Vincenzo Bolia - POESIA

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Vincenzo Bolia

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VINCENZO BOLIA

Vincenzo Bolia, giornalista sportivo e poeta, è nato e vive in Liguria ad Albenga. Collabora dal marzo 2002 con Sportmedia e Il Secolo XIX di Genova ed è, dal gennaio 2007, direttore responsabile della testata giornalistica on line di informazione Liguria 2000 News.
Dopo alcune significative e gratificanti esperienze come autore di testi di canzoni, nel luglio 1977 è tra i fondatori dell’emittente ‘Radio Onda Ligure 101’ dove inizia l’attività giornalistica con la trasmissione “Musica, Sport e…”, passando poi alla carta stampata attraverso le collaborazioni con vari quotidiani e testate tra cui lo storico quotidiano genovese Il Lavoro (1981).
Cultore  del dialetto ligure, in particolare di quello albenganese, nel marzo 1978 è tra i soci fondatori dell’Associazione ‘Vecchia Albenga’ (‘Veggia Arbenga’), sodalizio culturale che si propone la tutela del dialetto e delle tradizioni ingaune.
Ha pubblicato diversi libri di poesia, in lingua e dialetto, tra i quali: Fantasie e Realtà (Editore Gabrieli, Roma, 1978), Pensieri… parole (Editrice Montedit, Melegnano, 2009), Pensceṛi… paṛolle (Editrice Montedit, Melegnano, 2010), Poêxîe in zenéize de Zêna (Nuova Editrice Genovese, Genova, 2010), Liguria e altre poesie (Nuova Editrice Genovese, Genova, 2010).
Primi premi letterari conseguiti: 2006, “Ottavio Nipoti” – Città di Ferrera Erbognone – XI edizione; 2010 “Poetando con i Del Carretto” – IX edizione (Millesimo); 2010 “Zeroconfini – Il velo di Iside” (Finale Ligure); 2010 “Il Corimbo – Coriandoli dell’anima” (Genova); 2012, “Il Giardino delle Parole” – XIV edizione (Bossea/Frabosa Soprana); 2014, “U Giacuré” – XXVII edizione (Vallebona).

vincenzo.bolia@alice.it
Tel. 335.5249800  
                                                                                      



LIGURIA
Cinta dai monti
e dall’azzurro mare,
attraversata qua e là
da lunatici torrenti,
patria dell’ulivo
e del ciel ventoso,
Liguria, terra mia,
con te l’inverno
è come primavera.


ALBENGA
Com’è bella Albenga
città antica
vista dall’alto,
la torre del Collegio Oddo
in primo piano,
più lontani
il campanile della cattedrale
e poi le torri
di Palazzo Vecchio e dei Malasemenza
che da secoli abbracciate
si fanno compagnia.
E tetti dappertutto
sulle rugose case ingaune.
Spero di rivederti presto,
Albenga,
mia città turrita,
affacciata sul Centa
e con l’isola Gallinara
che ti guarda da lontano.

                                                                                   
FASCE
Pietre
raccolte ad una ad una
e posate lì
da mani da artista
quasi per un gioco
che però sa di pane.

Terra,
strappata alla collina,
terra dei miei padri,
rubata alla natura,
come puoi
non capirci tu?

ALBINGANA
Strade,
caruggi che s’intrecciano
in un labirinto,
maestose torri,
patrizi palazzi.
Il battistero antico,
le chiese di San Michele e di Santa Maria,
da secoli affiancate.

Civitas magnifica
di mura cinta un tempo,
Albingana,
reliquia di un nobile passato.     

LIGÙRIA
Coronâ de mónti
e abrasâ ao teu mâ,
scavâ de sa e de la
da capriçiôze sciûmmæe,
pàtria de l’olîvo
e do çê ventôzo,
Ligùria, mæ tæra,
con ti l’invèrno
o l’é cómme primavéia.


ALBINGANA
Stràdde,
caróggi che s’intrésan
inte ‘n labirìnto,
maestôse tôri,
patrìççi palàççi.
O batistêro antîgo,
e gêxe de Sàn Michê e de Sànta Marîa,
da sécoli afiancæ.
Çitæ magnìfica
de miâge contornâ in ténpo,
Albingana,
relìquia dèn nòbile pasòu.


LA NO GHE SAIÖ
Quande no ghe saiö ciù
no çercæme
vixìn aa mæ tónba,
la no ghe saiö.
Me troviéi invêce
inti éuggi de mæ fìggio,
e inte quélli de seu fìggio,
inti mæ penscêi,
inte mæ poêxîe.

 
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