Poesia - Enrico Pietrangeli - POESIA

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Poesia - Enrico Pietrangeli

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Enrico Pietrangeli, autore della raccolta di poesie "Di amore, di morte", pubblicata in versione cartacea (Teseo editore 2000) ed in elettronica (Kult Virtual Press 2002), collabora con riviste e siti internet pubblicando articoli e racconti brevi. Attraverso la traduzione poetica, si è dedicato all'opera di alcuni autori poco conosciuti. Redattore di Controluce e dell’Osservatorio Letterario, gestisce il sito "Poesia, scrittura e immagine" www.diamoredimorte.too.it. Ha pubblicato la prima edizione del suo romanzo d’esordio "In un tempo andato con biglietto di ritorno" nel 2005 con Proposte Editoriali e nel 2007 in elettronica (Kult Virtual Press).




libro di Enrico Pietrangeli

Enrico Pietrangeli  - In un tempo andato con biglietto di ritorno
Kult Virtual Press – 2007 – download gratuito
Home Editore > http://www.kultvirtualpress.com/

Home Autore > http://www.diamoredimorte.too.it/


Romanzo d’esordio e dunque formativo, o favolistico-formativo, ma anche realistico e neo-realistico, surreale e psichedelico, ironico e spietato, che si nutre di una visione del mondo articolata e ricca di punti di vista sulla storia e sulla lingua.
In un tempo andato con biglietto di ritorno di Enrico Pietrangeli è un pellegrinaggio iniziatico nel caotico ‘omphalos’ della generazione del ’77 o, più precisamente, di quel gruppo di adolescenti o poco più che contestava l’apparente tenuta di un assetto politico già disgregato, da tempo in declino. Erano giovani coinvolti in una politica ‘engagé’ della piazza, che rivendicavano diritti e giustizia sociale e utilizzavano l’arte in modo spontaneo: quella musicale ma anche quella visiva e letteraria. La musica, in questo caso, è struttura portante, realisticamente e simbolicamente, ed è colta in tutti i suoi aspetti più variegati e contraddittori. Attraversa i generi, dall’underground al commerciale, dalla disco-music al progressive, scandisce i blocchi narrativi attraverso pertinenti riprese tematiche, avvicina i personaggi tra loro, li isola, rappresenta classi sociali e contesti, fino a diventare moda, tendenza.
Generazione di intellettuali ma anche di “emarginati”, la definisce G. Ferroni nella Storia della letteratura italiana, “uniti all’insegna di un interesse del tutto strumentale per la poesia, puro pretesto per lo sfogo di comportamenti alternativi”.
Argomento scarsamente rappresentato nell’olimpo letterario, il movimento di contestazione del ’77, in questo romanzo la fa da padrone con tutti i suoi cliché, a tratti volutamente stereotipati o sgranati, che si tratti della droga o della fascinazione per l’India, del noto raduno di poeti e musicisti a Castel Porziano, fino a Massenzio, alla musica rock, pop e alla Domenica Sportiva. Grazie a questi stereotipi, i personaggi potranno conoscersi e riconoscersi in un circuito esistenziale tragicomico e trasmettere una fotografia dell’epoca eroica e trasgressiva: interpreti di vite ‘normali’ oltre che di confine, animati da un profondo desiderio di riscatto. Per Lorenzo, indiscusso protagonista, è dunque sperimentabile la scoperta, a tratti anche distruttiva, di un sé ancora acerbo.
Roma e dintorni, con sortite a Milano e Firenze, sono i luoghi dove la conoscenza si nutrirà di curiosità adolescenziale, riuscendo a sprovincializzare una cultura urbana da ‘stra-paese’. Ciò è possibile per mezzo d’incontri con altri personaggi (Walter, l’amico del cuore; Francesca, l’attrice matura e intelligente, o Mimì, la transessuale) in una costante attenzione verso l’avanguardia modaiola d’oltreoceano. Ovunque imperversano fenomeni come la ‘banana’ di Warhol, emblematico orpello della pop-art, i nuovi ‘supereroi’ finalmente giungono in Italia mentre si ascoltano ancora canzoni fissate da sempre nell’immaginario collettivo, come Sound of silence di Simon and Garfunkel.
Questi ed altri fermenti renderanno possibile la trasformazione di Lorenzo in ‘icona donchisciottesca’, eroicamente positiva, depositaria di saperi e valori. La sua formazione si attesterà allora su tonalità picaresche e sarà demandata ad un iter esperienziale fatto di ricerca e casualità più che di apparati istituzionali quali scuola o famiglia, sovrastrutture che il protagonista non intende ancora comprendere o che forse ha già intuito e archiviato, coinvolto com’è nell’amore, nella musica e nel sesso.
L’alternarsi di un sé socialmente integrato e di un sé più devoto alla solitudine e alla riflessione, malinconicamente ritratto nell’ascolto di Un uomo in crisi di Claudio Lolli, permette all’autore di cimentarsi con un’interessante architettura del personaggio. Un narratore profetico scruta con attenzione ogni rocambolesca e ossessiva contraddizione (caratteristica del ’77?). E’ ottocentesco nella sua onniscienza-preveggenza, indiziario nei suoi caustici interventi che commentano i fatti e forse, in quest’aspetto, riconducibile ad autori come Balzac o Stendhal. La storia è impostata sul motivo di un contrastato amore tra Lorenzo e Lucia e rimanda, anch’essa, sia per i riferimenti onomastici manzoniani, che per la tematica sviluppata, ad un impianto ‘ironicamente’ ottocentesco (chissà se, oltre a questa seconda edizione in elettronica, altre ancora ne verranno rielaborate dall’autore…).
Impedimenti esterni, al di sopra della volontà dei personaggi, o ‘sortilegi’, prendendo a prestito una definizione di Sklovskij utilizzata per i poemi cavallereschi, incastrano Lorenzo e Lucia in una costruzione fatta di corse e rincorse ma mai di coincidenze. Le complicazioni non sono superabili in alcun modo se non attraverso un rituale di morte e rinascita. Il capitolo in cui viene descritta la morte dell’amatissima Lucia è uno degli esempi più riusciti d’innesto di registri a sfondo melodrammatico. Alla disperazione di Lorenzo che apprende la notizia dalla televisione, mentre freddamente gli racconta la morte in diretta, fa da contrappunto poco dopo (ma con più di vent’anni di anticipo) il sarcastico riferimento del narratore al genere televisivo del ‘reality’. Lo scambio continuo tra parola e immagine non può trascurare, d'altronde, allusioni alla ‘scatola’ televisiva e ai suoi perpetui meccanismi come l’intramontabile connubio calcio-televisione, né dimenticare il mondo della comunicazione sonora e visiva fatta di telefono o telefonino, di cinema, pubblicità o chat-line. Strumenti contestati, accettati e dunque utilizzati dall’autore, ma più spesso trascritti da una telecronaca distaccata dell’epoca. La strutturazione in capitoli-racconti scandisce una ripartizione a episodi da serial televisivo, con ‘short-stories’ tematicamente autonome sebbene inserite in una più ampia cornice di trama e supportate da una scrittura densa e cinetica.
Ma come per la definizione di ‘genere’, così per quella di ‘stile’ e ‘lingua’, è necessario soffermarsi sui contrasti prima di arrivare ad una percezione d’insieme. La sfida è tra lingua colta e linguaggio popolare, cruda immediatezza e spigliata dialogicità (i dialoghi sono in buona parte in gergo dialettale), prosa d’arte e poesia. Tra le numerose investiture ricevute da Lorenzo, infatti, c’è anche quella di ‘poeta’. Un angelo gli apparirà più volte, sia nel sonno che nella veglia, per eleggerlo a cantore, spronandolo a fare buon uso delle ispirazioni attraverso illuminazioni creative. Angelo custode,  visione allucinata, icona cristologica o pura intuizione? Forse, più semplicemente, un alter ego di fantasia caduto sulla terra.
Miti e archetipi delle origini sono evocati di continuo ma sfuggono dall’autoreferenzialità, contemplata semmai nella messa in scena di macchiette esilaranti. La loro lucida definizione arriverà a distanza e sarà scandita da un’ellissi temporale di circa vent’anni, corrispondente alla seconda parte, il “biglietto di ritorno” dalla storia, appunto, ovvero gli ultimi tre capitoli del romanzo. Ora lo slancio vitale della conoscenza è diventato coscienza, evoluzione in senso bergsoniano. Lorenzo può finalmente attestarsi quale ‘exemplum’ del suo tempo, come anello di congiunzione tra passato e presente in bilico tra il ‘bianco e nero’ e il ‘technicolor’.
Tempo musicale, flusso interiore e tempo narrativo procedono di pari passo e con armonia in un complesso gioco di rimandi, anticipazioni, flashback, parallelismi cronologici e giochi anacronistici, come la citazione di Chi l’ha visto ante litteram o la breve descrizione dell’144 (servizio erotico telefonico apparso alla fine del secolo scorso).
E poi c’è il tempo del disincanto. Sono state superate tante prove e scoperti molti enigmi. Le occulte alchimie degli eventi premieranno Lorenzo, ormai adulto, trasformandolo in un personaggio-narratore, cantore della memoria, e inventeranno, come testimone della narrazione, un autore-personaggio che fatalmente scrive romanzi e vende al mercatino di modernariato reperti sacrali di musica non riproducibile: - i vinili - già nostalgicamente soppiantati non solo dai CD ma anche dai più impalpabili MP3. Sacrale, a questo punto, diviene anche il risvolto del racconto che tramanda esperienze e salva dalla morte.
Nota di  Simonetta Ruggeri – 2007


Prefazione alla Seconda Edizione elettronica
Questo romanzo di formazione di Enrico Pietrangeli, in un ambito in cui il “Bildungsroman” sembrava ormai essere uscito dai canoni letterari correnti, ci propone sapientemente un vivo, riconoscibile ritratto generazionale, attraverso le vicende del protagonista, evocate, rivissute, nonsoltanto narrate, in un febbrile, e quanto mai denso e imprevedibile, percorso, interiore ed effettivo “in un tempo andato”, di cui il titolo del volume già sembra voler smentire la compiuta, privata storicizzazione, con il suo “biglietto di ritorno”.
Siamo negli anni Settanta, per l’esattezza alla fine del decennio che vide colminare una serie di ben noti frangenti sociali, politici, culturali  di costume, con il ’77, di cuisi va in questi mesi a rievocare (c’è chi dice a celebrare) la ricorrenza del suo trentennale.
Il protagonista del romanzo li attraverserà, ora da testimone partecipe, oa da involontario interprete di drammi accanto a lui consumatisi, ora da portatore di una già ben definita coscienza critica di quanto lo circonda.




A  C.G.

Ti desidero così,
dentro un tailleur spinato,
gonna al ginocchio e collant
per voluttuoso mare di trame
in puro nylon; ove m’incanto
e dei pensieri inspiro
quell’odore intenso
e mai sedato di pelle.  
Cullato con lo sguardo
sopra bordi fustellati
di un decolté nero
mi scopro diverso,
quel che non ero:
solitario feticista
privo d’umano affetto.
Mi dimeno, umiliato,
mendicando altrove
l’amore appassito
nell’infiorescenza
di un tuo sguardo.
M’incaglio sopra corpi
osservandoti riflessa,
timida ed assorta
in un pallido disagio,
pregna di quella luce
che sprigiona sensualità
ovattata in chiaroscuri
ti sento, e mi neghi
tendendomi l’anima,
curiosa ed assetata
per ogni indecente,
borghese apparenza.


A L.A.
Da "Di amore, di morte" - 2000 Teseo Editore

Eravamo due sconosciuti vicini,
tanto da concederci un antico gusto
di spiare rumori e persino sospiri;
un insolito vento o l'inaffidabile
pigra mondanità di uccelli urbani
ha disperso i nostri pollini
senza mai tramutarli in frutti
nel comune scorrere di stagioni
vissuto tra le quattro zolle di terra
che dividevano le tue dalle mie radici:
casa, certo punto di memoria,
dal tuo segreto sorriso sporge
questo mio disordinato archivio.



A M.C.

Rinvenire un frutto smarrito,
abbandonato a marcire
nelle segrete dell'anima,
non concede altro che muffe;
furono giorni nondimeno gloriosi
dove improvvisi esplodemmo
nel sedimentare, spontaneo,
tutto il nostro bisogno d'amore.
Ora, avvolto in una corazza,
non conosco più l'abbandono,
constato ogni dettaglio e limite
pronto ad arenare la fantasia
sopra un lascivo avventurarsi.
Cerco sangue fraterno, vivo,
dove, cauto, lasciarmi andare.
Abbraccio la mia sola utopia

per poi tornare a naufragare.



AL SOLDATO N° 3                             

Al muro dei dì alterni,
trascorsi a montar di guardia,
lascio alla memoria
clandestine cicche inserite
nelle ampie scanalature;
le chiamerei pure crepe
se non fosse per il fatto
che parte di uno stesso tempo
ci abbia logorato insieme.


SOSTANZE ORGANICHE

Mentre questa strana imbarcazione
sopravvive in scheletriche strutture
divorate dalla ruggine, solitario, remo,
traverso contorti percorsi della ragione
tra i moti ondosi di un incerto vivere
poi, come un batterio, prolifico, lento,
avanzo e mi diffondo in muffe:
eco di una gloria mai celebrata
che percepiamo a sera, languore
tumultuoso d'insonni, attivi fermenti.


A M.C.  II° Parte

Ora che la pelle è pregna dei tuoi odori
e l'anima mia convive felice in simbiosi,
al mattino, con l'ausilio di basse pressioni,
giungo al lavoro con la testa tra le nuvole
e nel vuoto, tuttavia, sfioro la tua presenza:
il tuo virtuale esserci che mi accompagna.

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