. Dovevo proseguire facendomi forza e agendo solo per inerzia. Avrei poi avuto tutto il tempo di pensare, una volta giunta in Italia. Intanto il mio solo aiuto, era quello di distribuire penne a tutti, sperando che, almeno per un po’, avevo reso felici quei cari bimbi. Sulla jeep, un tizio del nostro gruppo, ho sentito che ha detto a un indiano, riferendosi alla sottoscritta : “She is my friend. It’s a very nice italian girl !”, non posso fare altro che ringraziare. Tornati in albergo, dopo esserci rinfrescati, siamo andati nel centro del paese, per assistere ad una cerimonia religiosa. Vi era moltissima gente riunita nel tempio che cantava, urlava, suonava le campane. E’ stato bellissimo. Sono entrata completamente nella festa ed è stato tremendo. Tutti i sensi vengono messi in discussione, con il cuore e i sentimenti. Avevo sempre Asif  Khan, è così che si chiama la guida indiana, che mi seguiva con lo sguardo, mi pedinava, mi scrutava. In mezzo a tutta quella gente, il profumo di incenso, il puntino rosso che mi hanno messo al centro della fronte, in segno di buona fortuna...sensazionale.
Dopo aver parlato con Asif, mi è stato offerto da lui di recarmi insieme la sera stessa al tempio, così avrei potuto avere la possibilità di gustarmelo meglio. Non ci ho pensato due volte. Da una parte, ovviamente, avevo paura, ma dovevo vivere. Insieme, abbiamo preso un risciò a pedali e siamo andati al tempio. E’ stato stupendo andare con lui, mi ha parlato della sua vita, del fatto che è già stato in Italia, nel Veneto, precisamente a San Donà del Piave. È nato il 15 ottobre, è del segno della bilancia ed è un pittore, disegnatore, originariamente ; poi ovviamente il bisogno di denaro l’ha obbligato a dedicarsi ad altre attività. Era molto attratto da me e mi ha confessato che appena mi ha visto all’aeroporto l’ho colpito perché me ne stavo per conto mio, non cantavo sul pullman con le altre persone. Era una splendida serata, calda.
 



La strada verso l’albergo l’abbiamo percorsa a piedi. C’erano le stelle e una luna bellissima. Al rientro, gli altri stavano ballando in discoteca. Antonio è stato contentissimo di rivedermi, poiché era molto preoccupato, riferendosi alla promessa che aveva fatto a mia mamma prima della partenza. Abbiamo ballato. Asif era straordinario, balla in maniera eccelsa. Io mi soffermavo soprattutto sulle luci della disco. Mi ricordavo quando, prima di partire, nella discoteca che frequentavo più spesso, guardandole, sognavo di essere in India e ora...lo ero. Che soddisfazione enorme, stavo sognando una sogno che coincideva invece con la mia vita e la mia realtà di quel momento. Dopo aver ballato, ho salutato Asif e sono andata in camera mia. Mi sono sdraiata sul letto e ho fumato, molto intensamente, parecchi bidi. Ho preso appunti sul mio note.book, con la mia penna, avevo molto da scrivere.
Questa era l’ultima notte che trascorrevo in India, il paese della mia speranza. Ricordo bene una frase che ho scritto :”GRAZIE DI TUTTO E ALLA PROSSIMA VOLTA, INDIA, CHE MI HAI RUBATO IL CUORE”. Mi sono persa nelle luci indiane, mi sono persa negli occhi e nel sorriso di Asif, mi sono persa nei colori, negli sguardi, nelle malattie, nella cultura, nella sporcizia...l’India mi rivedrà sicuramente !
Lacrime...Lacrime...Lacrime...
Bonne Nuit...
 



25 Ottobre 1999
Mi sono alzata, consapevole che avrei dovuto dire addio ad Asif. Che difficile. Ci siamo scambiati i numeri di telefono, gli indirizzi. Una forte stretta di mano, un bacio. Addio. Un ultimo sguardo attraverso il finestrino del pullman e “ Quel che Dio vorrà !”, frase di Asif, che mi è rimasta nel cuore. Chissà se ci sentiremo ancora ? Chissà se rivedrò ancora il suo splendido sorriso, i suoi occhi ? Ce lo dirà il nostro Karma ! Partenza per Orcha, cittadina , che si trova nello stato del Madhya Pradesh, un tempo capitale della dinastia dei Bundela. Essa presenta una serie di incantevoli palazzi e templi. Il periodo di massimo splendore lo raggiunse nella prima metà del XVII secolo. Dopo aver visitato il palazzo Jehangir Mahal, fatto costruire nel 1606, in decadenza, ormai, ci siamo rinfrescati e ci siamo diretti verso la stazione per prendere il treno ”Shatabdi Express” che ci avrebbe condotto fino a Delhi. Sinceramente questa cittadina non ha suscitato in me alcun tipo di interesse, non aveva nulla di coinvolgente e che potesse attrarre. L’unico momento che mi ha incuriosito è stato vedere alcuni indiani gettare in un fiume una bambola, rappresentante una dea, insieme a dei fiori, per onorarla. Antonio, vedendo questa scena, mi dice : “Fortunatamente, non siamo arrivati prima, altrimenti l’avrebbero gettata nelle acque di questo fiume !”. Grazie per il complimento indiretto. Giunti alla stazione, ho visto anche in questa occasione la vera India. Migliaia di persone  che dormivano sui marciapiedi, bambini, donne, che chiedevano l’elemosina. Voci, urla,...da perdersi sia fisicamente che psicologicamente. La stazione è molto antiquata, sporca e i binari sono obsoleti, circondati da toponi che circolavano liberamente. Il treno in sé era molto spazioso e, devo dire, accogliente. Molto frequentemente venivano dei signori ad offrirci del chai, che ho bevuto molto volentieri e a portarci alcuni pasti. Razionalmente mi rendevo conto che stavo per abbandonare la mia India, la nostalgia, la malinconia e la tristezza cominciavano già a farsi sentire, ma, la stanchezza aveva il sopravvento, era inevitabile. Gli occhi mi si chiudevano continuamente e forse era meglio così, altrimenti non sarei più riuscita a staccarmi definitivamente. Ho la certezza assoluta che l ‘India mi ha rubato il Cuore ! In treno siamo stati circa 6 ore. All’arrivo all’aeroporto abbiamo preso il volo per l’Italia. Prima di staccare i piedi dal suolo indiano, mi sono voltata per l’ultima volta, le lacrime hanno avuto il sopravvento...ma mi sono fatta forza, non potevo fare altrimenti. La durata del volo è stata di quasi 9 ore. L’aereo era immenso, centinaia di persone : indiani, tedeschi, inglesi,... Io sono capitata accanto a un giovane Sikh, con turbante e braccialetto. Prevalentemente ho sempre dormito, tranne le pause dovute ai pasti ed alle bevande. Non avevo più forze. Mi sono presa il raffreddore, causato dall’aria condizionata, degli alberghi e dell’aereo. Ogni tanto riuscivo a vedere alcuni dati tecnici che apparivano sul monitor. In un punto abbiamo raggiunto i 9.000 m di altezza e i - 50 °C. Ero sfinita, ma molto soddisfatta, in me vi era una pienezza infinita. All’arrivo a Zurigo, con alcuni individui del gruppo ci siamo salutati. Le lacrime stavano per avere, anche in questa occasione, il sopravvento, ma non potevo far si che uscissero. Io sono forte, non devo far vedere che provo sentimenti agli altri : mai ! Quindi, cercavo di scappare dagli occhi degli altri e mi sforzavo di fare l’indifferente, intanto sono persone che non avrei mai più rivisto e, nei viaggi, funziona così, nessun tipo di coinvolgimento sentimentale. All’arrivo in Svizzera, sono rimasta scioccata.
 



Turbata da tanto ordine, da tanta pulizia, precisione, ricchezza, da tanta perfezione.
Nessun odore, nessun coinvolgimento emotivo... nulla. Preso l’aereo per Milano, dopo circa un’ora sono giunta a destinazione : verso le 10.00 del mattino ero in Italia. Ero stanchissima, non capivo più nulla. Appena, in lontananza, ho visto i miei genitori, ma soprattutto, la mia cagnolina, le lacrime hanno avuto la meglio. Mi sono sforzata, ma è stato impossibile. Ho visto davanti ai miei occhi una situazione molto fortunata, felice e serena. Mi sono resa conto di essere circondata da molto amore e, questa, è una fortuna immensa, da non sottovalutare mai. Ogni cosa che vedevo la paragonavo all’India : le strade, la gente, i profumi,...ma ero troppo stanca, avrei avuto tanto tempo per riflettere su tutto. Giunta a casa, ho preso un altro note.book, un’altra penna e...
Lacrime...Lacrime...Lacrime...
Bonne Nuit...
 
   
· Conclusioni :

Questo è stato il mio primo viaggio da sola. Questa esperienza è stata fondamentale e decisiva per il mio modo di intendere la vita e di viverla. L’ho fatta perché l’ho voluta, nonostante tutti e tutto. Molta soddisfazione vi è in me, un alone che mi avvolge tutta e che ci sarà per sempre. Amo molto me stessa, sia fisicamente che psicologicamente. Superbia ? Presunzione ? Tu Mio Dio Universale, sai che non è così. Mi sono creata da sola, mattone dopo mattone e questo sarà il mio modo di vivere per Sempre. A parer mio, la vita è unica e l’obiettivo principale intorno al quale circola tutto è quello della soddisfazione personale. Si vive solo per questa, per migliorarsi continuamente, non sentendosi mai arrivati da nessuna parte. Grazie alle persone che mi vogliono bene. Grazie alle persone che ho avuto modo di incontrare lungo il mio cammino e che mi hanno arricchito. Grazie, al di sopra di tutti, al Mio Dio Universale che è sempre stato con me e che lo sarà per sempre. Io non sono una scrittrice, ma spero ugualmente di essere riuscita a trasmettere dei valori e dei significati di vita a coloro che, forse, un giorno, leggeranno questo mio scritto. Ho sentito la necessità di lasciare un segno, affinchè nemmeno il tempo, nemmeno la mia morte e nemmeno l’oblio inevitabile potranno  cancellare mai tutte le emozioni e le scoperte da me fatte.
E’ un dono fatto a tutti con Amore, sperando che lo accoglierete con lo stesso infinito sentimento ! Grazie !

Vanessa


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