Saveria Costantino - Vorrei scalfire il mondo - POESIA

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Saveria Costantino - Vorrei scalfire il mondo

Freschi di stampa
SAVERIA COSTANTINO - Vorrei scalfire il mondo - poesie - Golden Press
ISBN 978-88-99042-10-3  -  Prezzo di copertina: Euro 8,00

La forza e la tenacia, l’acutezza e la decisione, il timbro sicuro e la delicatezza rocciosa di una piccola voce come quella del poeta, nel tentativo titanico e agonistico di “scalfire il mondo”. Saveria Costantino raccoglie in questo libro poesie composte in vari anni e prive di compattezza tematica, perché l’argomento centrale non ha bisogno di classificazioni e di sche-matismi, di collane e di sezioni: è l’intervento del po-eta, il suo capace sguardo sul mondo, la tenera strut-tura dell’emozione che si accompagna alla severità del giudizio, alla nota candidamente polemica, all’osservazione sofferta di un disincanto che rifiuta la realtà indotta, e la rifiuta per sua propria inadegua-tezza all’accettazione passiva e complice.
La voce poetica è voce pura; sa la purezza del bimbo, dell’innocenza, dei fiori, dell’arte semplice, delle persone autentiche, dei sentimenti veri. Ma la voce poetica è anche scontro, attrito con un mondo deviato, lontano dalla natura e dalla naturalezza, sempre più artificioso e protervo, sempre più virtuale e fasullo, sempre più beffardo e violento: la testa di un calcolatore ineffabile sulla struttura massiccia e ferina di un gigantesco e furioso cinghiale.
Saveria Costantino canta, dipinge, tratteggia, ri-crea, imbastisce la poetica minimale di piccoli gesti e piccole cose, di semplici momenti che scandiscono il tempo e accompagnano l’esistenza su per l’erta china delle difficoltà, delle sofferenze, dello scorrere degli anni. Un cammino misurato significativamente sulla portata e sulla resistenza dei propri “piedi”, valore simbolico che illumina circa le potenzialità del per-corso da effettuare, contrapponendo significativa-mente la “navigazione veloce” ad una strada imper-via e la sopportabilità fisica al pensiero poetico.
Sono i delicatissimi e precisi settenari di Bella pioggia a fornirci un esempio verosimile della cifra stilistica dell’autrice, così come anche i quinari agili, ritmati e incalzanti di Pensieri; un quadro raffinato e sublime di semplici rime baciate. Una semplicità che suona come manifesto programmatico e dichiarazio-ne d’intenti, laddove lotta contro le deformazioni complicate del consumismo e del progresso, emblemi della corruzione del vivere che invece è (dovrebbe essere) esercizio lineare, benché mai agevole. In-somma, lo sguardo sul “nuovo” e sulle prepotenti forme che esso ci propina di mese in mese è uno sguardo a metà tra l’ironico e l’accorato, tra l’accusatorio e il disperato.
Si colloca in quest’ottica interpretativa l’indugio che Saveria Costantino dedica alla celebrazione della fine della triplice spina del telefono tradizionale, del-la Polaroid, delle lastre e pellicole fotografiche, dei nastri registrati, degli 8 mm. come reliquie di un tempo che possedeva una propria storia, cancellata oggi da un sistema che, attraverso i suoi strumenti, soffia via la storia ad ogni passo, elide il tempo, rifiu-ta la prova di una qualsiasi essenza celebrando il nul-la attraverso l’illusione trionfante del tutto. Persino la “borsa” personale, contenitore di ciò che più conta nell’andare quotidiano di un’anima, più volte inserita dall’autrice nei propri versi, diventa richiamo ad un’identità negata, rifiuto indotto e doloroso della fi-sicità dell’esistenza in cui tentare disperatamente di continuare a riconoscere i propri lineamenti reali.
Il poeta dei nostri giorni, come bene individua tra le righe Saveria Costantino, è l’indice di misurazione di una trasformazione senza ritorno; non si tratta, si badi, di comune nostalgia per ciò che scompare nell’imprescindibile avanzamento del progresso. Questo è successo in tutti i tempi. Oggi si è di fronte ad una costante messa in discussione della stessa esi-stenza, che viene puntualmente tritata e trasformata ad intervalli regolari ogni giorno, con colpi di spugna continui e sovrapposti. L’autrice riflette in versi sgomenti su queste fasi di passaggio, dimostrandosi attenta al presente, padrona persino delle nuove tec-nologie le quali, laddove hanno il semplice volto di un mezzo più rapido ed efficace, non rappresentano nulla di male. Il problema è che il loro vero volto non è quello: paradossalemnte si potrebbe dire che esse non siano fatte per l’uso ma per cancellare il senso stesso del medesimo uso, annientando il valore dello scopo finale.
Ma la raccolta della produzione di Saveria Co-stantino comporta anche poesie tradizionali, di occa-sione, dedicate alla memoria di persone care, alla va-lorizzazione emotiva di nomi, volti, situazioni, ami-cizie, intenti da condividere; passa attraverso acrosti-ci improvvisi ed inusitati, contrasti di condizioni esi-stenziali perfettamente simboleggiate, ad esempio, dall’ “abete del Porto Antico” o dall’orfismo toccante di Ho sognato una specie di ricovero. C’è lo sguardo sugli ultimi, sugli umili, sui sofferenti, nella precisa volontà di riconoscere in ciascuno di essi quella “goccia di splendore” che aleggia nei riferimenti alle figure di Don Gallo, di Papa Francesco, di Rino Gae-tano, di Giorgio Gaber, di Alda Merini, di Pier Paolo Pasolini e, naturalmente, di Fabrizio De Andrè.
Su tutto emerge però, come summa e apice del li-rismo, un ricordo persistente, implacabile, che affiora con dolcezza e ferocia insieme, a ferire il sangue e la carne, a sconvolgere l’animo nella sovrumana ricerca di un senso da dare allo sguardo e ai sogni: è quel “piccolo angelo” che si staglia sull’intera raccolta come stella polare della voce poetica, come intesa del vero e dell’irraggiungibile, come faro illuminante nella notte del tutto che sa però dare valore alla vita. La forza dei colori arriva, inaspettatamente, dal buio.
                                                                                                                                                                                                            Alessandro Mancuso
 
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