Poesia - Eugenio Rondinella - POESIA

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Poesia - Eugenio Rondinella

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libro Cenere in un giorno di vento

POETA E PAROLIERE DI SUCCESSO


EUGENIO RONDINELLA - Cenere in un giorno di vento - Ed. Golden Press - F.to 13 x 20 - pp. 120 - Cod. 60151


Rondinella. Tutti coloro che seguivano le trasmissioni radiotelevisive e gettonavano i juke-box negli anni '60, sino alla fine degli anni '70, conoscono questo nome. Eugenio Rondinella ha infatti operato attivamente come autore di canzoni in quegli anni favolosi per la canzone italiana.
Incise i primi dischi all'età di 14 anni e giovanissimo partecipò al Festival di Sanremo con Milva (facciata B), ottenendo un grande successo. Poi, conclusi gli studi, scrisse testi, o meglio poesie, per Marino Barreto, Milva, Claudia Mori, Gino Santercole, Gianni Morandi, Nicola di Bari, Maurizio dei New Dada, Fred Bongusto, Santo e Jonny, Cardinal Point e altri. Il suo maggior successo fu quale autore dei testi dei più famosi tanghi argentini (la Cumparsita, el Choclo, Duello cruello, Rodriguez Pena, Inspiration, Adijos Muciacios ecc.) cantati da Milva. Soprattutto con questo disco Rondinella si fece conoscere in tutto il mondo.
Rondinella partecipò anche alle più ambite manifestazioni canore di quei tempo: Festivalbar, canzonissima, Festival di Sarajevo ecc. Realizzò le sigle di importanti trasmissioni radiotelevisive come Gran varietà, 40 gradi all'ombra ecc.
Poliedrico, fu anche editore musicale. Da tale attività nacque la sigla del programma televisimo Check-Up, simbolo della trasmissione per oltre vent'anni.
Nella sua intensa e brillante attività di autore di canzoni, scrisse per i maggiori maestri nazionali e internazionali: Enrico Simonetti, Marcello De Martino, Giampiero Reverberi, Santercole, Gianni Fallabrino, i mitici Williams, Van Hebert, Robert Gall ed altri. Pubblicò con Ricordi, RCA, Fonit-Cetra, Durium, Philips, Polydor, Wea, Clan Celentano, Ariston ed altri.
Ma Rondinella teneva nel cassetto parecchi volumi di grande poesia. Poeta "controcorrente", la sua poesia è stata definita "classica-moderna, avveniristica, musicale".
Attualmente, Rondinella si dedica esclusivamente alla poesia e alla pittura psicocromatica, detta dai critici psicocromia. Si tratta di un'avanguardia artistica - di cui egli è il capostipite - che ha già fatto scuola e conta diversi seguaci.
L'editore del suo primo libro di poesie lo convinse che tenere per sé queste opere di alto ingegno era una forma di egoismo. Ora anche noi siamo lieti di proporre il maestro quale nuovo poeta del 2000.

Nel suo precedente libro di poesie Un cerchio di rosso, Rondinella descrive il suo dolore esistenziale nel momento della sofferenza guardandolo da vicino.
Un cerchio di rosso è un florilegio tratto dall'enorme volume di poesie inedite e che forse inedito resterà, come si può capire dal titolo, da bruciare nel rogo.
In questo rogo c'era forse già un preludio di Cenere in un giorno di vento;
Rondinella infatti sublimava la sofferenza bruciando le sue poesie. In Cenere in un giorno di vento il rogo non è più delle poesie dolorose ma di un passato sofferente. Nella creazione di queste poesie l'autore vede questo dolore da spettatore, lo ammira dall'alto, mentre descrive contemporaneamente il presente gioioso ed un futuro splendente.
In un certo qual modo, nella comparazione fra Un cerchio di rosso
e Cenere in un giorno di vento, si può dire che il secondo sia il negativo fotografico del primo.

Un Cerchio di rosso è un florilegio il cui filo conduttore è l'ordine cronologico e psicologico di composizione; in esso il dolore traspare evidentemente e in poche ultime poesie finali si intravede la ricerca della catarsi che è preludio a Cenere in un giorno di vento. L'ultimo poesia però riconduce alle prime con una chiusura di dolore: ... e tutto è rimasto lì.
Cenere in un giorno di vento è invece lo sviluppo di un tema con un filo conduttore che ne è il fondamento e l'unità logica. Anche in questo volume, Rondinella trae il titolo dall'ultima poesia:
... Anche la strega è morta...
Quest'ultima poesia è il finale ed è anche il tema che il poeta sviluppa. La strega, infatti, simbolo del maleficio e del dolore esistenziale, brucia viva nel rogo.
Alcuni critici, quando fu pubblicato Un cerchio di rosso
accostarono Rondinella a Prevert definendolo addirittura "il nuovo Prevert italiano". Certamente questo accostamento non fu per i contenuti che anzi sono evidentemente opposti, bensì per la forma estetica con ritmo-musicalità e assonanze caratterizzandi la comune passione per la chanson montmartiana; ritmo-musicalità e assonanze ormai scomparse con l'ipnotismo del novecento italiano.
Rondinella, poeta coraggioso e controcorrente, fu anche definito, molto erroneamente "neo-classico", diremmo, se mai, classico-moderno-avvenirista.
Nel volume che presentiamo, Rondinella annulla il ritmo conservando però una forte musicalità. Il coraggio di Rondinella nel presentarsi al di là di accostamenti e definizioni è comunque e certamente di essere controcorrente.
Cenere in un giorno di vento
verrà giudicato dai critici e dai lettori.
A noi è piaciuto moltissimo.
(dalla Prefazione di Ivano Sacchi)

EUGENIO RONDINELLA - Letto di chiodi e materasso di lana - Ed. Golden Press  -  pp. 136 - f.to 13 x 20

La poesia di Eugenio Rondinella non è catalogabile; intendo dire che non rientra in nessuna categoria prestabilita né in alcun movimento culturale precostituito: sfugge, quindi, non solo ad una sintetica classificazione, ma finanche ad una convincente definizione.

Tuttavia la lettura della poesia di questo autore incatena a sé, più che respingere da sé; è poesia da leggersi - stavo per dire "da bersi" tutta d'un fiato nel suo procedere di eventi, ché tutte le composizioni della presente raccolta danno vita e forma ad un unicum di densa portata lirica.

libro Letto di chiodi e materasso di lana

Ed è poesia che suscita emozione e, sovente, fa riflettere, fluttuante com'è tra inquietudine d'incubi e disfacimento dell'essere da un lato, onirico desiderio di luce e intensa ansia di pace (o meglio: riappacificazione cosmica, se pure da un fòmite egocentrico) dall'altro.
Ritmicamente la lirica rondinelliana si gioca prevalentemente su versi brevi o brevissimi che ben s'adattano ai fiotti espressivi dell'anima e ai grumi di pena intima del poeta; oppure si snoda su andamenti fluidi e melodici a significare quasi ritmi di canto, talvolta quasi di canzone.
Nello svolgimento delle tematiche, essa passa indistintamente dal contenuto aforismatico, conciso e sintetico a quello narratologico, espositivo e discorsivo.
Rondinella è in parte poeta e in parte filosofo con alle spalle (e nella mente) un background psicomusicale (non si dimentichi che fin da giovanissimo fu apprezzato e ricercato autore di testi e musiche, anche se trattasi di un passato volutamente superato: e lo si legge qui e là nei versi) e psicopittorico (la sua pittura essendo l'esternazione che espande sulla tela tanto i suoi incubi inquieti, esplosi o implosi tutt'attorno a nuclei di stagno, piccole sculture tutt'altro che asemantiche, quanto i suoi desideri vivi, tutti tesi alla tranquillità interiore).
E Rondinella è ancora l'astronomo, di indole galileiana, che usa il suo cannocchiale per indagare, senza remore e senza preamboli, nell'esistenza sua e degli altri; ma il cannocchiale lo adopera, indistintamente, per visionare la realtà e scandagliare se stesso e gli altri "in grande" o per indagare la medesima realtà e scrutare se stesso e gli altri "in formato ridotto" e quindi più chiaro e distinto.
Le composizioni scorrono come un fiume in piena, che non conosce (e non rispetta) argini, dal flusso torrentizio e inesausto nella prima parte, ove, in massima prevalenza (rari gli émpiti positivi), le difficoltà e le angosce, i tormenti e gli incubi costituiscono substantia per quel "letto di chiodi" sul quale l'autore non riesce a riposare statico e placido, inerte e stoico al pari di fachiro, anzi: l'uomo-poeta ne percepisce tutte le punte aguzze con fitte che provocano indicibili spasmi.
Se nella prima sezione il sole non illumina né scalda, ma si agghiaccia o manca; e l'estate si fa gelida; il prato verde e i giardini del sole sono diventati arida e rinsecchita paglia e, anche se si è troppo giovani per morire, pure la voglia di morire diventa normale.
Rondinella, dimesso e senz'alcuna superbia, ingloba nel suo logos poetico il costante, iterato ricorso a tematiche connesse, direi intessute, agli ineffabili enigmi della vita e della morte (si legga nella sua essenzialità di versi bisillabici che si inseguono e si susseguono "Morte e vita", ma anche "Morti e vivi" e "Resuscitare", nella quale ultima composizione riecheggia l'ungarettiana morte che si sconta vivendo).
E ricompaiono, di seguito, l'insolente metafora delle streghe in fuga e la rievocazione di "un cerchio rosso" (richiamo di precedente raccolta poetica dello stesso autore); e si isterilisce la sorgente in quanto flusso vitale e in quanto ancora voglia di gorgheggiare dell'usignolo (nightingale di tanti poeti e poeta esso stesso) che più non canta né più sa cantare (perché le sabbie mobili dell'anima stanca non danno scampo e tutto si perde in esse: passato, anche "il più famoso tango", e futuro) e in quanto, infine, desiderio di volare del passerotto ghermito e divorato dal falco.
Altra forte metafora è la scopa che deve passare (ma chi la manovra?) per raccogliere ed ammucchiare frantumi di disprezzo d'un pover'uomo: il poeta in persona. Che giunge ad invocare "Ave Maria!", ma è incapace d'altro - ormai è morto - e non sa la via (quel Calvario che poi porterà alla salvazione e alla luce della Resurrezione) né sa la croce (privo ormai com'è, il poeta, della capacità di dare un senso alle proprie sofferenze).
Se Wordsworth, il padre del Romanticismo inglese, aveva icasticamente sostenuto "The child is father of the man", presupponendo il permanere della vita in interiore homine grazie al fanciullino (platonico e pascoliano), al contrario Rondinella afferma:
"La morte
del bimbo
è la sorte dell'uomo"
a dire che quando il fanciullino che è nell'uomo muore, ha fine con lui la joie de vivre ch'è tutt'uno con la poesia, e l'inaridimento equivale alla morte.
Il componimento dedicato a e intitolato "Leonardo", l'artista globale che affermò "la poesia è cosa mentale" (e tale è in Rondinella), costituisce la soglia per il passaggio, naturale non forzato, dalla prima alla seconda parte della presente silloge.
Leonardo, simbolo supremo dell'artista in sé, insaziabile e circonfuso da un allucinato alone di creatività, è il poeta stesso che, placatasi la tormenta, vuole liberarsi delle proprie allucinazioni e dei propri fantasmi (sabbie mobili e streghe) per rinascere alla vita e, con l'animo lieve, riaccendersi ai cristalli azzurri e d'oro (gli ideali positivi).
Rondinella è del tutto incapace di una poesia da penombra, è capace soltanto di prometeici balzi dall'Inferno all'Eterno (una delle rime più accattivanti); e così dal buio, tetro e profondo, dell'Inferno (pars prima) passa -guidato da un ricomposto Leonardo e da una Cecilia purificata (la piena e totale metamorfosi in Adriana si realizza sul finire): Leonardo e Cecilia-Adriana pari a danteschi Virgilio e Beatrice - alla luce, viva e intensa, del Paradiso (pars secunda) per riandare i tempi verdi dell'amore, il cuore accarezzato da petali di rugiada... E qui, nella seconda sezione, il sole entra nel suo cuore d'uomo e poeta in progress e il sole ritorna caldo e lucente; e il poeta, liberatosi dei pensieri tetri, si fa pittore in cerca d'amore; e gli uccelli (l'usignolo e il passerotto, le rondini) e le farfalle ritornano a volare: a volare come il poeta, che ritrova ispirazione e vis poetandi.
Si chiude così il cerchio che coinvolge musica, poesia e pittura - triade da sempre creatrice di vicendevoli contaminazioni.
La poesia non è più, a questo punto, una malattia da non confessare (come un tempo faceva piangere e vergognare i poeti), ma si va facendo magica sinfonia che accompagna nel suo viaggio il poeta, viandante nomade ed errante, triste randagio, finalmente riconciliato con la vita. Magica sinfonia, secondo le parole del Rondinella, che culla il poeta-sognatore, il quale a reti piene (di sogni, non più di incubi) può ora addormentarsi sul "materasso di lana".
Lentamente, ma inesorabilmente, anche se con evidente fatica e sofferenza di ricadute nel buio, la vicenda del poeta-fanciullo emerso dal pozzo profondo e nero - si dirige, sicura come volo di rondine, verso l'arcobaleno multicolore, verso quel chiarore che trafigge le streghe e porta alla sconosciuta pace, sconfiggendo definitivamente cani abbaianti, serpenti e aspidi, corvi e civette maledette, falchi, insetti e quant'altro presente nella simbologia rondinelliana: simboli e metafore non di maniera, ma fortemente interiorizzate nella cupa negatività.
Quale il timore del poeta? Di morire se il suo tormento cessa. E leggiamoli in chiusura i versi che tale timore palesano:
Che ne sarà
delle mie rime?
Morirà il poeta
se
il mondo
più
non l'opprime!
(dalla Prefazione di Benito Poggio)


 
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