Luigi Pirandello - POESIA

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Luigi Pirandello

I Nobel Italiani


Premio Nobel per la letteratura 1934 con la seguente motivazione:

"per il suo coraggio e l'ingegnosa ripresentazione dell'arte drammatica e teatrale"



Luigi Pirandello

La Vita

Nasce Il 18 giugno del 1867 ad Agrigento, antica Girgenti e greca Akragas, in una casa di campagna nella contrada Cavusus, ovvero "kaos"; sul relativo gioco di parole e di significati, legato alla follia come dis-ordine, ossia unica possibilità di sovvertimento della normalità falsa ed ipocrita,  Pirandello individuerà un elemento emblematicamente autobiografico, su cui ruoterà gran parte della sua opera.
Il padre, Stefano, nativo di Prà, presso Genova, è garibaldino; la madre, Caterina Ricci Gramitto, proviene da una famiglia borghese benestante e antiborbonica, che vanta possedimenti terrieri e zolfare (miniere di zolfo).
Pirandello inizia le scuole a Girgenti e prosegue gli studi a Palermo e a Roma, all'università. In seguito ad un violento litigio con un professore universitario, viene espulso dalle scuole italiane ed è costretto a recarsi a Bonn, in Germania, per proseguire gli studi.
A Bonn si laurea con una tesi sulla parlata di Girgenti, cioè su un'analisi degli aspetti fonetici del dialetto parlato nella sua città. È importante il soggiorno a Bonn perché rappresenta la sprovincializzazione dell'autore, l'incontro con l'Europa e  la cultura "mitteleuropea".
Nel 1892 si stabilisce a Roma, dopo un periodo ricco di studi in Germania e dopo aver iniziato a comporre e pubblicare poesie, di non pregevole fattura, in realtà. I titoli delle raccolte poetiche del giovane Pirandello sono: "Mal giocondo", "Elegie Renane", "Pasqua di Gea", "Zampogna".
Frequenta gli ambienti della piccola borghesia intellettuale, conosce Capuana e anche lui, come già Giovanni Verga, viene spronato dal vecchio teorico del Verismo alla composizione dei romanzi. Pirandello scrive "L'esclusa". Inizia anche la sua carriera di insegnante. Nel  1894 si sposa con Maria Antonietta Portulano, figlia di un commerciante capace ma sfortunato; la moglie, già donna fragile di nervi, dopo un periodo felice mostra segni di malattia mentale che si accentua quando nel 1903 le famiglie Pirandello e Portulano subiscono un tracollo economico in seguito all'allagamento delle zolfare. Perdono i proventi economici delle miniere nelle quali avevano investito tutte le loro risorse. La donna, dopo essere stata assistita amorevolmente dal marito, finirà internata in manicomio dove Pirandello continuerà a dedicarsi interamente alle sue cure. I due avranno tre figli: Stefano, Lietta e Fausto, il primo morto durante la Prima Guerra Mondiale, la seconda trasferitasi a Buenos Aires in Argentina dopo il matrimonio e il terzo divenuto un famoso pittore della seconda metà del Novecento.
Molte pagine del romanzo "Il Fu Mattia Pascal" Pirandello le ha scritte al capezzale della moglie ammalata. La follia rimarrà un tema tipico di Pirandello ("Enrico IV", "Il berretto a sonagli", la raccolta di poesie "Quand'ero matto" e argomento di molte novelle ed opere teatrali); in seguito al tracollo finanziario Pirandello lavorerà sempre più, dividendosi tra l'insegnamento e la produzione letteraria e dando anche lezioni private.
Collabora con il Corriere della sera e con Il secolo XIX di Genova, sui quali pubblicherà tutte le sue novelle più importanti. Ma quello con i giornali sarà un rapporto conflittuale, infatti il Corriere gli chiede sempre tagli delle sue opere che lui difficilmente accetta di buon grado.
Dal 1897 al 1922 insegna letteratura italiana presso l'Istituto superiore di Magistero a Roma. Pirandello si dedicherà nella prima parte della sua carriera letteraria alle novelle e successivamente ai romanzi, per approdare ai capolavori del teatro solo in un secondo momento, forte dell'esperienza accumulata come narratore.
Nel 1910 il capocomico di commedie in dialetto siciliano, Nino Martoglio, mette in scena due testi di Pirandello, ripresi da due sue novelle, ovvero: "La morsa" e "Lumìe di Sicilia". Nel 1916  Pirandello approda invece direttamente al teatro come autore, dopo aver superato alcune perplessità sul senso del teatro stesso. Aderisce al fascismo, anche se in seguito ne prenderà le  distanze; c'è chi  ha visto questa adesione come un fatto strabiliante, ma diciamo che è una  caratteristica della famiglia Pirandello quella di adeguarsi ai mutamenti politici dell'isola.
Tra il 1911 e il 1926 scrive altri romanzi: "Suo marito", poi diventato "Giustino Roncella, nato Boggiolo"; "I vecchi e i giovani", analisi storica romanzata della Sicilia tra la caduta del dominio borbonico e l'avvento del fascismo, con relative riflessioni sui conflitti generazionali; "Si gira", poi diventato "Quaderni di Serafino Gubbio, operatore" e "Uno, nessuno e centomila".
La scrittura dei romanzi procede di pari passo con quella delle novelle, genere molto amato da Pirandello e forse centrale per quello che riguarda tutta la sua opera, collegamento importante tra la produzione letteraria e quella teatrale. Le novelle saranno tutte pubblicate nella grande raccolta intitolata dallo stesso autore "Novelle per un anno", quindici volumi di circa quindici novelle l'uno.
Pirandello comunque matura soprattutto nella scrittura drammaturgica, come scrittore ed innovatore. Inizialmente non crede nel teatro, soprattutto in quello definito "borghese", di quel tempo, sclerotizzato e ripetitivo, che aveva bisogno di una forte scossa, la stessa che lui stava per dare a tutta la scena italiana, e non solo dal punto di vista della letteratura per il teatro, ma anche per quanto riguarda un nuovo modo di concepire la drammaturgia e il rapporto della poetica con la verità scenica. Egli riteneva il teatro un'arte sostanzialmente fittizia, volta a snaturare l'idea di partenza dello scrittore.
Sarà Angelo Musco, altro grande attore della tradizione dialettale siciliana, ad accrescere la fama di Pirandello portando in scena drammi come: "Pensaci, Giacomino!", "Liolà", "Il berretto a sonagli", prima in siciliano e poi in italiano.
Con "Così è (se vi pare)" e "Il piacere dell'onestà", Pirandello chiude con il teatro borghese e veristico: inizia così quella stagione di rinnovamento radicale dei canoni drammaturgici tipicamente "Pirandelliana". Il 14 maggio del 1921, alla prima romana del testo più importante della rivoluzione della scrittura per il teatro di Pirandello, cioè "Sei personaggi in cerca d'autore", il pubblico fischia, rumoreggia e grida: "manicomio, manicomio" all'indirizzo dell'autore. Un mese dopo la stessa rappresentazione otterrà invece un grande successo a Milano e poi in varie capitali europee e in America.
Nel 1925 Pirandello inaugura il Teatro d'Arte di Roma, di cui è direttore e regista. Sovvenzionato dal regime fascista, gira tutto il mondo con la sua compagnia teatrale, la cui attrice principale, Marta Abba, secondo alcuni pettegoli diventerà la sua amante. Pirandello smentirà sempre dicendo che tra i due c'era solo stima reciproca.
Altre opere drammaturgiche di Pirandello sono: "Enrico IV", "Vestire gli ignudi", "Ciascuno a suo modo", "L'amica delle mogli", "Questa sera si recita a soggetto", "Come tu mi vuoi", "La favola del figlio cambiato" e l'ultimo dramma, lasciato incompiuto dall'autore e portato a termine dal figlio su indicazioni del padre, "I giganti della montagna".
Nel 1929 è nominato "accademico d'Italia" dal fascismo. Nel 1934 gli viene conferito il premio Nobel per la letteratura. Muore a Roma nel 1936, in seguito ad una malattia da raffreddamento: non si era coperto adeguatamente all'uscita da una rappresentazione teatrale.

L'opera

La produzione di Pirandello è molteplice, anche se si tende erroneamente a vedere Pirandello unicamente come autore teatrale. Compone poesie e narrativa (sia novelle che romanzi); la prima produzione pirandelliana riguarda la poesia. Il problema maggiore per Pirandello è lo stile, infatti non ha alle spalle una vera formazione stilistica. Diciamo anche che come poeta non vale tanto rispetto al prosatore o al drammaturgo. La sua prima raccolta di poesia si intitola Malgiocondo (1883- 1889).
A livello stilistico si evidenzia una forte influenza di Carducci con toni retorici e aulici, in  alcune poesie compare persino l'influsso di Leopardi. Pirandello in queste poesie cerca uno stile proprio che non possiede. A livello di contenuto compaiono già i lineamenti fondamentali di tutta la sua produzione e soprattutto compare una disposizione amara verso la vita, la condizione tragica dell'individuo nella società, rappresentata in modo ironico. Pirandello tende sempre a partire dal dato biografico personale che tende poi a configurarsi come fatto universale, come fatto di tutti che coinvolge la crisi dell'uomo moderno. Pirandello si incontra a livello letterario col verismo, egli  accetta il discorso stilistico che da esso deriva, assume la tecnica ma la supera a livello di contenuto; infatti egli non condivide il discorso verista, soprattutto per quando riguarda l'impersonalità dell'arte, perché vuole esprimere il mondo in maniera personale e soggettiva. A questo proposito Pirandello dirà che esiste una notevole differenza fra scienza e arte: la scienza utilizza canoni  ben specifici, l'arte non può essere soggetta a regole scientifiche e non utilizza canoni, poiché per sua natura specifica rifiuta le regole.
Il romanzo L'esclusa, del 1893 segna il superamento del Verismo e del Naturalismo; c'è in quest'opera solo un apparente verismo, riguardante appena l'analisi dell'ambiente. L'esclusa è la storia di una donna che viene scacciata dal marito perché accusata di  adulterio; verrà poi riconiìosciuta innocente e riaccettata in casa, per ironia della sorte, solo quando avrà realmente compiuto l'adulterio. Compaiono qui le costanti pirandelliane della solitudine, le donne vittime, l'assurdità conformista della pubblica opinione. Assieme a questi valori Pirandello riesce a superare il  discorso verista.
La prima produzione di novelle, 1895-1902, fa emergere tutti  i motivi dominanti della  tematica pirandelliana come la solitudine dell'uomo. È questo il periodo in cui Pirandello si trova a Roma, deluso in quanto è la Roma della corruzione politica e dei salotti. Da questa esperienza di delusione deriva il contrasto tra la città e la campagna, rappresentata soprattutto dal mondo rurale siciliano. Parallelamente a questa bipolarità, a questo contrasto, si situa quello tra il cittadino borghese e il contadino spontaneo, ingenuo e non corrotto. Questo è evidente in una novella importante come Lumìe di Sicilia  (lumie= limoni) che verrà poi trasferita in teatro.
Dal 1904 al 1910, comincia ad evidenziarsi un tema importante che verrà poi sviluppato successivamente, il tema della "forma" e della "coscienza".
Pirandello prende consapevolezza che l'uomo per vivere in società ha bisogno di costruirsi delle "maschere", che sono molteplici e servono ad adeguarsi alla realtà esterna. Se l'uomo deve assumere queste maschera internamente è un uomo intricato, in crisi, perché non ha mai un'identità sua, si deve costruire una identità fasulla che si adegua. Il personaggio pirandelliano non è come un personaggio verghiano, statico, ma è sempre alla ricerca di sé, vuole smascherare sé e gli altri e cercare la propria identità che trova difficilmente. Proprio da questa duplicità di forma e coscienza nasce il romanzo Il fu Mattia Pascal (1904).
L'obiettivo che Pirandello si pone è di smascherare le forme, la falsità, le convenzioni sociali, utilizzando l'umorismo. Nel 1908 scrive un saggio sull' Umorismo nel quale analizza questa forma di smascheramento. In esso Pirandello distingue due elementi, il comico e l'umorismo, come possibilità dicotomica di avvertire il sentimento del contrario e comprendere a fondo la realtà, oltre la sua facciata esteriore, comoda e conveniente ma falsa.


 
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