Poesie di Gino Tigano - POESIA

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Poesie di Gino Tigano

Premio "L'Incontro"

ALCUNE POESIE TRATTE DALLA SILLOGE “IL CERCHIO IMPERFETTO” DI GINO TIGANO

VINCITRICE DELLA SEZIONE B DEL PREMIO EDITORIALE “L’INCONTRO 2007” – XIa EDIZIONE


PAROLE

Sono la nostra estensione le parole
nel tentativo di comunicare
fede e passione,
l'amore in noi e la ragione.
Dicono che soltanto esse, dette
scritte, pensate mettano le ali
ai corpi schiacciati sulla terra.
Ma possono inventare favole e mostri
creare sabbie mobili o muri.
Usate in telegiornali e media
i loro suoni vengono ridotti
a magma incandescente nella lotta
per impadronirsi del potere,
anche descrivendo un mondo surreale
che risulta pronto all'implosione.
Le leggi e la morale diventano
tavole sacre, affidate
a guardiani senza pietà, né occhi.
L'istinto all'aggressività e ribellioni
viene sfruttato per creare robot senza cervello
con cui controllare e fare strame dell'umanità.
Ci inducono a pensare che noi siamo
ciò che ci circonda.
Così ridotta in atomi ogni identità,
la nostra realtà viene scagliata
dai deserti al buco nell'ozono,
dal fuoco degli incendi, ai ghiacciai sciolti.
E ancora, su di noi,
le stagioni torride, gli inverni glaciali,
il fango delle inondazioni e dei tifoni
gli inquinamenti irreversibili dovunque.
Parole…: forse estensione di noi,
ma troppo spesso manipolazioni,
restrizioni ridotte ad un brusio incessante
sulle nostre teste
senza mai rispondere a:
“chi siamo veramente?... “e “dove andiamo?...”
ma, soprattutto, quale valore hanno
tutte le nostre azioni ?
Parole anche per essere del “gruppo”,
per stare con “gli altri”, conformi
a norme e leggi e costumi
sacrificando libertà a solitudine.
Parole, a volte, come amuleti scarni
per esorcizzare solamente
tutto il silenzio della morte.

IL PUNTO

Gli occhi a livello del piano
della scrivania, guardo
contro l' azzurro dietro la finestra
una formica nera, che non so
da dove possa essere arrivata
(... o lasciata da chi? ...)
così estranea da tutto e tutti
contro il cielo lontano ... !
Rimango così ad ammirarla:
minuscolo essere perduto
e solo dentro l'universo
dell'uomo,
reale senza orientamento
ma “significato” presente, là
dov'è; simile all' “attimo fuggente”
alla ragione lucida,
alla “naturale” follia!...
E, tuttavia, prevale:
un punto lei nella mia visione
contro il mio io quasi inesistente
mentre si rompe il filo del pensiero
e cado
nel surrealismo senza riva.
Ma, poi, il tempo mi riprende
col solito bla-bla del mondo
nella radio,
un'intervista sulle regionali
e se si conosce il nuovo referendum...
”il quorum si raggiungerà a giugno?”,
andrà o non andrà la legge
per preordinare la vita ...
(quella, cioè, in fase nascitura) ?
Verso la futura realtà,
c'incamminiamo tra esseri
esseri-umani, persone ...
vorremmo essere sicuri che
dipaneremo “questo” punto ... per stare
più vicino a cellule e gameti,
salvare, scambiare manualmente
energia contro energia,
creare noi l'evento,
realizzare il “senso” e il circolo virtuoso
del nascere e morire o, almeno,
qualche rimedio alle malattie ....
E’ utopia anche questa ? Come
mi appare la formica sul piano di
cristallo e l'io
sopra una “vite senza fine” ?...
Ma perché fa male anche discuterne ?...

NON È UNA FUGA

È uno di quei momenti in cui
poni in discussione tutto, anche di te:
la realtà e il valore di ciò
che hai fatto o ancora fai,
tu parte insignificante d'una società
tu preda tuttavia del lavoro,
della politica e dei giudici,
di leggi di governi inconsistenti
e di potenti nascosti tra “Ordini”
associazioni, centri clericali,
e sindacati vari a difesa
sempre di interessi di parte ....
Non ne posso più, vorresti dire,
se non fosse uno sfogo così
“banale e sulla bocca di tutti”.
In parallelo, vengono in mente
quelli che erano punti di riferimento:
ideologie e persone, i sentimenti
le filosofie e la religione ...
il senso del bene e del bello,
lo stare insieme come vocazione
in quella che avrebbe dovuto essere
una naturale comunione.
Ti sembra allora che non vi siano più
i trait d'union che per te un tempo
legavano gli insiemi.
E vecchi castelli senza più ponti
legati alla terraferma
rimangono sospesi nella mente ...
e tornano cavalli
in una corsa folle senza pista
né alcun traguardo da raggiungere
o palio da vincere.
Tuo malgrado, restano immagini
senza senso, vetrine illuminate
vuote e treni che vanno in direzioni
che non sai, senza più binari, né
vagoni.  E istintivamente ti difendi:
cerchi di aggrapparti al tuo presente
lasciando “fuori” il resto
per scrivere più caparbiamente
di campi e fiori vivi da strappare
al meccanicismo che li brucia.
Vorresti limitarti a cogliere stelle
voci, canzoni, tempi “altri” lontani
con l'orologio che segna esiti
felici e spazi incantati ...
ti piacerebbe viaggiare con ali
tue sopra l'azzurro delle acque
e le sabbie d'oro
tra raggi bianchi verso l'infinito.
E questi tuoi viaggi, le foglie
che ti tendono le mani
i volti sorridenti degli incontri
possibili restano così
sospesi tra la terra e il cielo
come intermezzi.
Sai che non è una fuga, la tua,
ne sei cosciente perché senti
d'essere già tornato al tuo reale
sopra questa carta già segnata
che non puoi e non vuoi annullare ...
nel mattino nuovo d'affrontare.
Ma questo ti cancella in ogni segno:
si prospetta senza le tue rughe
volto privo di occhi verso il Sempre …

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