Racconto di Mauro Ursino - POESIA

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Racconto di Mauro Ursino

Premio "L'Incontro"


IL RACCONTO VINCITORE DELLA SEZIONE C  DEL

PREMIO EDITORIALE “L’INCONTRO 2008” – XIII EDIZIONE



IL CONGEDO DEL VIAGGIATORE
di Mauro Ursino


Congedo alla sapienza
e congedo all’amore.
Congedo anche alla religione.
Ormai sono a destinazione
(dal “Congedo del viaggiatore cerimonioso”
di Giorgio Caproni)


La stazione era immersa nella nebbia. Lungo il binario i pochi viaggiatori scuri, malfermi, esitanti, parevano ombre senza corpo. Più lontano, dove il binario si perdeva nel buio, e dove il buio sembrava sfumare nel vuoto, la luce rossa del semaforo vibrava come l’occhio di un animale vigile. La voce dell’altoparlante suonò stridula al mio orecchio, ed annunciava parole incomprensibili. Poi il treno arrivò strisciando attraverso la campagna, adagiato sul suo ventre metallico... Nella nebbia, riuscii a scorgere a malapena i viaggiatori che scendevano dai primi vagoni, e che si infilavano nei sotterranei della stazione come a cercarvi un mondo concreto.
Avevo voglia di riposare quella notte e di leggere. Per questo mi misi in cerca di uno scompartimento dove i viaggiatori apparissero silenziosi. Evitai di entrare dove c’erano dei ragazzi e scartai il buio di uno scompartimento dove due uomini corpulenti russavano distesi in una posa scomposta. Alla fine ne scelsi uno i cui i viaggiatori mi destavano fiducia. Nella poltrona vicino al corridoio c’era un giovane donna, poco più che adolescente. Nel posto di mezzo, un prete alto e magro fissava lo sguardo verso di me, come ad invitarmi ad entrare. Accanto al finestrino, un signore dall’età indefinibile, piccolo di statura e con le orecchie a sventola, era intento a guardare fuori, verso la nebbia.
Non so per quanto tempo viaggiammo in silenzio, senza che un solo suono turbasse la cadenza del treno mentre avanzava attraverso la campagna. All’inizio credo che dormii, vinto dalla stanchezza di una giornata difficile. Poi, per un altro poco di tempo mi dilettai a guardare fuori dal finestrino.  La campagna correva avvolta dalla nebbia, lasciando intravedere un paesaggio mutevole di alberi, di strade, di luci lontane ed appena percepite, di casamenti scuri. Era tutto incerto allo sguardo. In quell’incertezza il mondo sembrava ritrarsi in una regione incomprensibile.
Infine mi decisi ad estrarre dalla mia borsa alcuni articoli scientifici, e incominciai a leggere.  Mi ero accorto da tempo che il prete mi guardava con curiosità. Forse si annoiava per la durata eccessiva del viaggio e cercava un pretesto per dare inizio ad una conversazione. Per questo non mi meravigliai quando, durante una pausa della mia lettura, lui mi rivolse la parola.
- Lei è medico? - mi ha detto - Lo vedo dalle sue letture. E’ uno scienziato... lo ammiro molto la sua disciplina, sa. Deve essere una gioia sapere che le proprie conoscenze prolungano la vita dei nostri simili e alleviano le loro sofferenze -
Risposi qualcosa di molto vago alle parole del prete, e poi, non so come, mettemmo a parlare di scienza e di religione. Parlammo anche della vita, con quella superficialità un po’ sciatta che si usa di fronte agli sconosciuti, verso i quali non si prova vergogna, nella consapevolezza che non li rivedremo mai più. Con mia sorpresa, anche la ragazza giovane si associò alla nostra conversazione.
Ad una fermata successiva, in una piccola stazione campestre di cui non ricordo il nome, entrò nella scomparto un uomo in divisa e si sedette dì fronte alla ragazza. Il treno riprese la sua corsa gracchiante nella notte, e con essa riprese la nostra conversazione superficiale e discontinua. A distanza di pochi anni non ricordo il contenuto esatto di ciò che ci siamo detti, se non per dei vaghi brandelli senza eccessiva coerenza. lo difendevo il rigore della scienza, anche al dì sopra di ogni coercizione morale. Il prete e il militare, invece, ponevano la morale al di sopra di ogni conoscenza sensibile.
- E’ la morale che deve adattarsi alla conoscenza, e non il contrario - spiegai loro - lo non potrei neppure immaginare una morale che contraddica il nostro sapere. Condivido con voi l’idea che la morale sia il valore più alto per un uomo. Ma il senso della nostra riflessione sta nel trovare una morale che si adegui a ciò che conosciamo, che utilizzi la conoscenza e non la accantoni in un angolo... E’ la morale che deve piegarsi alla scienza, e non il contrario. ..
- Lei è molto ingenuo - sentenziò il religioso - Lei crede che il pensiero scientifico sia immutabile...   Ma anche la conoscenza  scientifica, come tutte le cose di questo mondo, fa parte dei fenomeni transitori e mutevoli, mentre la religione, e la morale che ne è l’espressione pratica, sono eterne... Questo mondo, con le sue luci e le sue ombre, potrebbe scomparire nel nulla alla fine della nostra era, ed essere rimpiazzato da un altro mondo, da un universo diverso con leggi diverse, ma la morale rimarrebbe inalterata... Ciò che è bene e ciò che è male non può subire cambiamenti -
- Non lo credo - disse la ragazza - Non c’è niente al mondo di più mutevole del nostro giudizio su ciò che è bene e su ciò che è male... Tutta la storia ci insegna che i nostri valori morali sono il prodotto di semplici convenzioni. Perfino l’omicidio è stato giustificato in passato, e la tortura... perfino il cannibalismo... -
Sorrisi alla ragazza, facendo cenno che approvavo il suo discorso.
- Soltanto la conoscenza può rendere l’uomo veramente libero, e aprire il cammino anche ad una morale umana - conclusi, per porre fine a quella conversazione che mi stava un poco annoiando...
Ma anche il militare voleva dire la sua, e mi redarguì con un cipiglio severo.
- La grandezza degli uomini si manifesta soprattutto nella storia - esclamò con voce tonante -La conoscenza di cui lei tratta è solo un accessorio rispetto alla vera funzione degli uomini, che è quella di costruire la loro storia, di creare la loro società... Per questo, un condottiero, un politico, un combattente varranno sempre molto più di uno scienziato... E, come dice il religioso, il condottiero deve seguire una morale, quindi deve essere vicino all’uomo di Chiesa... -
- Vi faccio presente - dissi sorridendo - che non siamo più nel medioevo, e che la scienza e la tecnologia hanno cambiato il mondo molto più di ogni scontro politico e di ogni guerra -
- Parole - disse il militare - Parole... Se Hitler avesse vinto la seconda guerra mondiale, lei si accorgerebbe di come sarebbe diverso il mondo... -
Eravamo intenti a questa conversazione, quando accadde un episodio che mi meravigliò molto. Durante tutti questi bei discorsi, l’uomo che sedeva vicino al finestrino non aveva aperto bocca. All’inizio della conversazione guardava fuori, verso la notte che correva veloce con la sue immagini caotiche, come se le nostre parole non lo riguardassero affatto. A un certo momento, però, mi accorsi che ci fissava con uno sguardo  serio ed ostinato, in un modo strano, dal basso in alto, come fanno i bambini quando ascoltano delle conversazioni degli adulti che non capiscono e che non approvano. Mi ero fatto l’idea che fosse un uomo molto timido, e che non desiderasse affatto di parlare. Per questo mi meravigliai un poco quando udii giungere dal suo angolo un risolino acuto, aspro, anche un poco sgradevole... Tutti noi ci voltammo ad osservarlo...
La cosa sarebbe finita lì, senza ulteriori strascichi, se dopo pochi secondi quel riso non fosse ripreso, trattenuto, sordo, esitante, ma decisamente fastidioso...
- Sta ridendo di noi, signore? - domandò il militare, arricciandosi i baffi che lo facevano somigliare a un vecchio dagherrotipo sbiadito.
L’omino si arrestò per qualche secondo, come se volesse fissare le idee, e ci guardò con attenzione.
- lh,ih, signori miei - mormorò - Scusatemi se rido... Non lo faccio per cattiveria... Ho sentito i vostri discorsi, le vostre parole contegnose... Ammiro molto i vostri discorsi, sapete. Li ammiro molto... ma non posso fare a meno di riderne -
Il militare continuava a fissare l’omino con aria burbera, e non sembrava per niente convinto dalle sue difese. Allora l’omino continuò:
- Ammiro i vostri discorsi, ve lo giuro... Fino a qualche mese fa li avrei sicuramente elogiati. Sarei tornato a casa la sera, e avrei raccontato ai miei conoscenti di avere incontrato in treno delle persone stimabilissime... Davvero delle persone stupende... E ancora adesso la penso così... ih,ih... credetemi signori miei, non rido di voi... lo rido semmai di me stesso... Se così posso giustificarmi... Voi siete, lo so per certo, delle persone stimabilissime. La vostra scienza e la vostra morale, la vostra preparazione politica... la vostra giovinezza che vi permette ancora di credere e di sognare - e nel dire queste ultime parole sorrise alla ragazza - sono tutte cose bellissime... bellissime - L’uomo abbassò la voce, e per un attimo sembrò sul punto di interrompersi -bellissime... Ma vedete, signori miei, io a tutte queste cose ho smesso di crederci ormai da diversi giorni... Esattamente da un mese, se devo essere sincero... -
Noi ci guardammo con perplessità e con una certa meraviglia.
- Da un mese? - domandò il religioso - Da un mese ha smesso di credere in Dio? Ho capito bene? Ha perso la fede nella vera religione? ... ? -       
- No, no... lo non ho mai creduto in Dio... - rispose l’omino, quasi contrariato da questa domanda - 0 meglio, non ho mai saputo se crederci o non crederci... Non sono neanche un politico, e neppure uno scienziato... Però, a modo mio, credevo nelle stesse cose in cui credete voi... Credevo, in un certo senso, che il mondo esistesse veramente. Che il mondo avesse delle basi solide e che io ne facessi parte. E allora, quando sentivo parlare di politica, di religione, di scienza, di amore, dell’educazione dei giovani, ma anche delle canzonette, dei film, o delle competizioni sportive, pensavo che fossero tutte cose che mi riguardassero da vicino... Perché credevo che esistesse il mondo... e che esistessi io nel mondo... -
- E adesso non lo crede più? - ridacchiò il generale - Lei non crede che esista il mondo? -
- Che esista il mondo probabilmente non lo crede nessuno, forse non ci crede neppure lei con la sua divisa e la sua fiducia nella storia - replicò l’omino - Ma non è importante credere che esista il mondo. L’importante è credere che esista il futuro... Sapere che noi abbiamo un futuro, seppure un futuro squallido, meschino, insignificante, miserabile... ma non è così... Non lo è più per me, almeno... -
Noi rimanemmo in silenzio. Io stesso non sapevo cosa pensare delle idee e del modo di esprimersi di quello stravagante. Anche i miei compagni di viaggio sembravano perplessi. Soltanto la ragazza fissava il piccolo uomo con uno sguardo attento, sollecito, quasi affettuoso.
Fu proprio a lei che il piccolo uomo si rivolse per riprendere il discorso, non senza sforzo per vincere la sua timidezza. Infatti mi accorsi che era arrossito.
- Capisco che i miei discorsi vi sembrino ingarbugliati - disse l’omino - Io stesso faccio fatica a seguirli. Non sono capace dì mettere ordine nei miei pensieri... Vedete, qui dentro è tutto un formicolio - e, nel dire questo, appoggiava la punta del dito sulla fronte - un brulichio di immagini, di sentimenti... di ricordi, che si accalcano, e premono, premono ... Sono tutti quanti qui dentro, ed io non so che cosa farmene... Il pensiero che non servano a niente, e che svaniranno come il fumo appena io non ci sarò più, mi risulta intollerabile... Certe volte non mi lasciano dormire... lo stesso non capisco bene che cosa mi stia succedendo ... Vedete, signori miei, io penso che tutti gli uomini vivano come  in  un  sogno.   Non  so se mi seguite ... Quando noi sogniamo, la notte, e viaggiamo con la fantasia in un mondo forestiero, crediamo nella sostanza dei nostri sogni come se fosse l’unica cosa reale. E proviamo gioia, paura, desiderio... Ma poi il sogno svanisce. Apriamo gli occhi, e ci appare la realtà bigia della nostra stanza. Ci appaiono le cose consuete, le luci del mondo... Ci sforziamo di rievocare per un poco il contenuto dei nostri sogni, facciamo ogni tentativo per assaporarne ancora il gusto, per trattenere le immagini che svaniscono... Ma il gusto si attenua, il  sogno perde progressivamente di importanza, finché non ne rimane nulla... Nulla, capite... nulla... nemmeno nel ricordo.... Ecco, signori miei, secondo me voi state parlando di sogni... soltanto di sogni... belli, stimabili, perspicaci.... Ma solamente sogni... lo credo che tutta la nostra realtà abbia lo stesso spessore del sogno -
- Lei è molto arguto - disse il generale arricciandosi un baffo - Molto arguto... Ed i tipi arguti sono anche i più pericolosi... Ehmm. Se lei fosse un mio soldato, la schiafferei subito in prigione. E se fosse un mio ufficiale la degraderei sul momento... Perché i suoi discorsi sono davvero pericolosi e possono abbattere il morale delle truppe... Le darei anche qualche bella frustata, come si faceva ai vecchi tempi. E poi le chiederei se le sembra un sogno -
A queste parole il generale si mise a ridere, come se avesse preso tutto il discorso dell’omino per uno scherzo o per una fantasia bislacca. Anche a me sembrava che quello stravagante volesse prendersi burla di noi. Inoltre, i suoi discorsi non mi sembravano neppure troppo originali.
- Lei vuole prendersi gioco di noi - dissi - 1 suoi discorsi poi non sono affatto autentici. Li possiamo trovare, in forme simili, in decine di poeti mediocri, di drammaturghi da strapazzo, di romanzieri... Tanti poetastri hanno detto che la vita è sogno. Ma noi scienziati sappiamo che dietro a ciò che percepiamo esistono leggi fisiche, fenomeni regolari, ripetizioni, norme, che sappiamo descrivere, catalogare e prevedere. Anche i sentimenti possono essere descritti e parzialmente previsti nel loro evolvere e perire. Perfino i deliri sono descrivibili scientificamente... E non è realtà, questa? –
- No ... no - disse l’omino - I cataloghi non hanno alcun senso... le norme sono solo apparenza ... perché non è detto che abbiano ancora valore là dove siamo diretti... –
Io non capii cosa volesse significare l’omino con queste parole, ma non avevo voglia di ribadire dell’altro. A questo punto intervenne il prete:
- Lei potrebbe anche avere ragione - disse il religioso diretto all’omino, quasi ignorando ciò che io avevo detto - se non esistesse Dio. Ma la nostra esistenza avviene in Dio. Ed è questo che la rende diversa da un sogno... E’ Dio che dà una realtà alle cose -
L’uomo vicino al finestrino era rimasto per un poco in silenzio. Guardava fuori, verso la notte che scorreva rapida e tumultuosa in un disordine di luci e di ombre, e sembrava incerto se ribadire qualcosa o lasciare cadere il discorso.
- Lo so, voi siete persone stimabilissime - riprese infine - Ve lo ho già detto. Ho il massimo rispetto per le vostre convenzioni. Quando dico che voi parlate come dentro un sogno, non intendo affatto mancarvi di rispetto. Anzi, vi ammiro... Ma vedete, io orinai sono quasi sul punto di lasciare questo sogno... Avrete avuto anche voi l’esperienza, quando uno sogna, e comincia a pensare “Ma questo è un sogno” - - - “forse fra poco mi sveglio...” e capisce che il sogno volge al termine... non ci crede già neppure più -
Si fece un grande silenzio nello scomparto. Si udiva soltanto il ritmo lento e regolare del treno, che aveva rallentato, ed ora procedeva gracchiando mestamente nella notte come un animale ferito.
- Perché dice così?... - mormorò la ragazza -
- Fino a un mese fa anche io ero come voi. Anche io mi interessavo alle stesse cose, o a cose simili... Mi piaceva leggere il giornale. D’inverno facevo progetti per l’estate, e l’estate preparavo il mio programma per l’autunno ... La stagione teatrale... Le partite di calcio... Sapete, è sufficiente avere un futuro davanti a sé... Non importa quanto sia lungo e che cosa ci mettiamo dentro ... Basta avere un futuro, un futuro qualsiasi, anche meschino, anche squallido, e allora perfino il più grande scettico del mondo si lascia abbindolare dalla vita, coltiva le sue ambizioni come un ragazzino, si intenerisce di fronte a due occhi che lo guardano con dolcezza, passa ore a meditare per cercare di dare un ordine alle cose... alle cose, che sono soltanto fantasmi, ombre, ma che lo coinvolgono con il loro sapore ed il loro odore incantevoli... Perché il mondo ha un suo incanto! Non lo nego, signori miei!! Non lo nego assolutamente... Il mondo è la cosa più affascinante che esista per un essere vivente...  e  qui sta tutto il dramma,  dramma,  tutta la sciagura... perché il mondo è solo sogno e vapore dei sensi -
Si fece silenzio. In quel silenzio mi misi a scrutare i volti dei miei compagni di viaggio.  Il prete sembrava serio ed impassibile, ma parte del suo volto era coperto d’ombra. Il generale guardava con aria torva, si tormentava un baffo, ed aveva il volto acceso, come se fosse adirato o sconvolto... La ragazza si era voltata a guardare l’omino. Lo fissava con uno sguardo attento e partecipe.

Il treno riprese a correre veloce e chiassoso nella notte. Fuori dal finestrino comparvero le luci di un paese, lontane, diafane, quasi perse nella nebbia che avvolgeva il mondo e sembrava, con il suo aspetto, dare indirettamente ragione alle arguzie dell’omino.
- Guardate - esclamò - Guardate là fuori. Ma non vi sembra che questo spettacolo di luci e di nebbia sia come una recita o una finzione?... Ci pensi solo un secondo, padre... Per noi quelle luci sono un’illusione che corre nella notte ed è subito scomparsa, una parvenza non più reale di quella che vediamo agitarsi sotto le nostre palpebre quando chiudiamo gli occhi... - L’omino chiuse gli occhi, e sembrò guardare le luci che battevano sotto le palpebre - Eppure laggiù decine di uomini vivono, desiderano. E quelle luci sono tutta la loro vita. Anzi quelle luci contengono decine di vite... -
L’omino si fermò un attimo, con la mano pulì la superficie del vetro per guardare meglio.
- lo capisco di essere come una di quelle luci... Non più reale di una di quelle luci ... ... Ma voi sapete, signori miei, che fra meno di un quarto d’ora questo treno giungerà in un piccolo paese?...
Sto guardando. Per questo guardo così tanto fuori... Forse si riesce già a scorgerlo lassù, nella nebbia. Il paese è sopra un colle, la stazione ai piedi, e sulla cima del colle c’è un ospedale rinomato... La sua specialità è di dare conforto a chi ha ancora solo poche settimane da vivere... Ecco, vedete, io sono diretto lassù... Fra poco scenderò, con la mia valigia carica di cianfrusaglie inutili, e con i miei ricordi che non mi lasciano riposare, e forse voi sarete le ultime persone che ho udito discorrere ‘Tuori”, nel mondo... nel mondo grande e sciocco di chi crede ancora nel futuro...
La ragazza si era girata tutta dalla parte dell’uomo, e lo fissava con gli occhi lucidi. Anche il generale sembrava turbato. Aveva perfino smesso di tormentarsi i baffi.
- E’ proprio in questi momenti - disse il prete - che si deve rivolgere il pensiero verso il vero Dio. E troverà in Lui il conforto di cui ha bisogno -
- Ma io non ho bisogno di alcun conforto! - ridacchiò l’uomo - E’ soltanto una sensazione strana... ili, ih... La sensazione di non partecipare più al mondo, di essere come fuori dal tempo... Il sogno, ve l’ho detto... Vedo gli altri uomini, e penso che siano le apparizioni di un sogno... -
Rimanemmo per un poco in silenzio.
- Quando sento dei signori parlare di politica - proseguì l’omino - o ascolto dei professionisti fare previsioni sull’economia o sulla legge... o quando ascolto per caso la gente discutere sulle stagioni future, parlare di ciò che accadrà la prossima primavera o il prossimo autunno, sento che tutto questo non mi appartiene già più... sento che non ha nessun senso per me, che non esiste nemmeno... Per gli altri uomini esiste la prossima primavera. Per loro ha un senso la prossima estate con le sue luci e i suoi colori, con le vampate di caldo improvvise e i temporali repentini... ma non per me. Per me non più... Per me esiste ancora, e per poco, questo paesaggio brumoso che corre nel buio, esistono i dossi delle colline intravisti nella notte, i casolari fosforescenti come apparizioni pallide... e le luci di una stazione sconosciuta.... lo sono avido di paesaggi! Rappresentano la mia sola realtà... Queste luci. Questo rumore del treno che gracchia, ed anche i vostri volti... anche il suo sguardo, signorina, il suo sguardo buono... che porterò con me come una caramella nella mano di un bambino goloso -
L’uomo d’un tratto si alzò in piedi, vacillò, per una frazione di secondo sembrò sul punto di cadere, come se la postura eretta lo mettesse in difficoltà, quindi si voltò verso la spalliera della poltrona...
- Qualcuno mi aiuta a tirare giù la valigia?... Ecco, grazie... E’ una valigia pesante... Però ha le rotelle... Con le rotelle si può arrivare ovunque... -
Era stato il generale ad alzarsi di scatto, per aiutare l’omino a tirare giù la  sua  valigia  dal  bagagliaio.  Effettivamente  era una valigia enorme, di colore scuro, gonfia in modo inverosimile fino quasi al punto di lacerarsi. Era come se l’uomo avesse cercato di stipare lì dentro quanti più oggetti potesse.
- Adesso devo uscire, scusatemi. Devo prepararmi per tempo perché ho una valigia molto pesante. Devo farla scendere adagio dal treno... Vedete? E’ davvero una valigia enorme... -
L’omino cominciò ad avanzare lungo lo scomparto, trascinando per una cinghia la valigia che scorreva su delle rotelle minuscole. Poi si sedette su una poltroncina libera lungo il corridoio.
- Voi vi domanderete che cosa ho messo là dentro. - disse sorridendo, ed indicando la valigia -In realtà mi sarebbe bastato assai poco. Pochissimo... Lassù, dove sono diretto, hanno tutto, e non c’è bisogno più di niente... La verità è che qui dentro ci sono solo cianfrusaglie. Sì, signori miei, cianfrusaglie... ricordi.... Quando ho cominciato a preparare le mie cose, mi sono venuti in mente tanti piccoli oggetti che dovevo lasciare per sempre... un pupazzo che avevo da bambino... un bicchiere dove ho bevuto tante volte.... La scacchiera con cui giocavo da ragazzo... un nastro che adornava i capelli di una signorina... un vecchio orso sbiadito, che ha perso tutto il pelo e non ha più neppure gli occhi... Molte cose le avevo messe in cantina, ed è un miracolo che non le abbia buttate.  Non  le  ho buttate soltanto perché mia madre mi diceva che non bisogna buttare via niente ... Sono andato giù in cantina a cercarle e nel cercarle mi tornavano alla mente gli anni lontani, le piccole cose scordate... Quando sarò lassù, nell’ospedale, voglio avere con me queste cianfrusaglie, questi ... ... Come è strano! Di tutta la vita, con il suo caos di speranze e le sue mille ambizioni, alla fine rimangono infisse nella memoria soltanto queste piccole cose all’apparenza insignificanti, che credevamo di avere scordato e volevamo gettare... i ninnoli... le cianfrusaglie... di tutto il resto non ne rimane nulla.... Nulla, credetemi... Quando verranno gli ultimi giorni voglio stringere fra le mani una biglia colorata, accarezzare il pupazzo dalle lunghe braccia e dal volto ghignante -
L’uomo si alzò di scatto, afferrò la valigia con un cipiglio severo, come se si fosse pentito di tutte quelle confidenze, e incominciò a spingere la valigia lungo il corridoio. Mi accorsi che il treno aveva rallentato, e stava entrando in una piccola stazione immersa totalmente nella nebbia. Non riuscivo neppure a scorgerne il nome.
L’uomo era il solo viaggiatore che scendeva in quel posto solitario...
Prima di allontanarsi si voltò una ultima volta verso di noi, come se volesse salutarci. Sorrise, e il suo sorriso sembrava quasi un ghigno ironico e beffardo.
- Ma non è mica detto poi, signori miei, che io non la faccia franca... Davvero, forse io sono troppo pessimista... 1 medici mi hanno detto che c’è una possibilità... Una speranza di guarigione. Magari, amici, fra un anno ci ritroveremo su questa stessa carrozza, io sarò diretto verso un’altra meta, magari in vacanza, scoppierò di salute più di voi, e mi vedrete zampettare su questo stesso corridoio giulivo e fresco come una rosa. Forse anche io discorrerò come voi, impregnato di idee sul mondo e sul futuro, con il cervello abbindolato dalle vostre stesse chimere, e con la bocca grassa di parole imperiose... Magari potrei divenire anche un buon soldato, generale, o un buon discepolo della scienza, o magari potrei innamorarmi e scrivere lettere infiammate rivolte alla signorina, oppure, chissà... ecco, potrei credere che Dio abbia creato le cose... che le cose siano solide e concrete, e tutto l’universo possieda un senso... Che non sia tutto un sogno... -
Dopo queste parole, l’uomo si allontanò lungo il corridoio, senza degnarci più di uno sguardo. “Con le rotelle si può arrivare ovunque”, lo udii mormorare “ovunque...”.
Nel nostro scompartimento era calato un silenzio ampio e cupo. Io mi misi a guardare fuori dal finestrino, oltre la nebbia. Sul marciapiedi deserto cadeva una pioggia sottile, blanda, quasi impercettibile... Intravidi le luci rossastre del caffè della stazione. Dietro una vetrata, appena percepibili, delle sagome si  agitavano come se discutessero accanitamente di qualcosa...  Più  lontano, dove i fanali della stazione si spegnevano in una solitudine brumosa, si intuivano alcune altre luci che salivano verso la collina, e più in alto, come arrampicate in una altezza fiabesca, un grappolo di luci biancastre, spettrali, morbide.
Fissai di nuovo verso il marciapiedi, ed intravidi per un attimo l’omino mentre avanzava cauto nella nebbia, trascinando la sua valigia che scorreva sulle rotelle minuscole... Poi anche egli fu travolto dalla nebbia... Era scomparso... Ma no, mi sembrò per un attimo di rivederlo ancora! Mi sembrò che salutasse verso di noi, ma forse era solo il tremito che il vento conferiva alle cose, e l’umidità che i miei occhi prestavano alle immagini e alle idee.


Il treno riprese a correre, sfrigolando nella notte con un suo suono penoso, e sembrava un animale che gridasse nel buio tutta la sua pena istintiva, che ringhiasse nella nebbia tutta la sua infelicità irrazionale...


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