Poesia - Saveria Costantino - POESIA

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Poesia - Saveria Costantino

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Saveria Costantino

Nata a Seminara (Reggio Calabria), ha insegnato a Genova (città dove risiede) per circa trent'anni. Collabora a diverse riviste letterarie ed ha al suo attivo numerosi libri, accolti con favore dal pubblico e dalla più qualificata critica. Ne citiamo alcuni: Cesto di viole, La valigia dei ricordi, Preludio, Brughiere al vento (sillogi di liriche), I bambini (ricerca didattica), Posto vuoto (diario). Queste sue opere le hanno valso la vittoria in prestigiosi concorsi nazionali, tra cui il Premio Il Molinello di Rapolano Terme nel 1998 e il Premio Speciale al Concorso Gente di Liguria nel 1999 e premi internazionali tra i quali Ada Negri a Lodi e il Premio Goldoni a Roma per opere edite di poesia, narrativa e canzone e il Premio Antartika a Savona presieduto da Irene Pivetti. Fa parte di importanti sodalizi culturali e accademie letterarie. Impegnata in campo sociale, nel 1995 ha promosso il gruppo culturale Amici del Braille, con lo scopo di divulgare la conoscenza della scrittura e della lettura Braille e per favorire il dialogo fra persone vedenti e non vedenti.

Nel 1992 ha fondato un laboratorio di poesia presso il Centro Sociale Valtorbella.
Dal 1993 al 1995 ha recitato con la compagnia teatrale Valtorbella su testi sacri del '300, su testi di Italo Calvino e su quelli di Goldoni coi costumi dell'epoca.
Nel 1998/99 ha aperto un centro di poesia presso l'Istituto Chiossone per anziani non vedenti di Genova. Nello stesso anno ha fatto parte della giuria per il Premio teatrale Claudia Grassi presso il Circolo culturale Il Tempietto.
Le sue poesie figurano, tra l'altro, nel Calendario dei poeti - 1998 (Ed. Golden Press).
Socia S.I.A.E. per la sezione Musica (parte letteraria) ha al suo attivo la canzone Io credo nell'amore musicata da Francesca Garau e pubblicata su tre fascicoli musicali e su musicassetta S.I.A.E. con la casa Edizioni Musicali 4 Elle. Delle sue opere si sono interessati: Vincenzo Rossi, OrazioTanello, Renato Pancini, Michele Alemanno, Luigi Pumpo, Marco Delpino, Giannina Pinna, Giuseppe Pietroni, Giovanni Perrini, Stefano Vicentini, Paul Courget e importanti giornali e riviste letterarie quali: Bacherontius, il Ponte Italo Americano, la Nuova Tribuna Letteraria, il Corriere di Roma, la Gazzetta di Bolzano, Oggi Futuro.
I suoi libri sono catalogati presso importanti biblioteche italiane.

NOTE CRITICHE


La poesia di Saveria Costantino è poesia della memoria, dell'amore e della speranza, perché si rivolge alle piccole cose, al carpe diem oraziano, nella ricerca della vera libertà, nella finalità escatologica della vita quotidiana.
Il sentimento dell'amore domina tutta la sua poesia, poiché l'amore aiuta a sopravvivere ed apprezzare i valori della vita che, nonostante tutto, vale la pena di vivere nella sua pienezza, nella sua ricchezza esistenziale e nell'ottica dell'altruismo e del filantropismo.
Orazio Tanelli


Miraggi insegue la poetessa e traguardi lontani di gioia, quando sa che ogni umana ventura comprende segni che indicano sentieri diversi, tracciati sulle impronte del tempo, là dove nulla veramente muore. Il tema è il romantico bilico, l'afflato è il costante ricordo, così che il composto poetico diventa storia vissuta sempre al presente.
Michele Alemanno


Il linguaggio poetico della Costantino oscilla fra espresioni e versi mutuati dai modelli classici e locuzioni ingenue e appassionate di un verseggiare semplice ed istintivo, pur nela ricerca dei valori essenziali, sempre sorretto da una incrollabile fede nella vita.
Renato Pacini


Amore, amore ovunque gridato o sussurrato, ma sempre palpitante e spesso sconvolgente: è questo il tema così sapientamente espresso nella lirica, forte di essenza poetica, di Saveria Costantino.
Maria Teresa Buffa Manara


Dalle pagine di Saveria Costantino escono freschezza, dolore, dolcezza e speranza: i quattro pilastri della vita in grado di farci conoscere anche la felicità.
Poesia pulsante di ideali e sentimenti, coordinati con lo spirito comunicativo di donare agli altri - anche attraverso un linguaggio intimista - colori sempre vivi di bontà e solidarietà umana.
Luigi Pumpo

OPERE PUBBLICATE:

libro Cesto di viole

SAVERA COSTANTINO  - Cesto di viole - Poesie - pp. 160 - f.to  14 x 21 - Edizione fuori commercio.
Queste poesie sono frutto di fantasia e riflessione. Sono un modo per uscire da tanti spazi ristretti, ma soprattutto sono un omaggio per il figlio, scomparso prematuramente, con cui lei continua a vivere e a far vivere. Sono la testimonianza di vita di una donna che vuole essere presente con  la sua curiosità e fantasia in ogni avvenimento piccolo o grande che la vita ci riserva (Rosanna Benzi).

libro I bambini

SAVERIA COSTANTINO - I Bambini - pp. 88 - Ed. Montale  - f.to 17 x 24
"Al mio piccolo Davide" è l'affettuosa dedica di Saveria Costantino, dettata dallo slancio emotivo per il figlio bambino, ora non più accanto a lei.
L'invocazione materna lo invita ancora al gioco inserendolo nella complicità gioiosa di altri bambini incontrati nella sua vita.
Il libro si apre con un accattivante "C'era una volta, c'era!" e continua con un insistere affermativo "C'era... c'era una volta..." ma la vacuità del tempo lontano indeterminato non racchiude la premessa fabulistica: la musicalità delle voci dei bambini risuona nella fioritura del loro immaginario, nel colore delle capacità narrative, nelle vibrazioni del pensiero deduttivo e in particolare nello sfumato umorismo, come ben sapeva fare anche il piccolo Davide nei suoi momenti di simpatia più coinvolgente.

Leggendo, rileggendo e godendo dello scorrere brioso delle interviste del libro, plaudendo all'agilità delle risposte, ci si accorge della vivezza presente nella personalità dell'Essere-Bambino, nuovo e arcaico, proteso nella sua coscienza aurorale verso il sapere.
Le abilità personali, dall'alto dei tre, quattro, cinque anni di età competente, lo introducono nel reale quotidiano del nostro mondo di adulti frettolosi, impegnati, stanchi, forse involontariamente distratti, ma un soffio di poesia illumina il linguaggio espressivo dell'infanzia e lenisce il nostro bisogno di consolazione.
Un grazie dunque al Bambino di ogni parte della Terra e a Saveria Costantino per la realizzazione di questo libro (Ines Rosa Negri, 1996).

*   *   *

A chi non è capitato di sentir dire ad una persona anziana "il mondo non è più come quello di una volta!". Certo il mondo cambia, ma sono anche i nostri occhi che, attraversando le varie età della vita mutano il loro modo di percepire la realtà che li circonda.
Il mondo del bambino è differente dal nostro ed è importante imparare a conoscerlo se si vuole costruire un ponte immaginario che permetta all'adulto non solo di comunicare con il bambino ma anche di ritrovare quella parte di se stesso che bambino è stata.
Saveria Costantino, che con infinita dedizione ha saputo riscoprire i colori del mondo dell'infanzia, ha raccolto fedelmente in queste pagine le parole dei bambini, le loro storie immaginarie (talvolta alquanto complicate), o le loro disarmanti impressioni su questioni come, ad esempio, la guerra e la pace. Certo, se gli adulti fossero capaci di conservare un po' di questo semplice senso del bene e del male proprio dei bambini, di guerre se ne combatterebbero molto meno.
Ascoltiamo dunque le loro storie e lasciamoci accompagnare in questo mondo dimenticato di streghe e di fate, di mamme e matrigne, di pace e d'amore (Angelica Suanno).

Ugualmente intendo però ringraziare alcuni medici che professionalmente e umanamente hanno curato mio figlio e mi hanno confortato.
Purtroppo è sempre colui che ha subito sulla propria pelle ingiustizie e soprusi a urlare, anche solo per iscritto: un'invocazione disperata di aiuto e un deciso "Stop! Basta!" a tutte le violenze che ogni giorno vengono inflitte a poveri bambini inermi. Il destino è strano, a volte: per trent'anni, come insegnante di Scuola Materna, mi sono sempre occupata di far felici i bambini, eppure non ho potuto godere delle gioie della maternità, ma ne ho subito solamente le amarezze e le tragedie.
Già il primo parto, a ventitre anni, era stato difficile, lungo, estenuante; un  parto con forcipe pilotato da sei persone che mi stavano addosso.
Se quella era la gioia del diventare madre, non l'auguravo proprio a nessuna donna, e anch'io m'ero guardata bene all'avere subito dopo un altro figlio.
Ma il tempo lenisce le ferite, e dopo sette anni desideravo con tutta me stessa un altro bambino. Con grande gioia mia e di mio marito, rimasi di nuovo incinta. Sentivo già di amarlo, questo figlio, ed ero contenta che il mio primogenito Gabriele avesse l'età per poter accettare il fratellino senza troppi traumi o gelosie, perché lui era un bambino già autosufficiente in tutto.
La gravidanza fu bellissima: mi crescevano anche dei bei capelli a cui tenevo molto e non avevo disturbi di alcun tipo.  
Finalmente il 6 giugno del 1979 nacque, dopo tante ore di travaglio (sedici, per l'esattezza) un bel bambino.
Il parto fu dolce, non traumatico. Ebbi qualche piccolo problema a causa di un'arteria che si era rotta per lo sforzo, ma i medici furono tempestivi e tutto fu risolto all'istante in sala parto.
E poi...
Se avete pazienza e un po' di tempo da dedicarmi, vorrei raccontarvi la storia di Davide: spero sappiate raccogliere i messaggi nascosti tra le righe...
Sento il dovere di comunicare questa storia di vita vissuta, perché possa essere d'aiuto a qualcuno.  
Voglio esprimere la mia solidarietà a chi ancora sta soffrendo e combattendo per le ingiustizie e i soprusi altrui, ma vorrei che si potessero prevenire sui bambini a rischio - per gravi cardiopatie - i danni irreversibili causati in casi particolari dal vaccino antipolio Sabin.
Spero che qualcuno legga queste mie esperienze: non è stato facile rimuovere la sofferenza e la disperazione, continuare a vivere e a dare amore al coniuge e al figlio rimasto.
Chi mi ha conosciuto mi ha sempre visto come una persona allegra, piena d'idee e di risorse, ma in realtà io non so più che cosa sia la felicità: forse è svegliarsi al mattino e trovarsi tutti e tre insieme... anche se non è facile per me apparecchiare ogni giorno la tavola in cucina e vedere sempre un "posto vuoto" (Saveria Costantino).

libro Posto vuoto

SAVERIA COSTANTINO - Posto vuoto ... una madre scrive - pp.  80 - f.to 15 x 21 - Ed. Golden Press - Codice 45051
Aprendo quella che io chiamo la "valigia dei ricordi", ho trovato, tra le altre cose, sette quaderni: niente di speciale, semplicemente il mio diario di mamma. Non mi è stato facile riprendere in mano quei quaderni in cui avevo annotato, giorno per giorno, come un'infermiera, lo sttao di salute, le terapie, gli esami clinici, l'alimentazione e la crescita del mio secondogenito; ho deciso di raccoglierli in un libro, perché sentivo che "dovevo" farlo. Così ho riaperto le ferite dei miei ricordi e ripercorso il calvario di Davide. Ho preso questa decisione, perché il racconto delle sofferenze del mio bambino possa servire a smuovere gli animi dei medici e degli addetti alla Sanità, così che vengano evitati errotri e tragedie sui piccoli indifesi e sulle loro famiglie.

Ugualmente intendo però ringraziare alcuni medici che professionalmente e umanamente hanno curato mio figlio e mi hanno confortato.
Purtroppo è sempre colui che ha subito sulla propria pelle ingiustizie e soprusi a urlare, anche solo per iscritto: un'invocazione disperata di aiuto e un deciso "Stop! Basta!" a tutte le violenze che ogni giorno vengono inflitte a poveri bambini inermi. Il destino è strano, a volte: per trent'anni, come insegnante di Scuola Materna, mi sono sempre occupata di far felici i bambini, eppure non ho potuto godere delle gioie della maternità, ma ne ho subito solamente le amarezze e le tragedie.
Già il primo parto, a ventitre anni, era stato difficile, lungo, estenuante; un  parto con forcipe pilotato da sei persone che mi stavano addosso.
Se quella era la gioia del diventare madre, non l'auguravo proprio a nessuna donna, e anch'io m'ero guardata bene all'avere subito dopo un altro figlio.
Ma il tempo lenisce le ferite, e dopo sette anni desideravo con tutta me stessa un altro bambino. Con grande gioia mia e di mio marito, rimasi di nuovo incinta. Sentivo già di amarlo, questo figlio, ed ero contenta che il mio primogenito Gabriele avesse l'età per poter accettare il fratellino senza troppi traumi o gelosie, perché lui era un bambino già autosufficiente in tutto.
La gravidanza fu bellissima: mi crescevano anche dei bei capelli a cui tenevo molto e non avevo disturbi di alcun tipo.  
Finalmente il 6 giugno del 1979 nacque, dopo tante ore di travaglio (sedici, per l'esattezza) un bel bambino.
Il parto fu dolce, non traumatico. Ebbi qualche piccolo problema a causa di un'arteria che si era rotta per lo sforzo, ma i medici furono tempestivi e tutto fu risolto all'istante in sala parto.
E poi...
Se avete pazienza e un po' di tempo da dedicarmi, vorrei raccontarvi la storia di Davide: spero sappiate raccogliere i messaggi nascosti tra le righe...
Sento il dovere di comunicare questa storia di vita vissuta, perché possa essere d'aiuto a qualcuno.  
Voglio esprimere la mia solidarietà a chi ancora sta soffrendo e combattendo per le ingiustizie e i soprusi altrui, ma vorrei che si potessero prevenire sui bambini a rischio - per gravi cardiopatie - i danni irreversibili causati in casi particolari dal vaccino antipolio Sabin.
Spero che qualcuno legga queste mie esperienze: non è stato facile rimuovere la sofferenza e la disperazione, continuare a vivere e a dare amore al coniuge e al figlio rimasto.
Chi mi ha conosciuto mi ha sempre visto come una persona allegra, piena d'idee e di risorse, ma in realtà io non so più che cosa sia la felicità: forse è svegliarsi al mattino e trovarsi tutti e tre insieme... anche se non è facile per me apparecchiare ogni giorno la tavola in cucina e vedere sempre un "posto vuoto" (Saveria Costantino).


libro La valigia dei ricordi

SAVERIA COSTANTINO - La valigia dei ricordi - pp. 48 - Ed. Golden Press - Codice 60261
In La valigia dei ricordi Saveria Costantino itinera il vissuto attraverso le tappe ricorrenti delle sofferenze e delle speranze quotidiane. La propria dolorosissima esperienza di vita (la prematura perdita del figlioletto gravemente malato) segna con ferite profonde la poetica della Costantino che, nelle liriche dedicate al figlio scomparso evoca struggenti stati d'animo.
La divisione della silloge in più sezioni è sostanzialmente un pretesto dovuto a esigenze di sistemazione organica. In verità la silloge è legata da una trama trasparente che è rintracciabile nel "dolore del vivere" incarnato nei drammi personali, nelle tragedie grandi e piccole degli altri e della umana società.
Tuttavia il dolore della Costantino non significa ripiegarsi su se stessi nella ricerca dell'oblio,  né significa annullarsi nella massa. La poetessa genovese catartizza la personale sofferenza nell'amore per il prossimo e soprattutto per i piccoli e giovanissimi; non dimentichiamo che l'autrice ha svolto la professione di educatrice.

Traspare anche dalle sue liriche più pessimistiche l'apertura alla speranza nella vita e nei suoi eterni valori. Il messaggio dell'artista non cade mai nel buio e nell'oscurità assoluta del Nulla poiché dalle sue espressioni si avverte un costante atteggiamento solare e, direi, sanguigno e vitalistico verso gli aspetti più semplici dell'esistenza filtrati attraverso un'intensa femminilità.
Il linguaggio poetico oscilla fra espressioni e versi mutuati dai modelli classici e locuzioni ingenue e appassionate di un verseggiare semplice e istintivo, pur nella ricerca dei valori essenziali, sempre sorretto da una incrollabile fede nella Vita (Renato Pacini).

libro Preludio

SAVERIA COSTANTINO - Preludio - poesie - pp. 48 - F.to 13 x 20 - Ed. Golden Press - Codice 60301
Che cos'è la poesia? Non saprei proprio dirlo, so che cosa provo quando la scrivo e quando la leggo. La poesia di Saveria Costantino ha, sotto una forma spoglia ed immediata, che può sembrare semplice, il luccichio ingannevole del mare che nasconde profondità immense. Lei stessa dice, nelle sue poesie, che copre il viso con una maschera fittizia, che sorride per non lasciare che il fiume di lacrime che ancora ha nel cuore rompa la diga e travolga la sua conquistata serenità. Come l'osso di seppia di Montale, il nome di un piccolo figlio perduto, Davide, galleggia sui suoi versi e fa conoscere un tempo felice. Si comprende, nei versi di Saveria, il buio che è sceso nella sua anima, ad un tratto trascinata in un dolore senza fine. Saveria, però, è una creatura solare e non ha chiuso il suo cuore alla vita e ancora parla d'amore, di albe, di luna, di amicizia e scrive trasmettendoci i messaggi poetici di un cesto di viole. Le viole che, come il dolore, si nascondono, espandono le loro radici nella terra, formano cespi sempre più grandi. Ma un giorno, timidamente, sbocciano, riescono a dare un fiore profumato, esplodono come le parole che il cuore trasforma in poesia.

Tutto questo è la poesia di Saveria, forse, certi finali amari, certe paure, nascono dal suo animo dolce che si scontra con "questo mondo che non è il mio mondo", eterna lotta di cui tutti dobbiamo prendere coscienza per difenderci, ma attraverso la poesia, forse, riusciamo a sconfiggere la solitudine del più sensibile. Questo libro ci trasmette una speranza: la felicità può ritornare, forse con una veste meno colorata, ma certo più consapevole e sofferta, quindi più preziosa (Giannina Zanni Pinna).


libro Brughiere al vento

SAVERIA COSTANTINO - Brughiere al vento - pp. 64 f.to 15 x 21 – Ed. Il Ponte Italo/Americano, New York, 1999 - Edizione fuori commercio.
Saveria Costantino fa vivere nelle sue composizioni poetiche, in una resa espressiva di immediatezza e semplicità, i sentimenti che vibrano e affiorano dall'anima. Il ritmo fonico/figurativo dei versi accoglie e comunica il fremere della sostanza ispirativa.
La scrittura nella sua cristallinità terminologica non ha bisogno di elevare il linguaggio in atmosfere dense di ricerche strutturali. Accoglie per vie dirette e con efficacia le emozioni vissute dalla poetessa in una fraseologia che non frappone difficoltà di comprensione al lettore.

Questo non significa che la poesia della Costantino non emerga da autentiche e profonde motivazioni: lo attestano le tematiche esistenziali che si producono in una pluralità di motivi i quali vanno dall'amore/eros (sempre vissuto ed espresso in un fascino di tenerezze e di silenzi) al sentimento universale che francescanamente tutto e tutti affratella, al dolore materno che si nobilita nella celebrazione memoriale del figlio acerbamente perduto come nel commosso ricordo del fedele Zur umanizzato nella dolcezza pura della affettuosità. In questa densa matrice di sentimenti si colloca l'istintiva forza dell'amicizia con la stessa radice e sorgente dell'amore. Mentre al polo opposto vengono respinti tutti gli atti e tutte le forme di violenza:
Hanno sporcato col sangue degli innocenti
la candida neve
hanno distrutto i giochi dei bambini
e la fantasia che li portava via
fuori dalla guerra di Sarajevo.
Sono versi che comunicano con forza il dolore dell'animo di chi li formula: si aprono e continuano in un grido sostenuto, di dolore tremante tra il rosso del sangue (violenza) e il candore della neve (innocenza); dolore ripreso e rafforzato con i simboli propri della vitalità dei fanciulli, poeticamente resi con "giochi" e "fantasia".
Versi limpidi, di struggente elementarità e tuttavia carichi di una potenza emotiva, si incontrano spesso leggendo con animo disposto queste liriche di Saveria Costantino raccolte sotto il titolo Brughiere al vento. Per indicare meglio al lettore la via e l'atteggiamento spirituale per seguire e vivere le situazioni che hanno generato questi componimenti, fermiamoci ancora sui seguenti versi:
Ho preso la mia anima
l'ho strappata
e l'ho gettata al vento
perché la disperdessse
ma è tornata a me
.............................
Soltanto adesso mi accorgo
che fioriscono da soli mirabili desideri
e spuntano verdi foglie
e teneri fiori
anche da brughiere al vento.
La prima parte della lirica esprime e raffigura la inutilità del cupio dissolvi, in quanto il nostro io, assegnatoci dal destino, è legato alla nostra forma corporea e con essa deve percorrere l'avventura terrena, operando nella dedizione al Bene supremo, lottando contro le inevitabili avversità per consegnarsi al transito finale con la coscienza priva di rimorsi...
Nella seconda parte la poetessa rivela il suo stato d'animo felice in quanto vede e sente battere la potenza della vita anche dove prima aveva creduto che fossero soltanto desolazione e morte: sbocciano desideri impensati, spuntano il verde speranza e l'incanto cromatico dei fiori anche in paesaggi aridi e sferzati dal vento.
Si produce così il miracolo della vita e della poesia.  
Cogliamo qui l'occasione per dichiarare che la vera poesia della nostra poetessa si deve saper raggiungere e vivere oltre l'illusione della facile elementarità: occorre penetrare nel secondo piano di lettura che ci porta oltre le parole, in un irrinunciabile ascolto di musicali sussurri dell'anima. A tal fine indugiamo ancora su un passo colto a caso.
Anima affranta, perché non senti
la luna che canta la serenata d'amore
dedicata alla nostra indomita amicizia
scolpita sulla roccia del dolore?
L'attacco lirico esortativo viene ottenuto dalla perfetta fusione della semanticità con la terminologia che slarga la figurazione della tensione e della intimità dei sensi a spazi celesti: dall'alto scende come un inno d'amore (all'amicizia) la diffusa e tenera luce lunare che glorifica la sacralità del patto amicale e non muta anche quando, nei rigori della nostra esistenza terrena, si scontra con gli ostacoli duri, con la roccia del dolore.
Diremo, come nota conclusiva di queste brevi osservazioni introduttive, che la pluralità dei motivi sollecitanti lo spirito della nostra poetessa al canto trova la sua solenne unificazione, vasta e intensa, nell'accezione più ampia del sentimento amoroso, tanto da potere affermare che tutte le composizioni incluse in questa silloge Brughiere al vento si nobilitano in una confessione e in un'offerta d'amore (Vincenzo Rossi).


libro Rapsodia 3

SAVERIA COSTANTINO – Rapsodia 3 – Poesie -  Ed. Golden Press - pagine 80 - Prezzo di copertina: Euro 10,00.
I preziosi componimenti di Saveria Costantino hanno, del carattere rapsodico a cui allude efficacemente il titolo della presente silloge, oltre alla ricchezza del gustoso frammentismo, anche il dettato estremamente musicale che sostiene i versi. Il canto, delicato e coinvolgente, lambisce emozioni ed atmosfere rendendole leggiadramente palpabili negli accostamenti lessicali raffinati; oggetti e situazioni, condizioni del quotidiano e cicli universali, sono rivisitati in chiave rispettosamente simbolica, sì da esprimere appieno il portato espressivo utile a sondare le folgorazioni dell’anima e le definizioni astratte. La vita è di volta in volta accostata ad un quaderno, alla performance dell’equilibrista, all’azione operata dal vento e alla terra che subisce l’opera dello stesso vento; il tutto in una successione di correlazioni e di connotazioni che talvolta suggeriscono al lettore il respiro dell’emozione, altrove inquadrano una dimensione esistenziale con il diretto e semplice, eppure uniformemente coinvolgente, accenno ad un fiore, un quadretto immediato di sussulto del cuore che prima tratteggia, poi aggiunge colore, infine sfuma nella levità del proprio sedimentarsi.

I componimenti in qualche caso suggeriscono, se non possiedono interamente, l’ariosità del madrigale, soprattutto nella scelta leggera delle rime, che spesso creano un effetto d’incanto, quasi fissativi dell’immagine inquadrata, se descrittiva, o del richiamo simbolico, se evocativa. I versi sono liberi, anche se emerge una particolare predilezione per i versi brevi, come nei trittici iniziali. Nelle prime composizioni, eccetto alcune liriche di ampio respiro e di carattere quasi narrativo in cui l’autrice si rivela di più, quasi presentandosi ed entrando in scena direttamente (penso a Ora vivo il mio tempo e Al divino Dante), i versi variano molto ma permangono compresi tra la ritmata sintesi del quaternario e la robustezza incisiva dell’ottonario, traendo però cantabilità e melodia non dalle scelte sillabiche ed accentuative, bensì dalla precisa selezione lessicale operata con estrema cura, al fine di rendere, evidentemente, più sottile possibile l’inevitabile frattura tra folgorazione poetica e risultante semantica e rappresentativa, scaturigine dei versi.
La seconda parte dell’opera conosce invece un ordinamento di liriche simmetrico, precisissimo ed uniforme; le composizioni sono costituite da terzine di versi brevi e raggruppate a tre a tre per ciascuna pagina. L’omaggio a Dante si appalesa ora in altra forma, cioè tornando a presentarsi ma facendosi quasi citazione strutturale, anche nel richiamo ricorrente del numero “tre”, carico di valenze ben note. Qui le poesie acquistano ancor più essenzialità, sublimando riflessioni e muovendo intuizioni, al punto da divenire “brevi frammenti di canto morale”, intimisti e universali nello stesso tempo, oppure canti d’amore dai lineamenti lucidi e struggenti, carichi della puntualità oggettivale e icastica di Alceo, così come dell’altisonante richiamo al simbolo che riproduce il mondo delle vibrazioni interiori di Ibico.
Ovviamente da non perdere la versione delle stesse liriche tradotte in francese da Paul Courget; la traduzione restituisce l’opera arricchita ulteriormente, laddove  possibile, di valenze musicali. Non si farà, d’altronde, molta fatica a riconoscere nelle atmosfere (e soprattutto nel suono delle stesse, nell’aura di musicalità a cui accennavo all’inizio) ricreate dai versi di Saveria Costantino, il vigore di tanta ottima poesia simbolista d’Oltralpe, a cavallo tra Ottocento e Novecento (Alessandro Mancuso
).

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