Incipit del romanzo "Io... e ancora io..." di Emmanuele Bonnes - POESIA

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Incipit del romanzo "Io... e ancora io..." di Emmanuele Bonnes

Premio "L'Incontro"


Incipit del romanzo Io e… ancora io… di Emmanuele Bonnes,

opera vincitrice della XIa Edizione del Premio “L’Incontro” (2006)



“Prego, si metta comodo e mi dica quanto le viene in mente, così, come le viene..”
L’uomo che doveva iniziare il suo racconto era sui cinquant’anni, pantaloni jeans e una tee-shirt di color grigio, capelli leggermente tendenti al brizzolato, un fisico ancora asciutto e una forte tensione che si leggeva in volto, quasi più chiaramente che dalla voce fin là emessa nel parlare. Era steso sul lettino, dove tutti i miei clienti cercavano di far chiarezza sulle proprie inquietudini.
“Professore, non so, come dire, da dove cominciare... credo di essere pazzo! Da qualche tempo mi arrivano alla mente dei ricordi che… non so fino a che punto mi appartengano... no, non sto parlando di sogni… Immagini, sì, immagini nella mente, dei fotogrammi, a volte come dei filmati, di una vita che… non credo di aver mai vissuto, o meglio, di vite… in quanto gli episodi si riferiscono a periodi anche molto diversi l’uno dall’altro...”
Ora la sua voce si faceva più concitata, a tratti sembrava quasi balbettare, per la fretta di esporre le sue idee, i suoi pensieri, quasi potessero sfuggirgli prima che avesse potuto rendermene partecipe.
“Prosegua, Giovanni, prosegua...”
“L’epoca dev’essere della prima guerra mondiale... vedo un soldato che sta correndo, con la baionetta in pugno, verso un nemico, il soldato che corre sono io, o meglio… fisicamente non gli somiglio ma… sento, sì, sento!, che quello sono io, sì… come nei sogni, ma le garantisco professore che avevo gli occhi bene aperti e non avevo bevuto! Era un ricordo!… è un ricordo.. vedo il diverso volto di me stesso e vedo pure il volto del mio nemico che diventa sempre più nitido nella vicinanza. Il paesaggio intorno è di una tristezza e disperazione unici, morti dappertutto e sparuti soldati che ancora si accaniscono per non essere sopraffatti, in mezzo ad una nebbia mista di calore, fumo e umidità. Ormai è una battaglia all’arma bianca. Il soldato che mi corre incontro è forse ancora più giovane di me, 15, 16 anni al massimo e io sento che ne ho 18. Mentre corro incontro a lui e forse alla morte vedo nella mia mente i volti dei miei genitori, dei miei fratelli, delle sorelle... un nodo alla gola sale, sempre più grosso, fino a farmi mancare il respiro, ormai è vicinissimo… mi sento attaccare ma, con mossa repentina, per quanto possa esserlo, con quel peso di divisa addosso, mi scanso e quel soldato cade a terra e nella caduta gli scivola di mano la sua baionetta e perde pure l’elmo che se ne ruzzola via.. ho un attimo di esitazione… mi è stato insegnato che il nemico è il nemico e non va graziato. La guerra è la guerra! Con fredda determinazione impugno ancor più saldamente l’arma e piegandomi su di lui gliela nascondo nel corpo...
…e qui c’è il primo episodio che m’inquieta... mentre l’arma s’infila nel suo corpo, incomincio a percepire un lancinante dolore in me, proprio nel punto in cui l’arma stava penetrando nella sua carne e sento la vita scivolare fra le mie mani… ma questo lo stavo provando io nel ricordo, mentre vedo l’altro me stesso rialzarsi soddisfatto di aver ucciso un “nemico”...
…come spiega questo dottore?”
“Prosegua, per favore, i dati non sono sufficienti per esprimere un parere, certo, la cosa è curiosa, anche se, forse, si potrebbe parlare di transfert... capita, a volte, di immedesimarsi in qualcuno a tal punto da divenire quasi la stessa persona... ma… prosegua, la prego...”.
“Ho pensato e ripensato se poteva essere stata la scena di qualche film, ma le assicuro dottore che il ricordo era ed è così vivo che lo sento proprio mio! Non ho dubbi! Quello che ammazzava ero io... ma come spiegare il dolore che invece sentivo e sento io, ogni volta che il ricordo si riaffaccia alla mia mente?”
Mentre parlava, lo guardavo per capire se ci potesse già essere qualche segno di possibili malattie psichiche, psicologiche ma, nonostante l’esperienza alle spalle, non trovavo ancora nulla d’importante e il modo come aveva raccontato l’episodio sembrava semplicemente il racconto di un soldato di trincea, a parte la conclusione… ma, si sa che la propria mente è in grado di simulare perfettamente anche cose soltanto immaginate. Era veramente poco ancora per poter esprimere una qualsiasi opinione, l’unica cosa era che il suo raccontare scivolava via bene, senza note infastidenti, come, purtroppo a volte, capitava con altri miei pazienti.
“Parli, mi racconti tutto, quando le è venuto questo ricordo?”
“Non molto tempo fa, qualche mese, era l’inizio dell’anno e mi trovavo sul molo a guardare il mare al tramonto, era bellissimo… dei colori che, descriverli a parole, ne sarebbero sminuiti della loro magnificenza. Ero seduto su una panchina, quando un ragazzo mi si avvicinò e mi chiese: “Ha visto per caso un cagnolino passare da queste parti?“ Aveva un guinzaglio in mano ed attaccato c’era anche il collare. Il cane, evidentemente, era sgusciato via. Ebbi come un flash in cui stavo correndo, ansimante, ma la mia visione delle cose era di un’altezza strana, sarà stata di circa 30 centimetri da terra, forse un po’ di più, ma non tanto. Che ci stavo facendo a quell’altezza? Stavo correndo, correndo… proprio vicino al molo, a quel molo, poco distante da dov’ero seduto, vedevo, mentre correvo, le gambe delle persone… ad un certo punto c’era davanti a me un edificio bianco, doveva essere un ex ufficio della capitaneria di porto, lo svoltai e mi fermai trafelato. Ero seduto per terra, sulle zampe posteriori… Sì, sulle zampe posteriori...
Il flash scomparve e ritrovai lo sguardo stupito del ragazzo che stava aspettando la mia risposta, d’impulso risposi: “Sono là, dietro a quell’edificio bianco...”. Come “sono”? pensai! Il ragazzo mi guardò ancora un attimo, forse non aveva percepito il soggetto della frase e sorridendo corse verso il posto da me indicatogli, anche con il gesto della mano.
Dopo qualche attimo ricomparve con il cagnolino al guinzaglio e passandomi davanti mi ringraziò con un sorriso e come lo vidi, quello schiudersi appena delle labbra mi fece apparire alla mente quell’episodio della guerra, il suo sorriso somigliava a quel sorriso che comparve, dopo la smorfia di dolore, sulla bocca del “nemico” ucciso...
"che dice dottore? sono pazzo? cosa mi sta succedendo da qualche tempo in qua?”


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