Poesia - Luciano Somma - POESIA

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Poesia - Luciano Somma

Vetrina degli Autori

Nato a Napoli il 18 Marzo 1940, ha iniziato a scrivere versi fin dall’età di 13 anni pubblicando per 50 anni su quotidiani e periodici specializzati. Già direttore responsabile di Tribuna Artistica negli anni ’60, ha collaborato e collabora con molte testate giornalistiche. Iscritto alla SIAE come paroliere dal 1967 ha pubblicato o inciso oltre 1000 canzoni. Tra i cantanti che hanno interpretato le sue canzoni ricordiamo Gloriana, Mario Abate, Tony Bruni, Mauro Levrini, Fenoli del clan Casadei, Rino Piccione.
Si è avvicinato alla poesia per esternare ciò che ribolliva dentro e fortunatamente la critica ha sempre accolto favorevolmente, e accoglie ancora, i suoi lavori .
Nella sua lunga attività poetica ha vinto moltissimi premi. Tra i più recenti: 1° classificato al premio “Antonio Balsamo”, Castellammare di Stabia, 1993; 1° classificato al “Poseidonia”, Capaccio Scalo, 1994; 1° classificato al “Città di Avellino”, 1994; 2° classificato al “Paestum”, Mercato San Severino, 1994; 1° classificato al “Città di Cava de’ Tirreni”, 1995; 1° classificato alla “Taverna dei poeti”, Modena, 1995; 3° classificato al “Trofeo colle armonioso”, Firenze, 1995;  1° dei segnalati e mensione d’onore al “Città di Caserta”, 1995.
Ha condotto e diretto per molti anni trasmissioni radiofoniche e televisive presso emittenti private.
Nell’Ottobre 2005 è stato protagonista d’una puntata di NON E’ MAI TROPPO TARDI andata in onda su RAI 2.
Ha pubblicato una decina di libri di poesie sia in italiano che in napoletano, alcuni testi sono stati tradotti in Spagnolo, Francese, Inglese.
È inserito in centinaia di antologie, anche scolastiche e ha ottenuto nel 1977 e nel 1994 la medaglia d’argento del Presidente della Repubblica
Dispone di alcuni CD con nuove canzoni, anche per bambini, che mette a disposizione per esecutori programmatori .

Ha pubblicato :

  • DDOJE VOCE ‘E NAPULE - Ed. La Commerciale - Napoli-1968

  • LA MIA RICCHEZZA -  Ed. L’Araldo del Sud-Napoli - 1971

  • DIMANE – Ed. degli artisti – Napoli - I e II edizione – 1977-1978

  • N’ATU DIMANE - Ed.Del Delfino – Napoli – 1982

  • ‘E GGRANATE – Ed. Terre - Napoli – 1990

  • MUSICA NOVA - Ed. Lo Stiletto – Napoli -1993

  • MOMENTI DI VERSI - Ed.Montedit – Melegnano (Milano) - 1997

  • MEMORIE D’ALBA - Ed.Otma – Milano -1999

  • BRIVIDI DI RICORDI - I Edizione Ed.Oceano - San Remo - 2000

  • BRIVIDI DI RICORDI – II edizione Ed.Di Salvo – Napoli - 2000

  • CRISTO NAPULITANO - I edizione Ed.Oceano - San Remo – 2000

  • CRISTO NAPULITANO - II Edizione Ed. I Miei colori – Pontassieve (Firenze) 2000

  • CRISTO NAPULITANO – eBook  - Ed. INediti – Settembre 2001

  • IL PIANETA DEI SILENZI – eBook - Ed.Inediti - Settembre 2001

  • LA MIA RICCHEZZA-eBook-Ed.www.ricordati.com-Pizzighettone(Cremona)Ottobre 2001

  • MOMENTI DI VERSI – Edizione telematica-Ed.www.ricordati.com – Pizzighettone(Cremona)2001

  • LL’APPUNTAMENTO – eBook – Ed.www.ricordati.com-Pizzighettone(Cremona)2001

  • IMMAGINI-Casa Editrice Menna –Avellino-Ottobre 2001

  • L’ALBA DI DOMANI – Casa Editrice I Miei Colori –Versione e-book – Dicembre 2003

  • OMAGGIO A NAPOLI – CD con 11 Poesie napoletane  recitate da Antonio Mencarini   

  • L’ALBA DI DOMANI – Edizioni NOIALTRI –Pellegrino (Messina) Febbraio 2005 con CD

                                                                                   
Per ulteriori informazioni su questo autore si possono visitare i siti:
http://www.partecipiamo.it/Poesie/Luciano_Somma/1.htm
http://artista.ilcannocchiale.it


libro La mia ricchezza

LUCIANO SOMMA - La mia Ricchezza - Poesie - Prefazione di FULVIO MASULLO - Prima Edizione 1971

PREFAZIONE
Bisogna interci bene sul concetto di poesia moderna: essa non è tale soltanto in funzione del fatto che si è liberata - pare definitivamente – dalle castigate geometricità del suo disegno architettonico: è moderna – per converso – in quanto sicuro elemento d’una mutata realtà, e perché essa (a somiglianza delle altre forme d’arte contemporanea), riesce a raccogliere e fare proprie quelle istanze sociali che premono – con una baldanza fatta audace da secoli d’imperio – e che peraltro è giusto, è civile, è umano siano infine raccolte e tradotte in fatti concreti.
In questo, a mio sommesso avviso, si differenzia la poesia moderna da quella tradizionale. In altri termini, il poeta d’oggi non è più il romantico sognatore d’un tempo: oltre tutto, non avrebbe possibilità di esserlo, coinvolto nella spirale d’una società sempre più meccanizzata ed industrializzata, protesa verso la definitiva acquisizione d’una più razionale giustizia distributiva.
In tale contesto, dunque, ben s’inquadra la figura di Luciano Somma, poeta giovane anche nel modo di intendere la dura realtà dei nostri giorni. Si legga con attenzione, infatti, la prima poesia di questa silloge, nella quale ognuno potrà identificarsi col poeta: “Mostruosa macchina/ condizionata / da troppi, / meschina / ridicola… / Passivamente ubbidisco al comando! / La Mia anima abulica / assiste impotente / a questa giornaliera prostituzione /.; si legga, altresì, l’ultima composizione, Caos: L’uomo-podista / rincorre il suo traguardo: / il denaro. / Il fanciullo gioca / col suo robot; / il fratello più grande / cerca la sua verità / negli allucinogeni. / Il loro papà è in piazza / tra la massa di scioperanti / Con un cartello in mano….”
Si, signori, questa è la caratteristica, la forza, la validità della poesia è civile, è umano siano infine raccolte e tradotte in fatti concreti. Moderna, capace di penetrare la convulsa realtà dei nostri giorni, di interpretarne le vastissime significazioni penetrando tra i risvolti di un meccanismo alla base del quale prevalgono due elementi di uguale consistenza: la liberazione da ogni superfluo bavaglio restrittivo e l’affermazione di più giuste rivendicazioni.
Luciano Somma, a mio avviso, è pienamente partecipe di questo processo evolutivo, al quale – anzi – contribuisce attraverso l’apporto del suo sentimento, del suo raziocinio, della sua interpretazione tanto più razionale quanto più violento gli appare il contrasto tra il vecchio ed il nuovo, quanto più imperiosa si denuncia l’esteriorizzazione del fatto sociale (e talvolta morale) di cui è testimone (FULVIO MASULLO).

LEGGI ALCUNE POESIE DI QUESTA RACCOLTA





LUCIANO SOMMA - Momenti di Versi – Poesie - Ed.Montedit – Melegnano (Milano) - 1997
Distribuito da www.nuoviautori.org

PREFAZIONE
Curioso il titolo di questa raccolta. Suona come un gioco di parole: Momenti di versi. Sono le poesie momenti di versi, e diversi al tempo stesso? Ma, prima ancora di tentare una risposta, soffermiamoci un poco sull’effetto visivo, più che sonoro, di questa paroletta: di versi; diversi. Grande dono della parola scritta! Basta uno spazio in più, o uno in meno, e subito si aprono nuovi orizzonti di senso, nuove possibilità di riflessione. Siamo certi che questo aspetto della scrittura non è sfuggito a Luciano Somma, navigato poeta napoletano forse abituato, in virtù dell’assidua produzione in vernacolo, a scoprire i tesori nascosti dentro i circuiti che segretamente si creano all’interno di una cosa solo apparentemente esplicita e arida come il vocabolario. È anche questo a rendere le poesie momenti diversi, a dare loro la caratteristica inconfondibile della scoperta.
Come rendere l’idea di questo processo? Fuori c’è un mondo sempre piatto, sempre uguale; dentro c’è un uomo con il suo occhio, il suo orecchio, la sua sensibilità. A lui sta interpretare il mondo, trovare parole vecchie e nuove grazie alle quali rielaborare situazioni e persone conferendo loro spessore, originalità, senso; disegnando così un mondo nuovo, pazientemente e intelligentemente depurato di tutto ciò che non è essenziale. Perché, in fondo, la poesia altro non è che la ricerca dell’essenzialità; e la storia della letteratura ci insegna che nessun’altra forma espressiva sa arrivare diritta al cuore delle cose con tanta potenza e lucidità.
Certo non è facile dirsi poeta. Non è un titolo che si possa acquistare frequentando scuole o svolgendo professioni particolari. Possiamo osare di chiamarlo dono? Ma sì, osiamo. La poesia è un’esigenza, una specie di febbre, una cosa che ce l’hai oppure no. Senza vie di mezzo. Poi, è ovvio, la lunga frequentazione  del verso, la lettura, lo studio dei grandi sono tutti strumenti che affinano la sensibilità e di conseguenza la tecnica. Ma la vera poesia, anche se può imitare le forme, non potrà mai ripetere un solo contenuto. Questa è la sua ardua e incomparabile bellezza. Questo fa di ogni singolo verso una sfida al tempo che passa: i versi restano lì, eterne pietre, a incastonare per sempre il tormento e la gioia dell’essere uomo.
I poeti sanno di essere, a volte, voci scomode. Succede sempre a chi guarda le cose con troppa lucidità, scavalcando d’un balzo tabù e convenzioni sociali. Non a caso la raccolta di Somma si apre con una lirica dal significativo titolo Perdonateci. Perdonateci –scrive l’autore – se rifiutiamo limiti e frontiere / e trasformiamo / fili spinati in palpiti d’amore / non ci è concesso forse d’impazzire? Poesia è dunque sinonimo di pazzia? Anche, perché no? Già i greci lo sapevano. Non dobbiamo avere paura delle parole. La pazzia, come la poesia, può essere una condizione drammatica e privilegiata al tempo stesso, che conferisce nuove ali al pensiero. A queste ali, con sensibilità e intelligenza, Somma si affida. Per volare a ritroso nella propria vita, come la farfalla di Ti sembrò, e ritrovare antiche emozioni, antiche speranze. Il filo della memoria corre attraverso tutte le poesie della raccolta, legandole tra loro come tanti anelli di una catena che poco a poco, forse all’insaputa e certo con stupore del poeta stesso, si ricompongono disegnando il profilo di una vita già per metà vissuta. Si intravede un’infanzia contadina in cui lo splendore del sole e della giovinezza temperano solo in parte l’asprezza di un lavoro ingrato, la fatica del vivere quotidiano (Quasi al tramonto / lasciavo i campi / con le spalle curve / e un senso indefinibile / di rabbia / per il magro raccolto ereditato / da una lunga fatica / e lei in attesa / ricca di pazienza / sull’uscio della casa intonacata / rafforzava radici / di una speranza / quasi affievolita); ed ecco poi svelarsi un presente ricco di agi ma, forse, ormai vuoto di attese; un presente fatto di libri e lenzuola pulite che non servono a colmare assenze irreparabili. Ma il pessimismo che esplode, ad esempio in Ora (ora che è sera / non ci saranno palchi in prima fila / per vedere le stelle), non si fa mai lamento. Somma non versa lacrime sul tempo che fu, né si culla in morbosi stati d’animo fatti di autocommiserazione per la giovinezza trascorsa: si legga in tal senso, di nuovo, la lirica intitolata Ora, dove compare l’albero maschio in cui è forse possibile ravvisare il poeta stesso e la trasformazione che egli ravvisa in sé (in quel giardino / dove ogni fiore / aveva sempre un nome femminile / mentre l’albero maschio / la pretesa / di vivere la sua virilità / incurante del vento di libeccio / che con la sua salsedine piegava / di giorno in giorno i rami / indebolendo le radici e il tronco… Quell’albero  in giardino / è diventato un blocco di cemento). La maturità, acquisita e accettata nonostante tutto, comporta una certa dose di sopportazione del dolore proprio e altrui. Dolore e sofferenza esistono, si possano spiegare o no. Questo Somma lo sa. E per questo, senza timori, li guarda in faccia, fissandoli nelle tenere spalle di un bambino costretto a portare una croce che lo spezza (Mirko) o, ancora, nella scheggia d’una mina portata in volo da un passero con le ali insanguinate (Waterloo). Esiste una certezza in questa assurda Waterloo? Nessuna risposta è possibile. Solo il passero, chissà, ha sfiorato Dio, prima di spiccare il suo volo. Noi, è la coraggiosa conclusione del poeta, si resta qui / a contare il trascorrere dell’ora / volta sicuramente all’imbrunire / in lenta attesa d’una lunga notte (OLIVIA TRIOSCHI).


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