Poesia - Paola Amatrudi - POESIA

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Poesia - Paola Amatrudi

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Paola Amatrudi è nata a Napoli. Dall'età di sei anni vive a Genova. A tredici anni ha iniziato a scrivere le prime poesie. Nel 1992-1993 ha iniziato il dialogo di amore e conoscenza con la dott.sa Grazia Apisa Gloria.
Dopo il  riconoscimento che la sofferenza d'amore che la traversa è il travaglio stesso dell'essere che in lei chiede di prendere coscienza, Paola sperimenta un nuovo ascolto che sarà testimoniato negli scritti del '97 - Sciogliere le catene
- editrice Golden Press.
Il linguaggio nuovo che in lei si manifesta nella comunicazione con il dialogante dentro e fuori trae origine dai sogni, dalla riflessione e dalla relazione intersoggettiva con Grazia Apisa Gloria nell'unità del discorso che si dava in quel punto momento.
Nell'opera  Quando pensi di essere solo
(2007)   c'è la testimonianza della necessità di relazionarsi costan-temente alla presenza, nel dialogo d'amore perenne, pena il ritrovarsi a trattare il già trattato.
Alcune sue poesie sono state pubblicate dalla Golden Press nelle antologie: Fior da Fiore - Voci del Duemila - Poeti e Novellieri.


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Sei bella come una stella cadente
come una luna bianca
come un fiore azzurro
Sei bella come il cielo lassù lassù
ed io ti amo all'infinito
(Luca)


Svelamento di una nuova dimensione, percezione di un nuovo modo di amare e di vivere, questo traspare dagli scritti di Paola Amatrudi, quasi un nuovo contatto con il mondo, dopo che si è stabilito un autentico e profondo contatto con l'essere profondo.
E proprio di un dirsi dell'essere si tratta, di un dirsi concepito quale nuovo progetto evolutivo della coscienza.
Così in "Ti  sento", in  È un dono" e in "Eros" l'Essere diviene l'altro del dialogo in cui la coscienza si riconosce pienamente e il figlio Luca diviene la luce, un tutt'uno con il progetto evolutivo, con il bisogno di crescere nella nuova visione, nella consapevolezza che sino a quando i due non diverranno uno non ci sarà possibilità evolutiva.
La presenza dell'altro quale riferimento esterno ed interno del percorso conoscitivo, quale traccia dello spirito e del pensiero che nell'amore si fa comunicante e percettibile oltre la fisicità dell'esserci, diviene,   nello sguardo rivolto all'infinito, il segno tangibile di un nuovo modo di esserci e di amare, la concreta presenza dell'incontro su nuovi piani di coscienza ("Il tuo sguardo rivolto all'infinito") è toccare l'impercettibile,  scoprire il senso della vita, superare la solitudine, amare l'invisibile ("Nell'incredibile"), tendere la mano al cielo e sfiorare la luce ("Il nostro richiamo").

Tutto ciò permette di sciogliere le catene che ancora imprigionano l'eros nella vecchia coscienza di sé e del mondo.
Così dagli scritti in cui maggiormente si esprime il dramma esistenziale del conflitto tra io e Essere, coscienza e inconscio, logos ed eros, come in "Luca la luce", "Morire per rinascere", "Ed io vorrei", si accede, una volta compiuto il salto di logica, a quelli in cui i temi del vivere si snodano in immagini sempre più rarefatte, luminose, quasi surreali che hanno davvero dell'incredibile.
Ed è proprio attraverso il conflitto esistenziale come risvolto di una sintesi non compiuta, di una consapevolezza profonda non ancora raggiunta che si accede ad un nuovo darsi oltre le pareti dell'apparenza ("Amarsi") in cui l'amore diviene salvezza offerta all'altro, affinché si liberi dai nodi che ancora opprimono l'anima e il pensiero. L'anima come psiche, luogo di sofferenza e di morte, da cui occorre uscire; varcare il confine dell'anima è il passaggio necessario per fare ingresso nella nuova dimensione della coscienza; in tal senso l'anima coincide con l'animalità, la sfera delle emozioni immediate, la visceralità, l'affettività e superarla è l'arduo compito di chi ha già in sé il germe della mutazione.
I mutanti non scelgono la nuova strada, devono percorrerla, perché si trovano già sul percorso, già sono incalzati dagli eventi che li indurranno a mutare.
Il disagio è sintomo della mutazione. Occorre cercare il nuovo codice dove si inscrivono le leggi del mutamento, occorre decifrarle e porle in atto. Soltanto allora il salto verso il nuovo modo di essere si annuncia nella sua irreversibilità. Non procedere significa morire, morire alla consapevolezza, morte ben più dolorosa del morire fisico e naturale. La naturalità che incombe è quella della necessità intrinseca della trasformazione.
E trasformarsi coincide con trapassare ossia andare oltre.
Grazia Apisa Gloria

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"…Una donna dai mille volti compreso il mio, mi affida il suo bambino e una folla di persone si avvicina per osservarci; nes-suno possiede la parola. La donna mi trasmette il suo pensiero dicendomi che se tutti ci vedranno, saliranno e va via; non so che fare, ma il bimbo mi parla nel pensiero e dice:
"Io ti cerco perchè tu mi cerchi, io ti amo perchè tu mi ami, io sono in te perché tu sei in me. Affidati!""…



In quest'opera del 2007, Quando pensi di essere solo,
Paola ripercorre le tappe della sua evoluzione e del lavoro iniziato nel dialogo con me. Anche i suoi interrogativi tornano alla domanda prima, la più radicale: Perché vivere? Perché amare? Perché continuare la vita, se sembra venir meno l'amore, se la relazione con l'altro è priva di quella condivisione, di quella sintonia profonda, che da sola dà senso alla vita?
Ricondurre alla logica unitaria dell'Uno la necessità di unità di Paola è stato il lavoro quotidiano sui vissuti e sulle emozioni sin dal primo nostro incontro, dove, nella comune riflessione, Paola consapevolizza il darsi delle domande e il loro dirsi in questi scritti, in cui il dialogante interiore coincide con il dialogante fuori e il linguaggio scritto diviene guida di un percorso verso il riconoscimento in sé di quel verbo che già a tredici anni in lei parlava, nel suo voler morire a quella vita che non era Vita, a quell'amore che non era Amore. Riconoscimento che ha dovuto superare il pianto dell'anima, intesa come psiche, che chiude e imprigiona nelle catene dell'affettività che chiede ancora un appagamento, lo stesso appagamento che nella madre diviene ostacolo alla libera crescita del figlio.

Il termine anima è utilizzato da Paola nell'accezione di psiche, luogo del monologo interiore ma anche come riflettente, pensante, altro del dialogo e quindi in senso intersoggettivo.
È comunque importante sottolineare che anche nell'accezione più comune, psichica, sempre sottende l'esigenza intersoggettiva verso cui la tensione erotica si sente e si riconosce finalizzata.
Soltanto nel liberarsi da questa prigione dell'affettività che vincola nell'interdipendenza, soltanto partendo da questo riconoscimento nell'esperienza vissuta, Paola riconosce in sé il vero Parlante, e nel dialogo con l'altro dentro e fuori accede al nuovo volto dell'Essere, dell'Amore e del Pensiero come Vivente, nella sua reale unitarietà.
"…varcare il confine dell'anima è il passaggio necessario per fare ingresso nella nuova dimensione della coscienza; in tal senso l'anima coincide con l'animalità, la sfera delle emozioni immediate, la visceralità, l'affettività e superarla è l'arduo compito di chi ha già in sé il germe della mutazione.
I mutanti non scelgono la nuova strada, devono percorrerla, perché si trovano già sul percorso, già sono incalzati dagli eventi che li indurranno a mutare.
Il disagio è sintomo della mutazione. Occorre cercare il nuovo codice dove si inscrivono le leggi del mutamento, occorre decifrarle e porle in atto. Soltanto allora il salto verso il nuovo modo di essere si annuncia nella sua irreversibilità" …
… "e trasformarsi coincide con trapassare ossia andare oltre"…
Grazia Apisa Gloria, Agosto 2007

 
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