Salvatore Quasimodo - POESIA

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Salvatore Quasimodo

I Nobel Italiani
Salvatore Quasimodo

Premio Nobel per la letteratura 1959 con la seguente motivazione:

"per la sua poetica lirica, che con ardente classicità
esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi"

La Vita
Nasce nel 1901 a Modica, in provincia di Ragusa. Ha un'infanzia movimentata al seguito del padre, capostazione delle ferrovie, costretto a frequenti spostamenti per lavoro. Quasimodo nel 1908 si stabilisce a Messina, dove il padre fu inviato a seguito del terremoto per il difficile e laborioso ripristino delle linee ferroviarie di quella parte della Sicilia duramente colpita dal disastro. Salvatore frequenterà le scuole superiori tecniche a Palermo diplomandosi geometra nel 1919. Successivamente si iscriverà al politecnico di Roma, presso la facoltà di Ingegneria, senza conseguire la laurea poiché non supererànemmeno il biennio. Costretto a lavorare per vivere, esercita numerosi mestieri e infine si impiega nel Genio civile, prima a reggio Calabria e poi a Roma. Qui comincia a scrivere i primi versi che pubblica, raccolti nel volume "Acque e terre" sulla rivista "Solaria" e inizia a prendere contatti con i fertili ambienti letterari fiorentini, conoscendo  illustri  poeti e letterati del tempo.
Gli impegni di lavoro lo portano a trasferirsi a Imperia, poi in Sardegna e a Sondrio, infine a Milano. Nel 1932 vede la luce il volume di versi "Oboe sommerso", nel 1936 "Erato e Apollion", nel 1938 "Poesie", silloge di raccolta di tutta la sua produzione precedente.
Divenuto celebre e molto apprezzato come poeta, abbandona il lavoro impiegatizio presso il Genio Civile e si dedica al giornalismo, diventando redattore del settimanale "Il Tempo".
Notevolissime le sue traduzioni da autori stranierei, greci e latini. Del 1940 è la pubblicazione delle celebri traduzioni dei "Lirici greci", forse l'episodio più sigificativo della sua produzione letteraria. Nel 1941, a seguito del grande successo ottenuto in particolare con l'ultima opera, è nominato, per chiara fama, professore di Letteratura Italiana presso il Conservatorio di musica "Giuseppe Verdi" di Milano. Mondadori nel 1942 pubblica "Ed è subito sera", testimonianaza di come Quasimodo viva e soffra intensamente sia gli anni della guerra che quelli del dopoguerra, introducendo nella sua poesia temi politici, di cui molti ispirati alla Resistenza. La stessa temperie tematica riguarda raccolte che escono, con una certa regolarità, negli anni successivi: "Giorgno dopo giorno" del 1947, "La vita non è sogno" del 1949, "Il falso e il vero verde" del 1954, "La terra impareggiabile" del 1958, "Dare e avere" del 1966.
Quasimodo compie molti viaggi all'estero che arricchiscono la sua vena di cronista e di osservatore del mondo contemporaneo, senza peraltro spegnere quella di poeta. Durante un viaggio in Russia è colpito da infarto ma sopravvive. Nel 1959 viene insignito del premio Nobel per la letteratura. Non risulta di eccezionale valore la sua produzione successiva al solenne riconoscimento internazionale ottenuto. A Napoli, nel 1968, una seconda crisi cardiaca colpisce il poeta spegnendolo.

L'opera

L'intera produzione lirica di Salvatore Quasimodo è raccolta in due volumi: "Tutte le poesie" (1960) e "Il poeta e il politico e altri saggi" (1960).
Al centro del primo tempo della poesia di Quasimodo, quello definito (non sempre concordemente dai critici) più propriamente "ermetico" della raccolta Ed è subito sera, si trova la Sicilia della sua infanzia, vista come mito personale e anche come mito artistico; Quasimodo era molto legato alla derivazione greco-classica della cultura della sua terra. La disciplina formale dell'ermetismo tempera in queste liriche l'acceso autobiografismo e la naturale tendenza oratoria del poeta e gli permette di ritrovare nella propria pena una pena comune.
Passato attraverso le esperienze stilistiche del Ventennio, Quasimodo raggiunge la sua piena maturità nell'immediato dopoguerra, quando in lui possiamo trovare, come dimensione costante, l'attenzione rivolta all'umanità colpita dalla guerra e dalla violenza, e per riflesso ad una umanità liberata dal terrore e dall'odio: tutto in un linguaggio sempre concreto insieme ed evocativo, ma fatto più disteso, più aperto, si può dire più musicale e leopardiano; e tutto filtrato ancora una volta attraverso gli schemi di una letteratura veristica e neoveristica, divenutagli sempre più familiare e gradita.
Il pericolo che insidia il secondo tempo della poesia di Quasimodo è l'oratoria. Tanto che dell'ultimo periodo si raccomandano, più che le sue opere originali, le traduzioni di lirici greci che talvolta raggiungono una grande efficacia poetica. E, naturalmente, alcune liriche nelle quali il tema della memoria si ripropone con l'ausilio di una piena maturità.
Quasimodo, poeta minore rispetto ad Ungaretti e Montale, è paradossalmente quello dei tre che segue con maggiore esattezza le caratteristiche tipiche della poesia ermetica, senza per questo potersi considerare ermetico a tutto tondo; tale maggiore adesione, però, non gli consente di raggiungere l'altezza e la novità espressiva degli altri due, perché non riesce, o lo fa solo raramente, ad elaborare una tecnica personale che gli permetta di andare a fondo nelle tematiche sociali ed esistenziali. Il suo è uno stile novecentista che sembra voler seguire alla lettera le regole della nuova poesia non abiurando la base classica di partenza; a tratti ciò dà l'impressione dell'artefatto, della posa stilistica, della parola tagliata appositamente e per moda, non tanto per l'esigenza di raggiungere un approfondimento parimenti lirico e descrittivo, analitico ed espressivo.



 
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