Poesia - Ennio Clementoni - POESIA

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Poesia - Ennio Clementoni

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Ennio Clementoni

Umbro di nascita, vissuto a Roma per circa 30 anni, ora vive e opera a Genova, dove si è trasferito per motivi di lavoro da quasi venti anni.
E’ figlio d’arte. Suo padre è stato uno dei maggiori pittori del Novecento ed ha lavorato nella Roma degli anni Cinquanta a stretto contatto con artisti come Monachesi, Turcato, Omiccioli, Guttuso.
L’Autore ha dipinto fin da ragazzo. Nella matura età con lo pseudonimo di “Zef” ha partecipato a varie mostre nazionali e di corrente, dove gli sono stati conferiti premi e riconoscimenti.
Sue opere sono state anche presentate in alcune mostre personali e di lui si sono occupati vari critici d’arte.
Ha sempre mostrato un istinto naturale verso tutte le forme d’arte. Suona vari strumenti senza conoscere la musica e ha composto diversi pezzi musicali. Ha anche partecipato a gare canore vincendone due.


Nel campo della poesia è presente in diverse antologie edite dalla Silver Press, Golden Press e dagli Amici della Poesia del Corimbo.
In ottobre 2006 è uscita la sua prima raccolta di poesie con il titolo “Il silenzio e la parola” edito dalla Golden Press e presentato dalla Dottoressa Grazia Apisa Gloria con la quale segue da vari anni un percorso conoscitivo incentrato sulla evoluzione della coscienza.


libro Il silenzio e la parola

ENNIO CLEMENTONI – Il silenzio e la parola – Poesie - cm 5 x 21 – pagine 136 - Prezzo di copertina: Euro 10,00 - Codice  60851 - ISBN 88-89558-06-7  

L’eternità è lo stato dell’Essere prima del suo manifestarsi, in quanto aldilà dello spazio e del tempo, ma nel sentire del poeta questo termine può essere assimilato (nel senso di reso simile) ad altri vocaboli come infinito, altra dimensione, oltre.
È come se il poeta si situasse in un prima del tempo, in un prima dello spazio, in quello stato in sé dell’Essere chiamato eternità e da lì guardasse lo svolgersi degli eventi e la loro caducità come se fosse l’occhio stesso di Dio prima del suo manifestarsi, l’occhio dell’intemporalità, intendendo il termine intemporale nel senso in cui ne parla Pavese nel saggio “Il mito”.

Nei “Saggi letterari” e soprattutto nel saggio “Il mito” Pavese scrive:
“La durata non tocca gli istanti interiori: altrimenti quel sussulto di gioia che ci accoglie nel ricordo assoluto, riuscirebbe inspiegabile. Qui ricordare non è muoversi nel tempo, ma uscirne e sapere che siamo”
Così nel “Mestiere di vivere” Pavese scrive:
“La poesia nasce non dall’our life’s work, dalla normalità delle nostre occupazioni, ma dagli istanti in cui leviamo il capo e scopriamo con stupore la vita. (Anche la normalità diventa poesia quando si fa contemplazione, cioè cessa di essere normalità e diventa prodigio).”.
“La poesia non è un senso ma uno stato, non un capire ma un essere”. (Il mestiere di poeta).
Nella poesia di Ennio Clementoni ricorrono spesso le parole eterno, infinito, immortale, già dal 1976, quando inizia la sua ricerca poetica.
In “Ricordi?” : “Il silenzio ci aiutava / a imprigionare nei nostri cuori / attimi immortali di felicità”
In “Delitto”: “Brandelli di attimi immortali / vagano adesso per infiniti spazi”
La tensione verso ciò che è vitale è ancora contrassegnata dalla solitudine e dalla necessità di catturare “brandelli di vento”:
“Io / minuscolo granello di sabbia / in questa immensa solitudine / catturo attimo dopo attimo / brandelli di vento”
In “Senza tempo”: “Oggi / è il domani radioso / di uno ieri incerto” si intravede la speranza di una rinascita dell’amore dopo l’incontro con la donna amata.
Tuttavia occorre arrivare al ’95 perché si dia una vera ripresa della scrittura poetica, tesa a illuminare attimi di vita quotidiana, di riflessione nati da letture e incontri, dall’approfondimento del suo dialogo interiore con sé e con l’altro.
Ma che il dialogo sia ascolto dell’Essere profondo all’interno di sé, oppure ascolto dell’altro da sé, è comunque il Parlante come pensiero-immagine a dire di sé, talvolta con la libertà luminosa e intensa di un artista pittorico, spesso con lo struggimento di chi, attingendo al mondo dell’infanzia, ha comunque la consapevolezza della sua perdita, senza ritrovamento. L’Eden perduto torna tuttavia a riaffacciarsi in squarci di memoria, come quadri intrisi di luce e immagini, abbozzi di ricordi o progetti perduti.
Così in “Antichi ricordi” il poeta sprofonda in immagini, profumi che sembrano scolpirsi in bozzetti, quadri che sintetizzano momenti quali tracce di un’essenza di per sé significante, che torna a visitarlo oltre i tempi e i luoghi, ma che da luoghi precisi e definiti, circoscritti e chiaramente delineati ricostruisce quasi fotografie di vita, immobilizzata, a testimoniare la tensione verso il permanente, aldilà dell’inces-sante fluire del quotidiano.
Così in “Risveglio”: “Si ripete finalmente / il miracolo dell’ascolto profondo  /  e della percezione dell’amore infinito”
e in “Resurrezione” diviene canto, immagine apocalittica, trapasso:
“Il giorno / abbandonato dal buio / solleva nel cielo / retaggi di anime / risorte dalla cenere / ed è di nuovo / la vita”
Soltanto quando il soggetto riflessivo individuale  si riconosce nella soggettività dell’Essere cioè “quando  il pensiero viene a trovarsi al livello del soggetto super-riflessivo, dal punto di vista del quale il soggetto riflessivo si vede e  arriva a sapere di sé come altro dall’io”* [da “Oltre l’Omega” di Silvia Montefoschi, Zephiro Edizioni, 2006] soltanto allora  le caratteristiche individuali scompaiono e si accede alla visione propria del soggetto duale che sa di sé nel consapersi dei due.
Occorre “ignorare la clessidra del tempo” e orientarsi verso l’oltre per essere “trafitti dai raggi di luce” là dove “l’infinito ci attende” in cui bellezza amore e conoscenza vengono a coincidere.
Quest’oltre di cui parla Clementoni è già realtà vivente in chi non riconoscendosi più nel soggetto riflessivo individuale non lo stabilizza più e tratta il livello dell’intersoggettività duale come dialogo vivente  dell’ Uno nella reciprocità dei due (Grazia Apisa Gloria
).


ALCUNE NOTE CRITICHE SULLA POESIA E LA PITTURA DI  ENNIO CLEMENTONI (ZEF nell’arte pittorica)
Distratto da letture che servono alla conoscenza ma non lasciano il segno, ho riscoperto con Ennio Clementoni come e quanto la poesia possa coinvolgere, suscitando ad esempio sentimenti  solo apparentemente sopiti dalla elaborazione del più ingiusto e irreparabile dei  lutti  privati. Parla il padre che ha perso la unica figlia, e che ha gioito commosso davanti a una poetica dedicata all’amore che affronta con coraggio il tema dei figli ritrovati e di percorsi che si sono felicemente ricongiunti.” ....Quanti sorrisi della tua dolcissima anima ho perduto......il pianto di oggi è anche di gioia. La gioia di poter continuare insieme a te l’affascinante viaggio della vita”. Ed ancora.....”ti ho lasciata bimba e ti ritrovo donna........sei sbocciata senza la mia presenza diventando un fiore pregiato.....ora sei di nuovo qui, figlia mia,accanto a me, davanti al mio pianoforte”.
Italo Moretti
Roma, 10/04/07

(Italo Moretti è stato Direttore del TG1 e del TG3 – per molti anni inviato RAI in America Latina- Ha al suo attivo diverse collaborazioni con le maggiori testate giornalistiche. Con la Sperling & Kupfer  ha pubblicato“ In Sudamerica – Trent’anni di storie latino-americane” – “ I figli di Plaza de Mayo” e “L’Argentina non vuole più piangere”. Sua figlia, la sua Anna, è mancata in giovanissima età per una gravissima malattia)

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DEL POLIEDRICO IMPEGNO ARTISTICO DI ENNIO CLEMENTONI
Di  ATTILIO  IOVINO
Ennio CLEMENTONI gode il privilegio di aver ereditato la prestigiosa tavolozza del padre Remigio – tra i migliori pittori del Novecento – e, quale figlio d’arte, è da tempo impegnato in una vasta e pregevole produzione pittorica.
Di tale produzione ebbi occasione d’interessarmi in una vernissage cui dedicai la presentazione critica.
Ora, a distanza di tempo, il poliedrico artista viene a sorprendermi con l’improvviso suo impatto con la Poesia, di cui alla raccolta di esordio “IL SILENZIO E LA PAROLA” – Ed. GOLDEN PRESS dove la parola non si adagia su sovrastrutture formali e contenutistiche, ma ricerca una reale interiorità, vissuta nell’indagine morale e sofferta dell’impegno ispirativo.
Quindi segna l’avventuroso cammino spirituale e sentimentale dell’intera poetica di Ennio Clementoni, che offre, sin dalle prime pagine del volume, scorci idillico-elegiaci, dove si focalizza l’urgenza interiore del sentimento dell’amore: NOTTURNO-RICORDI?-DESIDERIO DI PIANTO-IL TUO DOLORE.
Dal punto di vista estetico risalta evidente l’impegno del poeta, in un delicato intrico d’immagini e di parole, di dar vita ad un efficace trapunto di forme e di espressioni. Tuttavia, con riferimento al Calendario Artistico 2007, di cui Ennio mi ha fatto dono, appare sorprendente il divario della raffigurazione pittorica, sintetica, giocata nel disegno geometrico e nell’urto timbrico del colore, squillante nella sua incisiva tonalità, e la parola poetica, sommessa, sussurrata, idillica, intessuta dalla nota insistente del sentimento malinconico e l’esaltazione dell’amore.
L’aspirazione a sublimarsi del Poeta si proietta, così, nel recettore in una intensa tonalità lirica nel fluire cristallino del pensiero.
Non conosco, dell’Artista, anche composizioni musicali nate da un autodidatta, ma sono sicuro che l’Autore rivelerebbe, anche nella musica, la necessità del pittore-poeta di evadere dalla realtà del contingente per trovare, nelle plaghe sognate della libertà, la ragione della sua tensione spirituale e le suggestive immagini che assumono sorprendente personalità ad un artista, come Ennio Clementoni.
ROMA, 20/01/2007

Il Prof. ATTILIO IOVINO – scrittore - fa parte dell’International American Institute di New York (Palme Accademiche Americane) – è  ACCADEMICO dell’Accademia Studi Comunitari Europea – Classe “Storia dell’Arte Moderna”  ed è infine MEMBRE D’HONNEUR du club des Intellectuels Francais, Parigi.

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Le poesie di Ennio Clementoni sono frammenti ermetici che afferrano nella loro indeterminazione spazio-temporale, e concettuale in senso lato immagini lineari pienamente compiute. Il senso lirico è spinto al massimo grado, senza distrazioni o divagazioni dal tema centrale. Il tempo, le speranze, la vita, e poi simboli ad ogni verso, rinnovabili e dinamici, liberamente evocativi, costituiscono le trame decontestualizzate di riflessioni sintetiche e pongono l’accento sul riempimento della parola, sulla sua dilatazione nel vuoto, sulla sua forza autonoma che cresce tanto nel verso quanto nella sospensione sublime dello spazio bianco. E lo spazio bianco è luogo della mente, laddove il verso è la mente che si fa parola presentandosi nitida sul foglio.
Diverse espressioni del sentire artistico sostengono le strutture delle poesie di Ennio Clementoni, capace di fare riferimenti coloristici, attribuendo così alle parole un po’ della sublime ricerca rielaborativa dell’arte pittorica, come di costruire i versi con scansione musicale, quasi si trattasse di uno spartito del lessico che ricerca formule di effusione del sentimento. La meta è un’armonia esistenziale da conquistare, da inanellare esperienza dopo esperienza poggiando sull’affetto e sulla fiducia di persone care, di figure splendenti del privato di ieri che torna riacceso di nuovo vigore come quello di oggi che dona forza e speranza imperiture, che rende migliori e più attenti, amicizie sincere su cui è possibile costruire un percorso d’amore e di crescita. Il messaggio è quello del rinnovamento quotidiano, incessante, simile a quello dei versi di David Maria Turoldo: “ essere nuovi come la luce a ogni alba”.
Un’umanità rarefatta e in attesa fa capolino dai versi di Ennio Clementoni; l’attesa di un modo nuovo di concepire il confronto con la propria armonia interiore che faccia da viatico ad una rinnovata concezione del mondo, che sappia sorprendersi delle cose più semplici e più vere, delle cose più grandi riscontrabili in tocchi leggeri di sensazioni e di stupori per l’esistente. Un chiaro messaggio d’amore traspare dalla delicata ricerca lessicale quanto dalla rotondità della sintassi che non si lascia irretire, nella sua vocazione alla musicalità, dalla durata del verso; e risolve ogni strofa con un pensiero conchiuso, adamantino ed estatico nel vigore lieve e scolpito del linguaggio.
Prof. Alessandro Mancuso
(da “Poeti e Novellieri” Edizioni 1995-2003-2004 Editori Silver Press e Golden Press)

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…L’umiltà, una umiltà potente e positiva, ed una profonda autocritica verso la propria opera lo hanno condotto a bruciare le tappe rapidamente ed a giungere in un solo anno di produzione all’esame “ufficiale” della prima mostra. Una “prima” che si presenta sotto i migliori auspici e le vive congratulazioni dei critici che hanno visto le sue opere in anteprima.
Il Progresso Italo-Americano 28/06/1973 (Mario Nava)

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…I temi che Zef affronta stabiliscono un contenuto compositivo ricco di invenzione, di originale e raffinata rappresentazione cromatica, di vibrante essenzialità narrativa. I valori sostanziali della sua pittura sono basati sulla libertà di espressione, sulla riflessione continua della materia che egli trasfigura e che la svela attraverso l’ansia esistenziale con sensibile interpretazione plastica.
Il Temerario- Gennaio 1974 (Miranda  Clementoni)

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…Il sentimento, del quale egli vive e si alimenta, trova acuta ed attenta osservazione tale da saper raccogliere gli attimi destinati alla dissoluzione ed a cristallizzarli nella luce del mistero creativo … Anche la scelta dei toni cromatici e il rilievo della luce è direttamente rapportabile alla rappresentazione dell’elemento contenutistico, per cui la immagine è inverata  dalla vibrazione interiore e dal dato espressionale. Così la realtà che si cela e si svela nell’elaborazione di moduli caleidoscopici, in seno ai quali la poliedricità degli aspetti tonali non turba l’ispirazione genuina ed originale.
La Sonda – Febbraio 1974 (Prof. Attilio Iovino)

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…Osservando le diverse forme di espressione dell’artista, ci appare evidente che Zef, prima di agire sulla tela abbia visualizzato nella sua dimensione interiore le impressioni ricevute da sensazioni, da momenti particolari, da forme ed oggetti che hanno stimolato il suo interesse e che rivivono in una successione di tempo. Sono  la somma delle sue esperienze, l’intervallo dell’attimo vissuto, la percezione della materializzazione che si coagulano e si fondono nella sua memoria.
IPER-Maggio 1976 (M.C.)

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…Ne deriva, a nostro parere, una concezione della realtà che per Zef sta all’inamovibilità delle cose concrete che la determinano come accidente (aristotelicamente parlando); realtà, in altri termini, che si identifica con l’accadimento, con il fenomeno variabile a seconda del momento e delle circostanze: vita, insomma, che si snoda in tutte le sue manifestazioni su uno sfondo di ricordi, di impressioni e sensazioni e su cui contemporaneamente si agitano e si scontrano idee, interessi artistici e sociali, ambizioni, che poi si concretizzano in composizioni tese, vibranti, segnate da staffilate grafiche quasi sempre accompagnate dal colore che ne potenzia la forza espressiva.
Prof. G. D’Astoli (dalla presentazione della Mostra Personale di Zef  alla Galleria” Murillo”  di Terni-Novembre 1977)

 
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