Racconti di Giuseppe Martorino - POESIA

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Racconti di Giuseppe Martorino

Spazio Libero

L'INCONTRO

Gregorio Sanseverino, docente di Educazione Artistica in pensione, durante il periodo di Carnevale, incontrò una sua ex allieva a Palermo, dentro una farmacia.
Egli era andato, di pomeriggio, a comprare delle medicine per la moglie e la figlia influenzate e fu sorpreso nel vedere una bella signora bruna con gli occhi verdi, snella e giovanile,     assieme ai figli. Riflessioni! Mi ricorda la mia allieva Maria.
È proprio lei? Mah! Il turchese dell'abito le sta a meraviglia. Sì, è lei! Ricordo che una volta, a scuola, mi fece un ritratto  così fiero che sembravo un guerriero samurai.
Le chiedo come si chiama? Che figura, se sbaglio! Di solito sono i vecchi a fare certe figure, in assenza di Mnemosine.
Guarda, anche lei, dubbiosa? Coraggio, andiamo avanti!
- Mi scusi, noi ci conosciamo già? Ho l'impressione di sì.
- Professore! Non si ricorda più di me? Sono Maria.
- Come sei cresciuta! Sembri un'altra persona.
-  Eh, si matura col tempo! Sono sposata ed ho due figli.
- Complimenti! Sono i tuoi capolavori, vivaci e naturali.
- Lei insegna ancora? Quanti alunni ha conosciuto!
- No. Sono pensionato. Dimmi, cosa fa tuo marito?
- È falegname. Lavora, tutto il giorno, per sopravvivere.
- Dipingi ancora? Tu avevi gusto e fantasia.
- Sono troppo impegnata in casa. Quando mi libero…
- Ho comprato una pomata per Totò. I suoi come stanno?
- Non c'è male, grazie a Dio! Un poco d'influenza…
- Ricorda il ritratto che le ho fatto a scuola?
- Certamente! Avevi del talento, sai? Peccato che…
- Il ritratto era idealizzato, classico?
- Un'interpretazione molto espressiva!
- Lei ci consigliò allora: "Non fate banali fotografie!".
- Il modello è come noi lo vediamo.

Una signora anziana, con l'abito ruggine, diede le medicine a Gregorio ed inviò, con la sua chiara voce milanese, i saluti alla moglie (già in pensione), un giorno sua collega a scuola. In seguito la signora aveva smesso d'insegnare (stanca dei viaggi, del caldo, di burocrati e supplenze) e scelto di aiutare il marito, un farmacista palermitano, ed il nipote, con dignità.
Diana, figlia di Maria, aveva la camicia rosella sopra la gonna marrone ed un fiocco rosso in testa; sembrava annoiata, impaziente; Totò, il fratello, giocava con la sua tromba dorata, dentro un bluastro passeggino. Uscirono tutti  dalla farmacia.
Gregorio notò per caso un manifesto dove, sul fondo rosso, c'era scritto: "La scuola adotta i beni confiscati alla mafia". Un caso? Mah! C'è qui un rapporto con Maria, appena incontrata?
Ah! Mi ricorda quel periodo eroico in cui ho fatto dipingere agli allievi quadri sul tema della mafia, per esporli poi a scuola.
Già! Ricordo, fra l'altro, un docente così adirato con alcuni colleghi del comitato antimafia, da definirli "Più diabolici dei mafiosi". Perché? La sua risposta fu: "Cavilli burocratici, Pluto dentro un castello di carte". Alla fine lasciò il coro, sarcastico.
- Professore, che fine hanno fatto i quadri sulla mafia?
- Alcuni sono al Provveditorato ed altri appesi a scuola.
- Quadri miei sono là, senza cornici. Lei aveva detto…
- Così aveva promesso il preside…Il nome? Niccolò.
Beh, di cosa parlavano? Del più e del meno, con discrezione.
Diana osservò un gruppo di ragazzi borghesi che, dentro il bar vicino, gustavano dei gelati siculi di colori diversi. Nella strada passò un algerino con il carrettino, pieno di audiocassette, dal quale si diffuse un caos musicale: Mozart, Presley, Chopin...
Ragazzi, mascherati da satiri, nella via godevano a darsi colpi di manganello sulle teste ed a buttarsi polverosi coriandoli negli occhi. Sì, è Carnevale! Era sadica quella gioia dionisiaca?
Mah! Erano forse drogati? Già! Due carabinieri, là vicino, sorvegliavano: è Carnevale! Diana, a questo punto, espresse il suo desiderio: " Io voglio un gelato alla fragola!". Gregorio glielo offerse ed ordinò pure due caffè al barista. Alcuni clienti parlavano di politica, seduti accanto a due religiosi. In quel momento il barista accese la televisione e quella festosa scena fu contrastata da una scena tragica: un'esplosione! Chi l'aveva provocata? Dei terroristi islamici, cioè dei kamikaze. Per terra si vedevano decine di morti, smembrati, nel sangue. L'incontro di culture diverse era diventato un brutale scontro. Gregorio e Maria guardavano, allibiti, i corpi massacrati.
Un dottore, indignato, esclamò: "Che oscena violenza! Mi sembra il rovescio della pornografia". La gente dentro il bar era spaventata, confusa dalla demagogia, irritata. C'era anche un vecchio barbone che, udendo le polemiche dei partiti, non riusciva a capire il villaggio globale, i mafiosi pentiti, le spie, i democratici, i dittatori, la dolce morte ed il consumismo.
Il dottore, amico di Gregorio, cercò di capire i colpevoli:
"Chi è il nemico? Il diavolo per i religiosi, il destino per i fatalisti, Machiavelli per gli umanisti e l'istinto kamikaze per i freudiani. Oggi l'uomo ha paura dell'altro, della diversità!". Il prete, dopo averlo ascoltato, si rivolse alla suora (vestita di bianco, simile ad una colomba in quel giorno di guerra) e le disse: "Non provi un certo furore nel vedere quei morti, che sono il corpo di Cristo in croce? Egli voleva l'uomo libero, ma nella giustizia. Il mondo va male! Bisogna cambiarlo".
Rispose la sorella, con tono calmo e pietoso: "Speranza di pace qui è Maria, come ha detto il Papa. Il regno è nel cielo".
I religiosi poi si avviarono verso il giardino della chiesa,    là vicino, udendo il suono grave e lento della campana.
La Primavera, lirica farfalla, danzava su rose, viole e gelsomini, spandendo vaghi odori e mistiche iridescenze.
Gregorio uscì da quel bar assieme a Maria ed i suoi figli; lei ricordò, strada facendo, alcuni torti ricevuti dalla scuola, a suo avviso. Il docente era nell'imbarazzo. Forse la discente era stata bocciata? Mah! Egli non ricordava. Ah, il tempo! Il rancore spinse la signora a polemizzare: "Facevo male allora a lodare la rivoluzione degli studenti? Ammiravo il coraggio degli estremisti, capaci di contestare i " borghesi moderati", (come li definisce il mio compagno),e l'autorità paternalista".
Il docente si rese conto della nevrosi di Maria e le rispose:  "Certe rivoluzioni durano poco e poi seguono le restaurazioni nella storia". Le ricordò, a questo punto, Napoleone e Giano. Le consigliò poi di essere prudente, per evitare conseguenze impreviste e per non cedere ad insidiosi "persuasori occulti", interni ed esterni, abili nel suggestionare persone già in crisi, incapaci di ragionare qui e di volere le cose giuste, umane.
Breve pausa. Ripresa del tema artistico e delle ricordanze.
-  Io educavo il talento e premiavo anche il vostro impegno ma tu trascuravi alcune materie, dando noia ad altri docenti.
- L'arte era un piacere. Il resto? Un tedioso dovere.
- Dimmi, i tuoi figli a chi somigliano?
-  Diana è il mio specchio: ama giocare con i colori e Totò somiglia al padre: gioca sempre con le tavolette. Carlo però mi ripete: "L'industria già sta uccidendo l'artigianato".
-  L'arte che fai gli piace? Sai, alcuni la mettono sul Web.
-  Si, ma dice: "Tutto è mercificato e tutti siamo alienati".
-  È la sua ideologia? Mah! Che fa la tua amica del cuore?
-  Lena è ragioniera e lavora a Milano, ma non è contenta.
-  Per quale motivo? Certo, oggi ogni lavoro è precario…
-  Non riesce ad affermarsi come scrittrice.
-Io la ricordo bionda con gli occhi nocciola, ricca di talento poetico, romantica. Conservo una sua lirica, dedicata ad un ragazzo. Maria gli rispose: "Cesare. Ah, quante lacrime! Si stava suicidando per amore. Era gelosa e fu  vendicativa".
Tempo fa mi ha scritto: "Mi sento sola e depressa. Odio lo smog! Ho nostalgia dei giochi nel giardino della scuola, del sole e del nostro mare azzurro". Gregorio pensò: "È un dramma! Ombre, echi". Poi s'informò su Piero e Paolino, due allievi pieni di talento. Maria gli rispose che il primo è architetto, emigrato in America, in cerca di lavoro, ed il secondo musicista, emigrato a Roma, in cerca di successo.
Gregorio commentò: "Emigranti! Eppure nel DNA avevano un grande talento". Maria in silenzio fece queste riflessioni:
"Che dice, Gregory? L'arte nel Web! È una Chimera. Si, il talento! A scuola viene soffocato dalla burocrazia e nel mondo oscuro del lavoro viene seppellito dal mercato. Ah, quale utopia! Docenti o serpenti? Repressivi! Si può forse razionalizzare tutto? No, di certo! Quella di matematica era isterica, quella di lettere delirante e quella di francese solo una schizoide. Non parliamo di altri imbroglioni: "Studia per avere un sicuro avvenire". Quanto li odiavo! Gregory ? Sembrava un amico. Il suo fine? "Evoluzione e coscienza di uno stile personale". Quando però passava dalla pratica alla storia dell'arte diventava più severo di mio padre. Vedo ora manifesti politici sul muro. La fine di Carnevale? Al rogo! Il ritratto? Ormai non gli somiglia più! Gregory mi sembra ora grigio, invecchiato, senza la grinta scherzosa che tanto ci divertiva. Mi piaceva quando recitava le sue  poesie o suonava nel salone. Cosa? Valzer di altri tempi! Gregorio, infine, salutò Maria, verso il tramonto; la guardò da lontano e pensò, con malinconia: "Una stella ora si è spenta!".

Fine


Il racconto è stato pubblicato nel'antologia Poeti e Novellieri contemporanei 2004
- Golden Press.



Nota critica

L'incontro che dà il titolo al racconto di Giuseppe Martorino è quello di un professore e una sua ex allieva. Ma sull'episodio non aleggia alcuna tranquillizzante nota nostalgica, anzi, la corrente che attraversa il dialogo tra i due personaggi è fortemente influenzata dagli spunti del presente, dai drammatici messaggi di attualità e da una riflessione da ambo le parti amara, per certi versi anche risentita. Compaiono altri personaggi, giustapposizioni simboliche di un microcosmo onnicomprensivo che traccia un quadro, necessariamente frammentario, di segmenti di riflessione politica e storica. Il colloquio è ora fitto ora smozzicato, presenta inserti di pensieri e di frasi non dette e sembra non volersi arrendere, almeno non prima del finale, alla malinconia di un bilancio fallimentare. Colpiscono i continui riferimenti coloristici e musicali, che, rivelando la molteplice capacità di rielaborazione dello scrittore, anche musico e pittore, conferiscono alla prosa l'andamento della partitura interartistica.
Alessandro Mancuso







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