Saveria Costantino - Schizzi poetici - POESIA

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Saveria Costantino - Schizzi poetici

Freschi di stampa
SAVERIA COSTANTINO
Schizzi poetici
Golden Press - Euro 8,00

L’universo artistico di Saveria Costantino è complesso, affollato, multiforme e poliedrico. Erompe con forza dalle osservazioni più quotidiane e minimali creando paesaggi continui di parole e intuizioni, di messaggi e giochi, voli, rimbrotti indignati e meraviglie incantevoli. È proprio tra i versi delle liriche che emerge la filigrana di una tale ricchezza e forza interiore; qua scorgi il guizzo canoro e coinvolgente, la leggiadra guittezza di chi sa porgere parole adeguate e prolungarne i suoni e i richiami; là sorprendi l’abilità coloristica della confidenza pittorica che ha uno sguardo privilegiato sulle cose. La corposità del dettato poetico è nutrita di questa proteiforme disposizione alla rielabora-zione del vissuto, del pensato, del percepito.
La lirica emergente da “Schizzi” è una sintesi perfetta del percorso di Costantino: mai lineare e mai classificabile in un tono univoco, grazie ai continui e salutari passaggi dal divertissement poetico alla profondità più acuta e struggente, tanto nelle dinamiche soggettive quanto nelle aperture sociali e nelle focalizzazioni su una contemporaneità contraddittoria e a tratti irritante, se non del tutto spaventosa.
Non mancano gli sperimentalismi, l’attenzio-ne per il gioco metrico e ritmico, le canzonette di genere a testimoniare che Costantino è artista del proprio tempo, costantemente tesa tra un’intelligente occhiata autoironica e una sete di lirismo pieno e libero, di sconfinamento, di fuga dal reale quanto dal prevedibile. Colpisce però l’uniformità del timbro che si avverte presente e controllato in ciascuno dei frammenti di quest’opera: dolce. Sempre incantevol-mente dolce e misurato. Non c’è un grido, non c’è furia, non c’è assalto. La voce dell’artista è una voce sicura che non ha bisogno di sussulti o di rumori, consapevole com’è della propria forza comunicativa. La fisicità del canto, intesa come sostanza della parola, è imponente, e per questo sorride. Non teme fraintendimenti, né di passare inosservata. Tratta temi scherzosi e divertiti ma lo fa con garbo. Affronta pericolose chine di pietà e di angoscia ma lo fa senza distribuire disperazione, quasi a dire “questo è il mio percorso, queste sono le mie ferite”. Emblematico in tal senso è l’unico brano in prosa del libro, in cui una condizione esistenziale di grande menomazione diventa occasione per una lettura sognante ma non sdolcinata, pietosa ma non pietistica.
Nel canto di Saveria Costantino non esiste differenza tra “noi” e gli “altri”, tra “io” e “mon-do”, perché i guasti sono di tutti, proprio come la bellezza dei colori, dei fiori, delle panoramiche genovesi, delle vedute sarde. La testimonianza dell’artista, sembra dire al fondo la voce poetica di “Schizzi” risiede tutta  nella sua divertita necessità di salire sul palco a cantare l’interiorità stessa di coloro che rimangono seduti, perché non c’è stacco, oltre il contingente momentaneo e inevitabile della posizione preminente, tra l’anima di chi espande l’osservazione e le anime di coloro che osservano soltanto.

Alessandro Mancuso

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